Virtus Bologna-Reyer Venezia non è mai una partita banale. Ma quella in programma questa sera, ore 20 alla Virtus Arena, nella domenica di Pasqua, ha un peso specifico ancora maggiore. In palio non ci sono solo due punti della Lega Basket Serie A, ma molto di più: fiducia, continuità e la possibilità di consolidare il primo posto in vista della volata finale della regular season.
La Virtus arriva a questo appuntamento in un momento delicato. La doppia sfida casalinga di EuroLeague ha lasciato segnali contrastanti: prima la brutta caduta contro Parigi, tra atteggiamento e rendimento ben al di sotto delle aspettative, poi la sconfitta contro Valencia, arrivata però al termine di una prestazione decisamente più viva, più combattuta, con una squadra che almeno ha mostrato un’altra faccia.
Il nodo è la continuità. Perché intravedere una reazione è importante, ma ora serve trasformarla in risultati concreti, soprattutto in campionato dove la Virtus è chiamata a difendere la vetta.
Di fronte ci sarà una Venezia solida, fisica e riposata. Una diretta concorrente, al di là dell’ultimo passo falso interno contro Trento, che resta una delle squadre più attrezzate e credibili nella corsa ai piani alti. Non è un caso che la sfida richiami alla memoria anche la serie playoff della scorsa stagione, né che all’andata siano state proprio le V Nere a espugnare il Taliercio, prime a violare il parquet di Mestre.
Ma il presente impone altri pensieri. E soprattutto porta con sé un problema non banale: l’emergenza in cabina di regia. Saranno infatti assenti Luca Vildoza, fermato da un nuovo infortunio muscolare alla coscia sinistra, e Alessandro Pajola. Due assenze pesanti che riaprono un tema già noto in stagione, quello della gestione del ruolo di playmaker.
In questo scenario, la Virtus è chiamata a uno scatto mentale prima ancora che tecnico. Non potrà permettersi di soffermarsi sugli alibi, ma dovrà trovare dentro di sé le risorse per imporsi contro una squadra che fa della fisicità e del ritmo le sue armi principali.
È una partita che può dire molto anche sul nuovo corso tecnico. Per Nenad Jakovljevic potrebbe arrivare la prima gioia da capo allenatore, un segnale importante per dare slancio e credibilità al lavoro intrapreso.
La parola chiave resta una: reazione. Ma stavolta deve tradursi in una vittoria. Per la classifica, per il morale e per ribadire che, nonostante le difficoltà, questa Virtus ha ancora le carte per essere protagonista fino in fondo.

Eugenio Petrillo

Nell’immagine Edwards, Niang e Jakovljevic, foto Ciamillo-Castoria