KATOWICE – Il tabellone esterno dello Spodek segna gradi al 4 settembre (pardon: 5 settembre), una temperatura record per una Polonia che, solitamente, a fine estate registra dati ben più freschi a mezzanotte passata. È così che Katowice si congeda con ‘Basket Magazine’ e con le altre testate europee e mondiali che hanno seguito il girone D di Eurobasket direttamente dalla capitale della Slesia.

La regione più ricca della Polonia, grazie all’organizzazione di uno dei gruppi dei campionati europei di basket, ha dato ulteriore lustro alla propria immagine internazionale, ponendo l’agglomerato urbano di Katowice come una vera e propria capitale sportiva che tra qualche giorno, non a caso, ospiterà la nazionale di calcio polacca nella partita interna contro la Finlandia. Tuttavia, ad avere fatto bella impressione Katowice non è l’unica.

Le fatiche della Francia

La competizione sportiva, infatti, ha regalato sorprese ed emozioni vere, a dispetto di pronostici che consideravano (noi di ‘Basket Magazine’ inclusi) il gruppo D appannaggio di una Francia destinata a dominare e a lasciare le briciole agli avversari. Così, invece, non è stato, tanto che i transalpini, tra i favoriti alla vittoria di Eurobasket, il primo posto se lo sono dovuto sudare fino all’ultima partita.

Onore ai vincitori, dunque, anche perché la compagine di Guerschon Yabusele, allenata da Frederic Fathoux, il record di quattro successi in cinque partite lo ha costruito su aggressività difensiva e buona difesa sul perimetro, aspetti sui quali i transalpini potranno e dovranno contare nel prosieguo di Eurobasket, a partire dal prossimo impegno agli ottavi contro la Georgia.

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L’onore del Belgio

Onore anche a chi l’impegno di Eurobasket lo ha onorato fino in fondo, a prescindere dal risultato. Trattasi del Belgio, in particolare di coach Dario Gjergja, che nonostante un’eliminazione sicura si è congedato dagli europei con un successo sulla Polonia padrona di casa ottenuto sì all’ultimo tiro, segnato dall’imprescindibile Emmanuel Lecomte, ma costruito su una prestazione difensiva a dir poco perfetta, tenendo la quarta migliore compagine nel tiro da tre ad un 16% dal perimetro.

Dario Gjergja, dunque. Segnatevi questo nome, perché a parlarne ne sentiremo molto del coach nativo di Zara, una delle Basket City d’Europa dalla quale sono uscite leggende del calibro di Krešimir Ćosić, Pino Giergia, Stojko Vranković, Petar e Marko Popović, Arijan Komazec, e nella quale a compiere i primi passi nel basket professionistico sono stati anche Jusuf Nurkić e Dejan Bodiroga.

Dario Gjergja e Nicola Brienza

A Zara, i bambini da piccoli la palla non la calciano (con l’ovvia eccezione di Luka Modrić), ma la prendono in mano e tirano a canestro, così come in Italia a Bologna e Cantù del resto. Se dalla città brianzola è uscito uno degli allenatori italiani maggiormente interessanti, Nicola Brienza, così da Zara proviene Dario Gjergja, che in Belgio, ad Ostenda, di titoli ne ha già vinti quattordici di fila.

Non è dunque un caso che due coach del futuro come Gjergja e Brienza siano stati le priorità di mercato nell’estate 2024 di un Włocławek inteso a tornare ai vertici del basket polacco. E non è un caso che sia lo zaratino, che il canturino abbiano declinato l’offerta polacca, preferendo misurarsi in campionati più competitivi e meglio organizzati.

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Le potenzialità della Polonia

Il basket polacco, capitolo agrodolce. I successi della nazionale della Polonia, seconda nel gruppo D con tre vittorie e due sconfitte, fanno infatti bene ad uno scenario cestistico locale che, sul piano dei club, continua a perdere occasioni di incrementare il proprio prestigio a livello internazionale, come invece hanno saputo fare Bundesliga tedesca e Pro A francese, dove non a caso Gjergja è andato ad allenare (segnatamente al Limoges).

Occorre dunque sperare che l’entusiasmo attorno alla nazionale stavolta non venga ancora sperperato da parte della federabasket della Polonia. Anche perché il gruppo di coach Igor Miličić e Mateusz Ponitka merita un enorme plauso per essere andato oltre alle aspettative, qualificandosi agli ottavi dopo avere sconfitto avversari del calibro di Israele e Slovenia.

Le carte della Slovenia

La compagine di Luka Dončić, avversaria dell’Italia agli ottavi di Eurobasket, è stata l’ennesima pagina positiva di un torneo che la nazionale ex jugoslava ha avviato con due sconfitte maturate per mezzo di un gioco povero, senza difesa, che in regia dipendeva solo e unicamente dell’atleta NBA dei Los Angeles Lakers.

Procedendo nel torneo, la squadra allenata da Aleksander Sekulić ha saputo invertire la rotta, migliorando leggermente in difesa e diversificando le proprie opzioni dal solo Dončić, trovando in particolare un ‘vice leader’ nell’ex atleta di Brescia, ora in forza alla Cedevita Olimpija di Lubiana, Aleksej Nikolić.

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Islanda ed Israele

Riflessioni conclusive per Islanda ed Israele. Se, da un lato, la compagine nordica esce dal torneo senza vittorie, a rendere positiva la prestazione della compagine allenata da Craig Pedersen è la presenza massiccia di tifosi caldi, appassionati e corretti, che hanno dipinto gli spalti dello Spodek con una gioiosa onda blu.

Aspetto maggiormente complicato è quello del pubblico di Israele, trovatosi assieme alla propria squadra al centro di contestazioni a ripetizione per via di fattori extrasportivi. Su ‘Basket Magazine’ non facciamo politica, ma trattare del girone di Katowice trascurando le proteste del pubblico di casa (e non solo) contro la politica dello stato ebraico a Gaza sarebbe un’informazione incompleta che non rende onore al giornalismo a 360 gradi che sul nostro sito e sulla nostra rivista, intendiamo offrirvi.

Classifica e risultati del gruppo D

Matteo Cazzulani

Nella foto: Luka Dončić della Slovenia (in maglia bianca) ed Emmanuel Lecomte del Belgio (in maglia nera). Credits: FIBA