Momo Diouf è uno dei giocatori del momento, sia in casa Virtus Bologna che in chiave Nazionale. Il centro azzurro ha rilasciato una bellissima intervista a Sky Sport dove si è raccontato a 360°.

Queste le sue parole:

Il calcio, il primo amore. “All’inizio della mia vita il basket era uno sport che non esisteva. Avevo altre priorità come l’integrazione, la scuola, capire la cultura. Il basket è arrivato dopo, anche come sport. Prima c’è stato il calcio, anche perché provengo da un paese, il Senegal, dove lo sport principale è proprio il calcio. Da piccolo seguivo un po’ di più, mi piaceva il Milan e come calciatore Clarence Seedorf.
Ho fatto tre anni di calcio, ma stavo crescendo molto in altezza. Quindi mi hanno consigliato di provare a fare basket e da lì è partito tutto”.

L’importanza della famiglia. “La mia famiglia è sempre vicino a me, mi hanno sempre appoggiato in tutto sin dall’inizio della mia carriera. Ogni tanto riescono a venirmi a vedere, loro sono una parte fondamentale della mia vita dentro e fuori dal campo”.

L’arrivo in Italia dal Senegal. “All’inizio ho faticato a comprendere la cultura e ad adattarmi a una nuova lingua. In classe faticavo a relazionarmi con i compagni. Si formavano dei gruppetti ed io ero quello che stava sempre da solo. Io ero abituato al fatto che i bambini si trovassero a giocare all’aperto tutti insieme, invece in Italia stavano tutti in casa, anche perché in inverno fa freddo”.

Gli albori della carriera. “L’avvio della carriera non è stato semplice perché non avevo le basi che avevano gli altri ragazzi. Poi piano piano sono migliorato e ho iniziato a capire che dal basket potevo fare qualcosa di importante. Ho iniziato anche ad appassionarmi di più al gioco, alle sue sfumature. Mi piace molto, per esempio, che le lezioni che apprendiamo in campo si possano portare anche fuori. In particolare dal punto di vista della pazienza: le cose arrivano lavorando duro e questo me lo porto sempre dietro, sin da piccolo. Ho dovuto sempre lavorare un po’ più degli altri per raggiungere dei risultati. I sacrifici portano sempre dei risultati”.

Un allenatore che ha lasciato il segno. “Luca Banchi mi ha cambiato la carriera. Ha creduto in me e non sarei alla Virtus Bologna se non fosse stato per lui. Gli devo tanto, tornavo da sei mesi di infortunio in Spagna.
Era una situazione abbastanza incerta per me, prima dello stop stavo giocando bene, poi mi sono fatto male e ho avuto delle complicazioni. Ho dovuto riprendere tutto da capo, ma poi per fortuna è arrivata la chiamata della Virtus. Banchi mi ha aiutato a riprendere fiducia, l’ho ascoltato tanto e mi ha migliorato.
Mi ha sempre detto di giocare facendo le cose semplici, rendendomi utile per la squadra”.

Il non mostrarsi mai nervoso in campo. “Prima di dare la colpa a qualcosa o qualcuno, guardo prima a me stesso. Guardo cosa posso aver sbagliato e come non ricommettere più l’errore. Questo per me è di grande aiuto. L’autocritica è fondamentale. Anche per stare più tranquillo. Per esempio, quando ero piccolo prima delle partite ero veramente in ansia. Avevo paura di non riuscire a performare. A lungo andare ho imparato ad essere più calmo e a godermi le partite. La priorità è essere contenti di sé stessi, prima che far contenti gli altri”.

L’amicizia con Niang. “Saliou gioca senza pensieri. Una cosa che ammiro tanto di lui è la sua tranquillità. Anche se le cose vanno male, lui non perde la calma. Cerco di imparare questo aspetto da lui. Il fatto di condividere con lui lo spogliatoio mi fa tanto piacere.
Abbiamo la stessa origine, abbiamo giocato EuroBasket insieme con l’Italia, abbiamo un bel rapporto e spesso stiamo insieme anche fuori dal campo”.

L’idolo nel mondo del basket. “È Kevin Durant e infatti indosso la maglia numero 35 in suo onore. Ma oltre a lui cerco sempre di carpire i segreti dei migliori. Per esempio, l’anno scorso ho imparato tantissimo da Tornike Shengelia, l’ho seguito come un’ombra. E quest’anno sto cercando di mettere in pratica i frutti dei suoi insegnamenti, arrivati anche perché gli ho sempre fatto tante domande per imparare”.

Pregi e difetti. “In tanti dicono che sembro molto serio, in realtà sono giocherellone. Cerco di immedesimarmi nel mio personaggio.
Mi piace giocare con la squadra, fare gruppo. Il difetto? Beh, penso un po’ troppo”.

Il mondo Virtus. “Ho tanta fiducia in tutti i miei compagni di squadra e sento la fiducia da parte della società, che mi ha sempre sostenuto e dato tante responsabilità. Sono conscio dell’opportunità che mi ha dato. Nel tempo ho imparato ad essere più maturo, libero e consapevole dei miei mezzi. So che posso migliorare in tanti aspetti, ma questo è solo l’inizio e continuando così le cose possono andare solo bene”.

Il sogno nel cassetto. “Arrivare al livello massimo possibile senza nessun rimpianto”.

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Momo Diouf, foto Ciamillo-Castoria