L’Estudiantes, ancora senza Gentile, crolla nel finale dopo essere stato sempre in partita; l’ala del Baskonia è micidiale dall’arco. Burgos vince l’Intercontinentale.

Vittoria nel derby per il Real Madrid che si aggiudica la sfida con il risultato di 65-79.

Ci ha provato, l’Estudiantes. I colegiales combattono nonostante l’assenza di Gentile ed un JJ Barea che fatica a prendere le misure del basket europeo; per il portoricano ex Mavs solo 6 punti con 2/9 dal campo, 3 assist ma anche tre palle perse in 23’ partendo dalla panchina. È, invece, Aleksa Avramovic (21) ad avere la leadership realizzativa, ben coadiuvato da un Delgado in doppia doppia (10+11r) che non ha sfigurato di fronte al più quotato Tavares.

I problemi, per l’Estu, nascono dall’arco, dove tirano con un orribile 3/18 che viene puntualmente castigato da Causeur (16, 3/3 da 3) e Abalde (3/3 anche per lui) che contribuiscono al 48% finale che compensa le difficoltà incontrate dal Real all’interno dell’area avversaria.

Il primo quarto è di marchio madridista, nonostante una prima metà in equilibrio: il parziale di 9-1 fabbricato da Carroll (17) ed Alocén (12) sembra sancire la fuga merengue al 10’ con il 12-22 fissato sul tabellone del WiZink Centre.

Ma non a caso si dice che i derby sono partite con storia a sé.

Dalla panchina rientra un Estudiantes molto più in palla: Barea trova il feeling giusto con Delgado che domina il pitturato; lavorano bene anche gli esterni, Avramovic scalda la mano ed una delle poche triple dei colegiales (Robertson) impatta il match sul finire del primo tempo. La rimonta porta anche il sorpasso con Arteaga, tuttavia il Real si scuote ed all’intervallo è parità a quota 35.

Lo sforzo dei ragazzi di coach Zamora prosegue al ritorno dagli spogliatoi, con l’inerzia che pare a favore nonostante Pablo Laso richiami subito in campo Tavares, subito caricato di falli, e Carroll. È proprio l’ex Teramo a tenere il Real Madrid con il naso davanti alla penultima sirena (51-54), ma le cattive notizie per i merengues non si fermano alla situazione falli: Garuba e Taylor lasciano il campo per infortunio ed affollano un’infermeria preoccupantemente piena in vista della Copa del Rey.

Con tre sole lunghezze di distacco, ed un avversario alle corde, l’Estudiantes potrebbe tentare seriamente il colpaccio ma non ha fatto i conti con la stanchezza ed il peso del lungo mese d’inattività: ne approfitta un Real Madrid stanco, ma con più minuti nelle gambe, grazie alla maestosità di Tavares che cancella con tre stoppate i tentativi avversari di prendersi il match.

L’Estu ci mette voglia, ma nel finale paga dazio, vedendo il Real allontanarsi quasi impercettibilmente fino ai 14 punti di vantaggio finali che non rendono onore all’equilibrio visto in campo.

 

Finale non adatto ai deboli di cuore in quel di Tenerife: gli aurinegros, che inauguravano il nuovo title sponsor Lenovo, hanno ben due occasioni di portarsi a casa la vittoria ma falliscono contro il Baskonia di un ritrovato Achille Polonara (19) che sbanca La Laguna (79-81). Partita che viaggia su un perenne equilibrio, rotto solo ad inizio secondo quarto quando i padroni di casa, sulla scia delle ultime battute della prima frazione, completano un parzialone di 18-2 che li porta dal -5 al +11. Ma Dusko Ivanovic ha molte frecce al proprio arco, tra queste Vildoza e Giedraitis che spingono gli ospiti e li riportano a distanza ravvicinata all’intervallo (42-38).

È nel terzo periodo che Polonara (5/7 da 3, 7 rimbalzi e 3 stoppate) incide maggiormente: le sue triple fanno la differenza e rintuzzano i tentativi di fuga degli aurinegros che, sull’asse Shermadini (17) – Fitipaldo, continua a produrre gioco e punti ad altissimo livello. Si arriva a contatto agli ultimi secondi, Henry segna il canestro del 79-81 a 29” dalla fine, Tenerife ha due volte la palla per la vittoria ma Salin, prima, e Marcelinho, poi, non trovano la retina dal perimetro. Aggancio al terzo posto del Baskonia che, in virtù degli scontri diretti, si trova davanti a parità di punti.

 

Serviva come il pane un successo all’Unicaja Málaga: gli andalusi di coach Katsikaris interrompono la striscia di sconfitte consecutive espugnando il Fernando Martín di Fuenlabrada (68-85) grazie ad una splendida prestazione difensiva. Il coach greco può sorridere in vista delle Final 8 di Copa del Rey, vista anche la prestazione offensiva all’insegna della collettività. Con Brizuela (14) e Thompson (14) sugli scudi, la notizia è che tutti i giocatori a referto segnano più di un canestro, che le palle perse sono soltanto 5 e che, tolti Díaz e Brizuela, nessuno dei giocatori supera i 20’ in campo né va sotto i 10.

Fuenlabrada, che veste per l’occasione una maglia celebrativa dei diritti LGBT, è priva di Trimble, infortunato, e non le basta un buon Eyenga (15) per tenere il confronto.

Vittoria balsamica, la prima dopo 5 partite dal cambio in panchina, per i pupilli del Martín Carpena, ancora lontanissimi parenti del leggendario Unicaja di Garbajosa e compagni.

 

Tutto facile per il Barcellona; i blaugrana sbancano Bilbao con un comodo 73-90 in un match in cui Saras Jasikevicius può ruotare tutti e trova un ispiratissimo Westermann (10 ass) a dare il cambio a Calathes, mentre Davies (14 in 14’) e Mirotic (12) fanno il minimo indispensabile per superare un avversario nettamente inferiore, tenuto in partita fino a che il Barça non decide di chiudere i giochi nel terzo quarto, dopo un primo tempo passato a giocare al gatto con il topo.

Balvin (14) e Huskic (10, 4/4 dal campo) non sono sufficienti a dare una risposta credibile; decisivo il dominio al tiro pesante dei blaugrana che segnano con il 56% dai 6,75 contro il modesto 29% dei padroni di casa.

 

C’è voluto uno schiaffone per svegliare Valencia. I taronja inanellano il dodicesimo successo consecutivo battendo un buon Betis per 89-81. Prepelic (18) e compagni, con Dubljevic (19) che sforna una grande prestazione nel pitturato, partono con la testa ancora alla clamorosa vittoria ottenuta in Eurolega ai danni del CSKA e gli ospiti di coach Joan Plaza, spinti da un ottimo Feldeine (20) ma anche da un solido Ouattara (13+6r), ne approfittano scappando nel punteggio e chiudono il primo quarto riuscendo quasi a doppiare gli avversari (12-22).

La sveglia di coach Ponsarnau ha l’effetto di scuotere la compagine del Turia che torna in campo con maggior concentrazione ed un Prepelic in più che contribuisce aggiungendo pericolosità al tiro da fuori, fino a quel momento fonte di dispiacere. Con Feldeine che accusa qualche passaggio a vuoto, la trazione balcancia taronja costruisce la rimonta: la tripla di Marinkovic a fil di sirena sancisce il sorpasso. Nel secondo tempo i padroni di casa accusano un altro black-out: il Betis si affida a Randle (10) e prova di nuovo a scappare (45-54 al 26’) ma è ancora la coppia Prepelic-Marinkovic, a suon di triple, a ricucire lo strappo; il buon lavoro dei lunghi, con Dubljevic a fare la voce grossa, fattura il parzialone di 23-5 con il quale Valencia si stabilizza al comando. Non ci sarà più possibilità di rimonta per il pur volenteroso Betis che, ancora una volta, raccoglie meno di quanto seminato.

 

Chi, invece, comincia a gustarsi i frutti del proprio duro lavoro è il Casademont Zaragoza: gli aragonesi, guidati da un favoloso Brussino (22), approfittano del crollo fisico del Monbus Obradoiro, altra squadra falcidiata e fermata dal covid-19, per rompere l’equilibrio nel quarto finale e portarsi a casa il successo per 83-70.

Primi punti in maglia galiziana per il greco Koniaris, proveniente dall’Olympiakos, ma è Enoch (18+7r) il migliore tra gli ospiti che, come l’Estudiantes, finiscono per accusare un passivo troppo grande rispetto a quanto si è visto in campo.

Per Zaragoza è una vittoria che avvicina il sogno ritenuto irrealizzabile fino a poche settimane fa: solo una vittoria separa i ragazzi di coach Oveja Hernández dalla zona play off.

 

In rimonta, torna al successo l’Herbalife Gran Canaria. I canarini superano il Baxi Manresa per 83-77 dopo una partenza shock (14-25) che pareva il preludio dell’ennesimo blitz esterno dei catalani. Non bastano, agli ospiti, ben 5 giocatori in doppia cifra, nemmeno è sufficiente la solidità con la quale affrontano tre quarti della gara; i ragazzi di coach Fisac rispondono con fiammate, protagonisti, su tutti, Beiràn (16), Shurna (14) e Slaughter (12).

Quella decisiva arriva in apertura di quarta frazione e porta i padroni di casa al primo sorpasso sull’onda lunga di Shurna e Kilpatrick, micidiali dai 6,75; Beirán prende il testimone dei due statunitensi nel finale e mette il suo sigillo su una vittoria che permette a Fisac di respirare e di tenere a debita distanza le zone calde della classifica.

 

Vince anche la Joventut Badalona. La Penya si porta a casa un successo importante (84-91) dal parquet di un UCAM Murcia che fa della costanza un pregio ma a cui manca quel quid in più che gli ospiti trovano in un Aróstegui corsaro che aggiunge 7 rimbalzi, di cui 4 sotto il canestro avversario, ai 17 punti segnati, in un solido Brodziansky (16+7r) e nel Tomic più “all around” di stagione (18+9r+5ass). Il tutto con la regia di Bassas (17), abile smazzatore di assist (5) e presenza in campo da 22 di plus/minus.

Non può che leccarsi le ferite coach Sito Alonso; i suoi ragazzi ce la mettono tutta, con 5 giocatori in doppia cifra e percentuali al tiro di tutto rispetto (54% da 2 e 43% da 3) ma pagano dazio nei duelli fisici a rimbalzo, dominati da Badalona che, con questa vittoria, consolida la propria posizione in zona play-off, complice anche la contemporanea sconfitta di Manresa ed una partita da recuperare rispetto alle immediate inseguitrici.

 

MVP: HEREDA SAN PABLO BURGOS

Vi chiederete perchè una squadra intera che non ha giocato in campionato. Siamo strani, vero, ma l’impresa di un club che, fino a pochi anni fa, doveva rinunciare alla promozione perchè ancora non in grado di sostenere i costi del massimo campionato è meritevole di menzione d’onore “über alles”.

L’Hereda San Pablo Burgos è Campione Intercontinentale.  

Diciamolo più forte, se possibile, perchè va dato merito a questa società, a questi giocatori che sono andati a vincere (73-82), al di lá delle possibili differenze di spessore tra campionati, in casa dell’Atletico Quimsa, a Buenos Aires. Ce la fanno grazie a Vitor Benite (19), a Thad McFadden (16), ma soprattutto grazie all’organizzazione che coach Joan Peñarroya ha inculcato ai suoi con l’etica del duro lavoro, con il non voler accontentarsi di aver vinto la Basketball Champions League, succedendo alla Virtus Bologna, ma di guardare sempre un po’ oltre.

Storie belle, di quelle che fa piacere raccontare, un po’ fuori da quelle poche squadre blasonate e conosciute ormai a menadito.

Le favole, quelle costruite mattone dopo mattone e che dovrebbero far riflettere tanti addetti ai lavori del basket nostrano, vanno raccontate anche da chi ha il compito di riportare la realtà; ai nostri bimbi, se vogliamo inventare, a tutti, quando la realtà decide di crearle senza necessità di fantasia.

¡VIVA BURGOS!¡ VIVA EL CLUB BALONCESTO MIRAFLORES!