Valencia d’autorità, Real con caparbietà

It all comes to this.

Real Madrid e Valencia Basket si contenderanno il titolo in una serie che vedrà l’eventuale bella disputarsi sul parquet della Movistar Arena.

Si conferma la tradizione che vede le squadre avanti 2-0 riuscire a portare a casa la qualificazione o la vittoria del titolo, la striscia consecutiva tocca ora le 43 serie.

VALENCIA BASKET – LA LAGUNA TENERIFE 3-0 (83-65; 105-74; 87-94)

Dominio taronja.

Nei due primi round disputati alla Fonteta Tenerife non c’è praticamente mai.

Valencia trova presto il comando delle operazioni, in gara 1 con la coppia Jean Montero (16) – Chris Jones (14) e con il gioco di Pedro Martínez che porta a responsabilizzare tutto il roster, solo Soriano non va a referto.

Gli Aurinegros restano a distanza, merito del solito Marcelinho da 18 punti e di un buon terzo periodo, tuttavia il sogno dura poco.

16-6 il parziale degli ultimi 10’ in favore dei padroni di casa, gli ospiti affondano con il solo Doornekamp (17) a provare a rispondere presente.

Stesso canovaccio nel secondo match, Valencia prende il largo già nel primo tempo, Montero è ancora una volta dominante con un ventello, in doppia cifra ci vanno anche Sestina (12), Costello (12), Soriano (11) e Jones (10), con Aróstegui e Pradilla che si fermano a quota 9.

Tenerife, invece, si nota solo per la propria assenza. Fitipaldo (22) è l’unico a salvare la faccia mentre la difesa si limita a rimettersi alla (non ricevuta) clemenza della Corte.

I Taronja, che sfruttano subito il match ball imponendosi al Santiago Martín per 87-94, spaccano gara 3 nel terzo quarto, spinti da un clamoroso Badio da 29 punti e 10/15 dal campo con 5/8 dal perimetro, ma anche da un Jaime Pradilla che ha solleticato le attenzioni dell’Olimpia Milano per il prossimo anno. 19 i punti a referto per il prodotto dell’Alquería, il vivaio valenciano, 29 la valutazione.

Il tutto in una serata in cui Jean Montero, leader indiscusso in questi playoff, si è preso un turno di riposo con soli 4 punti segnati.

Tenerife, con il solito Marcelinho (17) fuori dal tempo, mette paura agli avversari soltanto nel primo quarto, poi devono cedere alla forza avversaria e alla scarsa mira dal perimetro.

REAL MADRID – UNICAJA MÁLAGA 3-1 (99-81; 90-75; 86-84; 79-86)

Come si fa ad indirizzare una serie in un solo quarto di gioco? Chiedere al Real Madrid.

Málaga arrivava alla Movistar Arena con il morale alle stelle dopo la battaglia contro il Barcellona ma ha visto il proprio fuoco spegnersi già nei primi minuti di gara 1.

29-14 il parziale con cui i merengues mettono subito sul binario preferito le sorti della gara; decisivi i 23 punti di un redivivo Dzanan Musa, forse prossimo al passo d’addio con direzione Dubai.

Un festival dal perimetro, quello degli uomini di Chus Mateo, 27 punti su 29, 9/15, per la disperazione dei puristi che avversano il tiro pesante. È lì che Musa mette da parte oltre metà del proprio fatturato, 4/4, con l’aggiunta del 3/6 di Hezonja e del 2/2 del giovane Ndiaye, una sinistra analogia con quanto il cielo aveva scaricato su Madrid nell’immediata vigilia in forma di grandine.

Málaga prova a scuotersi ma è già troppo tardi; si aggiungono altri interpreti come Abalde, all’intervallo è già 51-31.

Málaga ha un sussulto in gara 2, condotta sempre a rimorchio, in maniera anche sorniona; tuttavia le speranze biancoverdi si spengono quando Garuba ed Hezonja colpiscono, guarda caso, da fuori e Llull subisce un fallo antisportivo.

Campazzo (18+7assist) dirige l’orchestra e assicura il vantaggio che lievita fino ai 15 punti, aiutato anche dal doppio tecnico a coach Ibón Navarro, espulso nel finale. Non sono mancate le polemiche malacitante per l’arbitraggio.

Si allunga fino a gara 4 la serie.

Nel catino bollente del Martín Carpena, gli uomini di Ibón Navarro si prendono il terzo atto resistendo al ritorno merengue (86-84).

Sull’onda di Kendrick Perry e Dylan Osetkowski (21), gli andalusi toccano addirittura il +19 asfissiando la regia di Campazzo, il tutto con una quasi totale assenza di punti dall’arco.

E, alla lunga, il Real Madrid si fa sotto fino al -4 dell’avvio di ripresa. Lì l’Unicaja riprende il filo offensivo con due canestri pesanti di Tyson Carter.

L’inseguimento madridista culmina nel finale con i punti di Garuba che valgono la parità a quota 84, giunta tra le polemiche per un fallo antisportivo di Dzanan Musa che la terna arbitrale ravvisa solo dopo un passaggio all’instant replay.

Alla fine, però, sono i liberi di Alberto Díaz a decantare la bilancia a favore dei padroni di casa.

Ma il prezzo da pagare è altissimo, Tyson Perez subisce una distorsione alla caviglia e deve dare forfait.

Nonostante tutto Málaga affronta il primo tempo di gara 4 con energia ed intensità. Osetkowski, probabilmente conscio del fatto che potesse essere l’ultima davanti al pubblico di casa, è il più attivo dei suoi; l’Unicaja alza i ritmi e trova con continuità, stavolta, il canestro dalla distanza.

A frenare la tempesta biancoverde arriva il talento di Mario Hezonja, 20 punti e 8 rimbalzi per il croato a sugello del suo protagonismo.

È proprio il fatto di essere in scia al giro di boa (43-39) ad essere decisivo.

Il rientro dagli spogliatoi è foriero della salita di colpi di Edi Tavares, a tratti incontenibile e causa dei problemi di falli di Osetkowski che sparisce; Perry e Carter devono mettersi in proprio.

Anche il lungo capoverdiano mette il piede in fallo, Balcerowski lo attira in post basso e ne forza il quinto fallo.

Senza il proprio totem interno, il Real trova in Campazzo il leader capace di scrollare la pressione con il 2+1 che ha il sapore di sentenza a 44” dalla fine (77-82).

Finisce 79-86 tra gli applausi del Martín Carpena, riconoscente per una stagione bagnata con 4 titoli, Supercoppa, Copa del Rey, Coppa Intercontinentale e Champions League.

Stasera si alzerà il sipario sull’ultimo atto della Liga Endesa 2025/26