La Virtus Bologna ritrova fiducia, identità e uno dei suoi leader più rappresentativi. Nell’intervista concessa ad Alessandro Gallo per Il Resto del Carlino (edizione Bologna), Daniel Hackett analizza il momento della squadra, tra difficoltà superate e ambizioni rinnovate.
“Siamo in ripresa. Ci siamo lasciati alle spalle un periodo duro, difficile. Con un cambiamento notevole. Non c’era paura che il periodo nero non finisse, ma lo sconforto c’era. Un momento delicato arrivato in una situazione altrettanto delicata: mon cerco e non cerchiamo scuse. Sapevamo che solo da noi poteva arrivare la scossa. Ma ci stiamo riprendendo. E’ rientrato Pajola, che porta energia in campo, ma anche nello spogliatoio.”
Parole che fotografano alla perfezione la fase attraversata dalle Vu Nere, capaci di reagire dopo settimane complicate e di ritrovare equilibrio anche grazie al rientro di elementi chiave.
Hackett, ormai simbolo della Virtus, si racconta anche a livello personale, tra esperienza accumulata e un legame sempre più forte con l’ambiente bolognese. “Io vedo qualche capello bianco. Qualche pelo bianco nella barba. Ma dentro, credetemi, mi sento giovane. Anche se faccio fatica. Sono qua da quattro anni. Arrivavo da Mosca, dove mi sono fermato per tre stagioni e mezzo. Qui diciamo che è stato apprezzato il mio modo di stare in campo: do tutto. Non mi sono mai nascosto. Credo che la gente mi apprezzi per questo. Accettando anche i difetti. Poi vincere aiuta.. La volontà di continuare insieme c’è. Diciamo che non siamo lontani. Anche perché Victoria, mia figlia, ci tiene tanto: le scuole elementari le vuole finire qui…”
Un passaggio che conferma non solo il peso specifico del giocatore nello spogliatoio, ma anche la volontà reciproca di proseguire un percorso iniziato ormai quattro anni fa e diventato sempre più significativo.
Infine, lo sguardo si sposta sugli obiettivi stagionali, con la Virtus chiamata a difendere il titolo conquistato lo scorso anno in LBA. “Lo scudetto? Ce l’abbiamo sul petto. Dobbiamo fare il possibile per difenderlo. Poi sappiamo che Milano è tosta. Che Venezia, Brescia, Tortona e la stessa Trieste sono squadre di valore. Ma noi siamo la Virtus. Vogliamo difendere quel trofeoE ringrazio i tifosi, non ci hanno mai voltato le spalle. Nemmeno quando eravamo nella m… In trasferta ci hanno seguito, all’Arena ci hanno spinto. Ci hanno sempre incoraggiato. Eccezionali. Posso solo dire grazie”.
Un messaggio chiaro, che unisce ambizione e riconoscenza: la Virtus vuole restare sul trono del basket italiano, forte di un gruppo ritrovato e del sostegno costante del proprio pubblico.
Virtus, Hackett guarda al futuro: “Mia figlia Victoria vuole restare a Bologna”