Il coach della Virtus Roma 1960 Matteo Mecacci è intervenuto alla trasmissione “Momento Basket Return” di Carlo Fallucca ed ha toccato vari temi dall’arrivo nella capitale, passando per la squadra che ha trovato ma ha anche ripercorso le tappe più importanti della sua carriera. Queste le sue parole:

“Quest’anno pensavo di dover rimanere fermo perchè non c’era stato il connubio tra quello che volevo fare e le offerte che mi erano arrivate. Poi è arrivata Roma e dire di no a Roma era difficile. C’erano stati dei momenti in cui la squadra aveva avuto degli intoppi, ma non mi sarei aspettato la chiamata a metà febbraio. Mi ha sorpreso e non ci ho pensato nemmeno un secondo. Questa è una bella responsabilità con una società ambiziosa, risorta da poco che si sta dando da fare nel contesto del basket romano dove ci sono tante squadre e progetti interessanti. In questo momento la squadra c’è, si percepisce una grande voglia di tornare a vincere. Io non ho tutto il vissuto degli ultimi mesi, sono nuovo ma non vuol dire che non avverta il senso di responsabilità di questa avventura ma ho in testa una tabella ben precisa di quello che vogliamo fare. Ho in testa un programma di avvicinamento ai playoff dove conterà tutto e ci giocheremo tutto. C’è tanto del lavoro di Marco Calvani in questa squadra che mi piacevano ed ho tenuto, altre che erano meno da me ed ho cambiato”.

Sull’obiettivo promozione: “Non è semplice ma lo sapevo quando sono venuto. Sto cercando di cercare di mettere le mie cose e conoscere meglio alcune dinamiche interne di questa squadra. Per i giocatori e la società la pressione si sente, ma quando si gioca per vincere la pressione c’è sempre”.

 Sulla squadra che ha trovato: “Una squadra di bravi ragazzi, abituata a fare delle cose che l’avevano portata a trovare risultati molto soddisfacenti. Ho cercato di modificare qualcosa, ma perchè quando arriva un allenatore nuovo del suo ci vuole mettere. Una squadra che sta bene fisicamente, adesso stiamo cercando di lavorare sulla mentalità, ma soprattutto la solidità. Una squadra che ha troppi up and down all’interno della partita. In un gruppo di grandi solisti bisogna esser bravi a passarsi il pallone ed avere solidità mentale nelle difficoltà”.

Sull’arrivo di Arrigoni: “Una trattativa avviata e conclusa con semplicità è quella di Arrigoni. Ora con i lunghi siamo apposto, se ci sarà la possibilità dal punto di vista tecnico, in quel caso andremo sul mercato. Essendo una squadra duttile, io sono sempre per prendere il miglior disponibile sul mercato”.

Sul campionato di B: “Ora tutte le squadre giocano per degli obiettivi che sia per migliorare la propria posizione di classifica o evitare la retrocessione che per fare i play-in o i playout. Noi a Piombino siamo stati abbastanza deficitari, ora non è facile giocare fuoricasa perchè le squadre giocano una pallacanestro più dura e c’è il pubblico dalla loro parte. Lo testimoniano i fatti, succede che le squadre di primissima fascia possano perdere dei punti con le squadre che lottano per altri obiettivi. Situazioni che nel girone di ritorno possono succedere”

Sulle tappe della sua carriera: “Ho iniziato ad allenare in serie B che avevo 25 anni, ero relativamente molto giovane. La promozione in A2 con la Mens Sana, con una squadra appena fallita ed aveva giocato gara 7 di finale scudetto, quello è stato un altro bel momento. Reggio Calabria è stata una parentesi bellissima sia dal punto di vista sportivo ma anche dal punto di vista umano per la squadra che si era creata. Cento è diventata una seconda casa perchè cinque anni per un allenatore sono tanti. Nonostante i risultati non sono stati da aspettative mi sono trovato bene anche lo scorso anno a Nardò. Quest’anno pensavo di dover rimanere fermo perchè non c’era stato il connubio tra quello che volevo fare e le offerte che mi erano arrivate”.