Sette sconfitte consecutive fanno rumore, anche quando – come nel caso dell’EuroLeague – la classifica ormai conta poco. Perché il ko interno contro il Bayern Monaco non cambia sostanzialmente il destino europeo della Virtus Bologna, ma racconta ancora una volta una squadra che resta dentro le partite, le gioca, le interpreta, ma non riesce più a vincerle. Ed è questo il dato più preoccupante, più ancora dei numeri o della posizione in graduatoria, con il rischio concreto che venerdì, in caso di altro stop contro il Baskonia, le V Nere scivolino addirittura al 18° posto proprio alle spalle dei baschi allenati da Paolo Galbiati.
Si riparte allora dalle parole di Nenad Jakovljevic, che fotografano con lucidità il momento: «Non è facile parlare. Un’altra partita in cui siamo stati vicini a vincere ma non abbiamo vinto. Per vari motivi, alcuni li troviamo nelle statistiche e altri no. Il numero dei loro assist e la partita molto solida da parte del loro lungo McCormack. Noi abbiamo avuto le nostre possibilità, ma non abbiamo abbastanza energia nelle gambe per le ultime due difese, soprattutto quella in cui Dimitrijevic ha segnato da tre». È una questione di dettagli, ma anche di energie mentali e fisiche che, nel momento decisivo, sembrano sempre venire meno. Il copione è ormai noto e proprio per questo diventa ancora più difficile da spezzare.
Eppure, dentro questa striscia negativa, l’allenatore serbo prova a tenere accesa la fiamma: «Non sono felice, ma nonostante le sette sconfitte consecutive lo spirito è buono. Dobbiamo restare uniti. Troveremo le soluzioni, e ho detto ai miei giocatori che la tempesta passerà. E quando la tempesta passerà, saremo orgogliosi di come non ci siamo persi d’animo in questo periodo». Parole da leader, che cercano di proteggere il gruppo mentre intorno aumentano dubbi e pressioni.
Il problema, però, è concreto e quotidiano, soprattutto in cabina di regia. L’assenza di Vildoza per 5-6 settimane e quella di Pajola, che rientrerà verosimilmente a Tortona il 19 aprile, hanno costretto la Virtus a soluzioni di emergenza. Tra queste, l’adattamento di Saliou Niang da playmaker, scelta che racconta bene la situazione: «È successo alcune volte anche stasera». Un esperimento forzato, ma anche il segnale di una squadra che prova a trovare risposte dentro se stessa, aggrappandosi alla disponibilità dei singoli.
Più dure, invece, le parole su Alen Smailagic, chiamato direttamente in causa: «Lo conosco da tanti anni, anche dalla nazionale serba. Abbiamo un ottimo rapporto, so quanto ci può dare. E so quando è in modalità “non posso essere presente”. So qual è il suo potenziale assoluto, l’ho visto in nazionale e l’ho visto da avversario. Ma a volte devo fare delle scelte non facili da digerire per i giocatori, ma con l’idea di tirare fuori quello che la squadra ha bisogno, oggi e più avanti. So che ci darà di più, lui può farlo». Un messaggio chiaro, che suona come una richiesta di responsabilità in un momento in cui non ci si può più permettere passaggi a vuoto.
Dentro questo quadro si inserisce anche il rendimento di Carsen Edwards, che contro il Bayern ha rappresentato uno dei dati più

evidenti della serata: 3/19 dal campo, mai realmente dentro la partita. La Virtus non può permettersi un Edwards con questo impatto negativo, soprattutto in una fase così delicata della stagione. È anche vero, però, che le assenze contemporanee di Pajola e Vildoza lo stanno costringendo a uscire dal suo habitat tecnico, chiedendogli di portare palla e costruire gioco con continuità, compiti che non sono propriamente nelle sue corde. Resta il fatto che, oggi più che mai, da lui ci si aspetta un salto di qualità, perché il suo talento offensivo è una delle poche vere leve per cambiare l’inerzia.
C’è poi da monitorare la situazione di Daniel Hackett, uscito nel finale: «Mi è stato detto che ha avuto un crampo, ma aspettiamo le notizie ufficiali. Non ho voluto rischiare nulla, né io né lo staff medico». Anche qui, prudenza obbligata per una squadra già corta negli esterni.
E mentre il campo continua a dare risposte amare, la società si muove. Il mercato è tornato ad essere una priorità, come confermato dallo stesso tecnico: «Non posso dare risposte concrete rispetto a due giorni fa. Abbiamo aggiunto altri nomi alla lista, ne abbiamo bisogno, anche per facilitare i giocatori che sono già qua. Ogni partita si gioca per vincere, ma nei prossimi giorni la società dirà qualcosa di concreto sull’eventuale nuovo giocatore». Secondo quanto risulta a BM, il via libera è arrivato e qualcosa potrebbe concretizzarsi già a stretto giro: più nomi sul tavolo, più opzioni, con l’obiettivo di dare nuove energie a un gruppo che ne ha disperatamente bisogno.
Perché, al di là di tutto, la Virtus oggi ha una necessità semplice quanto urgente: tornare a vincere. Non importa come. Non importa se giocando male, in maniera sporca, magari anche con un pizzico di fortuna. Serve una vittoria per spezzare questa catena, per togliersi di dosso quella sensazione pesante, quasi una scimmia sulla spalla, che ogni partita si porta dietro e che nei finali punto a punto diventa un macigno. Solo così la tempesta evocata da Jakovljevic potrà davvero iniziare a diradarsi. Perché restare uniti è fondamentale, ma senza un risultato positivo il rischio è che anche le certezze più solide inizino lentamente a sgretolarsi.

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Nenad Jakovljevic, foto Ciamillo-Castoria