Ci stiamo sempre più avvicinando al momento clou della stagione. Venerdì sera alle 20:30 ci sarà al Forum di Assago, la prima palla a due delle finali scudetto 2023. Le protagoniste, come da tre anni a questa partita saranno Olimpia Milano e Virtus Bologna. Per questo, in esclusiva, abbiamo avuto il piacere di sentire uno dei volti storici del club milanese: Dino Meneghin. Il grande centro ha scritto pagine glorioso della storia dell’Olimpia e del basket italiano. A Milano ha giocato prima dal 1981 al 1990 e poi anche nella stagione 1993-94, quella del suo ritiro.
Con l’Olimpia ha vinto cinque scudetti, due coppa Italia, due coppe campioni, una coppa Intercontinentale e una Coppa Korac: un vero e proprio mito!
Milano-Virtus Bologna, terzo atto: il momento della verità. Come arrivano le due squadra a queste Finals?
“Arrivano nel momento migliore possibile. Entrambe hanno recuperato tutti gli infortunati che hanno avuto durante il corso della stagione. Inoltre sia Milano che Virtus sono settimane che si occupano solo esclusivamente del campionato, senza i vari impegni di coppa.
Stanno giocando tutte e due al meglio, perciò credo che questa sia la finale più giusta: sia per il talento ed i giocatori a disposizione che per quello che hanno dimostrato durante tutto l’anno”.
Arrivati a questo punto c’è una favorita alla vittoria finale?
“È una serie molto aperta, dove non c’è una vera favorita. Sarà molto importante vedere come va la prima partita perché è quella che dà un indirizzo di quello che vedremo nel seguito, anche se si gioco in una serie al meglio delle sette gare. La prima è una delle più importanti”.
Quali possono essere le chiavi del successo di una o dell’altra?
“Sono due squadre molto attrezzate con giocatori di altissimo livello e anche le panchine sono lunghe a sufficienza per ruotare al meglio. Ci sono tanti giocatori che – sia da una parte che dall’altra – possono essere decisivi in qualsiasi momento della serie. Un fattore da non sottovalutare sarà sicuramente la gestione dell’attenzione, ovvero sapere che la posta in palio è alta ma senza strafare. Chi riuscirà meglio a fare ciò probabilmente sarà già un pezzo avanti. Poi chiaramente il tutto dipenderà dalle difese, da chi tirerà meglio e da chi prenderà più rimbalzi… come sempre!”
A differenza degli ultimi due anni, si può dire che ci sarà equilibrio di energia. Nessuna delle squadre arriva logora degli impegni europei. Come cambieranno gli equilibri?
“Il problema di quelle squadre che giocano tante partite durante l’anno con impegni decisivi a ridosso delle fasi cruciali dei playoff, credo sia un grande handicap del nostro campionato. Ci sono tante squadre, quindi tante partite ed il percorso è faticoso perché nessuno regala niente. E allora entra in gioco la bravura degli allenatori nella gestione con il contagocce di tutti gli elementi del roster durante l’arco di tutto il campionato per averli al meglio nel momento più importante. Sarà quindi fondamentale avere quanti più giocatori sani e recuperati dai vari infortuni o acciacchi. Così da potersi esprimere al meglio in campo. In questo momento mi sembra che sia Milano che Virtus abbiano recuperato tutti quegli elementi rimasti fuori durante gli scorsi mesi”.
Sulla nostra rivista, tra poco in edicola, abbiamo posto l’attenzione al duello tutto talento ed estro tra Milos Teoodisc e Shabazz Napier. Secondo lei quale potrà essere la sfida nella sfida di questa finale?
“Sono due squadre costruite in modo tale che non ci sia un solo punto di riferimento, ma a turno possono essere tutti decisivi. È quindi dura dire chi possa essere la chiave del confronto e quale sfida possa essere quella decisiva ai fini della vittoria. Sarò per questo molto curioso di vedere chi prenderà il pallino in mano”.
Una sfida certa però sarà quella tra i due campioni in panchina…
“Sono due super allenatori che hanno fatto grandi cose non solo in Italia, ma anche all’estero persino in NBA con i loro trascorsi tra Toronto e San Antonio. Questo è un biglietto da visita per descrivere i due personaggi. Poi qui in Europa hanno dettato legge. Scariolo ha dominato con la Spagna, Messina con il CSKA Mosca. In tutti questi anni hanno fatto grandi esperienze, ma hanno fatto grandi anche le squadre che hanno allenato.
Quindi sarà veramente interessante vedere le mosse e le contro mosse che mostreranno nelle finali. Sicuramente entrambi avranno preparato delle cose per sorprendere l’avversario perché ormai sono due squadre che si conoscono perfettamente”.
Nei giorni scorsi, il presidente della VL Pesaro, Ario Costa, ha dichiarato che il duopolio Milano-Virtus influenza negativamente tutto il movimento. Lei cosa ne pensa?
“È una storia che in realtà si ripete dagli anni 60/70. C’è stato il dualismo Varese-Milano, poi Varese-Cantù, Cantù-Bologna e Milano-Bologna. Quando c’è una squadra che costruisce qualcosa di importante con grossi investimenti, visione e scelte importanti poi vince per diversi anni consecutivamente. E questo genera malumori negli altri. Milano e Virtus sono due società che hanno come proprietari due grandissimi industriali e appassionati sportivi. E quindi per loro è importante e logico investire nel mondo del basket anche per primeggiare. Quello che devono fare le altre squadre è trovare altri personaggi come Armani e Zanetti. Bisogna cercare “sul mercato” persone e aziende che vogliano investire nel nostro mondo o che si innamorino di questo. Bisogna alzare il livello degli altri, non abbassare quello di chi lavora da anni. Ma è chiaro che il momento storico in cui viviamo è difficilissimo per fare questo”.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Dino Meneghin, foto Ciamillo-Castoria