Una sconfitta pesante, non per il risultato quanto per come è maturata. Un’altra partita potenzialmente alla portata buttata via. Dopo Peristeri, Varese rimedia un’altra sconfitta in casa di una Trento tutt’altro che irresistibile. E lo fa con un’ingenuità di Duke, a 7 secondi dalla fine. Dopo che l’orgoglio aveva portato i biancorossi a giocarsela.
QUELLA LINEA SOTTILE FRA ORGOGLIO E INGENUITÀ
La sconfitta è pesante. Perdere una partita perché non si ha l’attenzione di non pestare una linea di rimessa laterale a 7 secondi dalla fine sull’85-85 è una mazzata incredibile. Tornare in palestra dopo un match del genere e pensare di avere la testa sgombra per preparare il match cruciale con la BC Roma è da ingenui. Duke e Varese (nessuno escluso) hanno regalato 2 punti ad una Trento che ha giocato una partita normale.
Trascinata di Bigelow (20 punti, l’uomo che non ti aspetti) Trento ha guidato il match per larga parte. Ha strappato quando ha potuto, ovvero nei classici momenti di amnesia di una Varese poco brillante e poco concentrata. Poi, si è un po’ adagiata sugli allori e ha prevalso l’orgoglio di Varese. Che ha riaperto il match e lo stava portando ai supplementari. O meglio, il match lo ha riaperto il solo e incompreso Hunter Hale, con una prestazione fantascientifica in attacco. 29 punti, con triple come quella del pareggio finale da urlo. Ma non basta e non basterà andando avanti.
Non è bastato con Trento e non può bastare. Senza una reale impronta di gioco, affidarsi alle speranze dello score della guardia americana ogni giornata diventa deleterio. In primis per la squadra, perché si vede che soffrono a costruire qualcosa che sia diverso e più sensato. E in secondo luogo, anche per lui. A nessun giocatore piace essere messo nella condizione di responsabilità perenne per ogni tiro che pesa. Una squadra che vale veramente e che possa definirsi tale, redistribuisce le responsabilità e affida quelle più calde ai migliori. Ma non tutte.
Varese affida tutto ad Hale, al caso e alla buona sorte. Kastritis sta soffrendo maledettamente le assenze dei soliti noti, una frase detta e ridetta a iosa. Ma allo stesso tempo sta optando per scelte difensive e di minutaggio dei suoi abbastanza difficili da comprendere. La sistematica rilegatura nel terzo e quarto periodo di Kamagate in panchina è un rebus pesante. A fronte di un apporto, ieri, di Renfro praticamente nullo. E Trento è andata a nozze lì, con Bayehe e Mawugbe che erano lucidi e riposati. E poi, manca quella tranquillità che dovrebbe trasmettere un coach ai suoi per gestire i possessi e le cose più elementari. Studiare delle contromisure al pressing, far girare più velocemente la palla.
Varese, ieri, ha viaggiato su quella linea sottile che comprende alle estremità l’orgoglio e le ingenuità. Commettendo errori madornali al tiro e in impostazione e riprendendo la partita con delle fiammate di carattere e di non voler demordere mai. Ma il basket non è questo. Non è solo questo. È geometria, oltre che talento. Previsione oltre all’improvvisazione. Squadra sopra il singolo. Pochi dogmi ma sono questi.
Affinarli e metterli in pratica è fondamentale. Sabato sera arriva una corazzata in casa. La BC Roma, con l’acquisto recente di Olynyk, ha messo su un roster competitivo e frizzante. Hanno tantissimo talento e punti nelle mani. Varese non può permettersi un’altra prova del genere. Non significa che non si può perdere contro chi è più forte. Ma allo stesso tempo non si può più pestare quella linea sottile fra orgoglio e ingenuità. Serve una prova di maturità. Il tempo porterà poi i risultati.
di Antonio Catalano
Qui le statistiche del match fra Varese e Trento
Credit Foto: Ciamillo-Castoria