Udine ritrova ossigeno, fiducia e soprattutto una vittoria che può pesare tantissimo nella corsa salvezza. Al PalaCarnera, dopo quattro sconfitte consecutive, l’Apu torna a sorridere superando Napoli 78-71 e centrando il terzo successo stagionale in una giornata in cui anche Sassari ha fatto bottino pieno, rendendo ancora più prezioso il risultato. Una partita intensa, nervosa, cresciuta di tono minuto dopo minuto, e che ha certificato una volta di più quanto la stagione possa cambiare rapidamente quando si inserisce la pedina giusta. Nel caso di Udine quella pedina risponde al nome di Semaj Christon (27 punti e 5 assist), chiamato a dare pericolosità e ordine al reparto esterni dopo la pesante perdita di Anthony Hickey per il caso doping. L’ex Brescia e Pistoia, arrivato da pochissimi giorni, ha immediatamente trasformato il volto della squadra, portando ritmo, leadership e scelte lucide nei momenti più delicati.
L’avvio della gara è tutto di marca bianconera. Udine impone il proprio ritmo fin dalle prime battute, trascinata da un Eimantas Bendzius in serata di grazia: il lituano, oltre a festeggiare il traguardo dei 2000 punti in LBA, piazza 12 punti (18 al 40′) nel solo primo quarto e apre la partita con una continuità offensiva che mette subito in difficoltà Napoli. Il 27-21 del primo periodo fotografa bene l’inerzia di una squadra aggressiva, convinta, finalmente padrona del parquet di casa.
Il secondo quarto si apre con maggiore equilibrio, con entrambe le squadre che rispondono colpo su colpo. L’episodio che cambia l’inerzia arriva però al 15’, quando Alessandro Magro, già nervoso per una serie di fischi contestati, incassa due falli tecnici consecutivi e viene espulso. Napoli, invece di crollare, però trova paradossalmente nuova energia dal proprio caos: la reazione emotiva vale un parziale che riapre la partita e riporta i partenopei fino al -2, sul 41-39, prima dell’intervallo.
Il rientro dagli spogliatoi è la parte più equilibrata della contesa. La Guerri Napoli trova persino il vantaggio, mostrando carattere e compattezza nonostante la tensione che aveva segnato il primo tempo. Ma proprio nel momento migliore degli ospiti, la loro macchina offensiva si inceppa: l’ultimo tratto del terzo quarto diventa un monologo di Udine, che ritrova fluidità, si affida alle iniziative di Christon e torna a colpire con continuità. Il 63-55 alla mezz’ora è lo specchio di un break costruito con attenzione difensiva e scelte lucide in attacco.
Nell’ultimo quarto gli equilibri restano fragili. Mitrou-Long (doppia doppia da 13 punti e 10 rimbalzi, secondo miglior realizzatore dopo Savion Flagg con 18) prova a caricarsi Napoli sulle spalle, spingendo i compagni a una rimonta che rimette la gara sul binario del punto a punto. Ogni possesso diventa pesante, ogni errore rischia di essere decisivo. Udine però questa volta non trema: tiene botta, non si fa intimorire dal ritorno partenopeo e ritrova ordine proprio quando la partita richiede freddezza.
La sirena finale certifica un 78-71 che vale più di due punti. Per Udine è una vittoria che rimette in moto una stagione complicata, restituisce fiducia al gruppo e permette di respirare in una classifica cortissima. Per Napoli, ora con un record di 4-6, resta invece una serata di rimpianti, nervosismo e opportunità mancate. La sensazione è che la gara dell’Apu possa segnare un cambio di passo: l’impatto immediato di Christon apre una nuova prospettiva, mentre il PalaCarnera, dopo un lungo silenzio, può tornare ad applaudire.

QUI le statistiche complete del match 

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Bendzius, foto Ciamillo-Castoria