Il basket ha bisogno di mecenati, e Giorgio Armani è stato sicuramente tra i più importanti investitori nel panorama cestistico del nostro Paese, che per quanto rigarda la pallacanestro, e ahimè non solo, sta vivendo un periodo di particolare crisi.

Uomo di cuore, follemente innamorato del basket, è stato proprio Armani il deus ex machina dei successi recenti dell’Olimpia Milano, una compagine che re Giorgio, piacentino di nascita ma meneghino d’adozione, ha resuscitato da una situazione che per le scarpette rosse sembrava compromessa.

Un lavoro paziente

È stato infatti nel 2004 che Armani ha prelevato un’Olimpia da anni a secco di risultati con lo scopo di riportare Milano non solo sul tetto d’Italia, ma anche d’Europa, raggiungendo subito una finale scudetto alla prima stagione da patron delle scarpette rosse, quella vinta all’instant replay nel 2005 dalla Fortitudo Bologna del compianto Rubén Douglas, Gianluca Basile, Matjaž Smodiš e coach Jasmin Repeša.

Jasmin Repeša, appunto, è stato il coach del secondo scudetto vinto dall’Olimpia dell’era Armani, quello del 2016, che ha seguito il successo storico del 2014 col quale, dopo dieci anni di proprietà, re Giorgio è riuscito finalmente a riportare a Milano il titolo di campione d’Italia.

Un percorso storico

Non è dunque apparsa esagerata l’esultanza della cittadinanza meneghina, che ha celebrato le gesta della compagine di Luca Banchi al pari di uno scudetto di calcio vinto da Milan o Inter. Euforica, del resto, è stata anche la reazione del tifo biancorosso a seguito della qualificazione alle Final Four di Eurolega del 2021, ottenuta dopo 29 anni di assenza dall’olimpo del basket europeo.

Gli altri scudetti, vinti nel 2018, 2022, 2023 e 2024, hanno altresì caratterizzato un’epoca nella quale Armani ha speso tanto, portando sotto la Madonnina atleti del calibro, tra gli altri, di Sale Đorđević, Luis Scola, Niccolò Melli, Alessandro Gentile, Simone Fontecchio, Nikola Mirotić, Milan Mačvan, Krunoslav Simon, Jeff Brooks, Devon Hall, Billy Baron, Johannes Voigtmann.

Investimenti e risultati

Gli investimenti, forse, non hanno reso tanto quanto Armani avrebbe meritato, soprattutto in Europa, dove re Giorgio, in particolare negli ultimi anni, ha desiderato ottenere risultati migliori, senza tuttavia mai consentire ad una evidente delusione sportiva di compromettere un atteggiamento di profondo rispetto sempre mantenuto nei confronti dei suoi collaboratori, a partire da coach Ettore Messina.

Descrivere Armani, i cui investimenti hanno permesso al basket italiano di mantenersi ad un certo livello, solo come mecenate del basket, ed ovviamente come genio della moda, sarebbe tuttavia riduttivo, anche perché il ruolo esercitato dall’ormai compianto patron dell’Olimpia è andato ben oltre al mero business.

Non solo basket

Grazie ad un marchio che ha vestito atleti, personaggi dello spettacolo, attori e politici (i cosiddetti VIP), oltre al ruolo il patron dell’unica squadra fondatrice di Euroleague, e dunque sempre presente nella massima competizione cestistica d’Europa, Armani si è affermato come uno dei massimi rappresentanti dell’Italia nel mondo.

Per chi, come il sottoscritto, è tra i tanti italiani residenti all’estero, re Giorgio e la sua attività ha rappresentato uno dei tratti distintivi di una cultura, quella dell’Italia, che in termini di qualità, bellezza estetica e profondità culturale non ha pari al mondo, ed il cui valore nel nostro Paese è troppo spesso sottostimato.

Un ambasciatore della nostra cultura nel mondo

Non a caso, a sottolineare tale aspetto di Armani è stato un altro italiano residente all’estero, ossia il coach di Italbasket Gianmarco Pozzecco, che al termine della partita vinta dall’Italia contro Cipro, a poche ore dalla morte di re Giorgio, ha sottolineato quale sia l’impatto che lo stilista meneghino ha sulla maniera in cui la nostra cultura è percepita ed apprezzata nel mondo.

“Quando sei all’estero e ti senti un po’ giù di corda basta che ti ricordi di Armani, e l’orgoglio di essere italiano ti torna subito. È anche per questo, ossia per onorare la memoria di un personaggio incredibile, che oggi dovevamo vincere” ha dichiarato il selezionatore azzurro.

La successione interna al gruppo

La scomparsa del patron dell’Olimpia, avvenuta all’età di novantuno anni, lascia ora aperta la questione della successione alla guida del gruppo Armani, una holding che oltre a moda, attività commerciali e beni immobili possiede anche le scarpette rosse, che re Giorgio di recente aveva già reso noto di intendere lasciare in maniera graduale.

Putroppo, il progressivo disimpegno di Armani oggi è realtà obbligata. Per la successione, indiscrezioni danno possibile la nomina alla guida del gruppo di un esponente dell’entourage della famiglia dello stilista meneghino come l’attuale presidente dell’Olimpia, Pantaleo Dell’Orco.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Giorgio Armani. Credits: Olimpia Milano