Il fenomeno NIL (il sistema che permette alle università americane di pagare gli atleti attraverso i diritti d’immagine) sta diventando un problema sempre più concreto per il basket italiano. A fotografare la situazione è Ettore Messina, ex ct azzurro e consulente dell’Olimpia Milano: «Per loro è una grande opportunità, sia dal punto di vista tecnico che economico. Il problema nasce per i club, che formano un giocatore e fanno programmi per il futuro».
Il nodo è economico e strutturale. Lo scorso anno le università americane hanno distribuito almeno 20,5 milioni di dollari agli atleti del College Basketball. «In alcuni atenei girano un sacco di soldi e alcuni vengono strapagati perché in NCAA non c’è un tetto salariale come in NBA», osserva Messina. Un caso concreto vissuto in prima persona: «All’Olimpia ho Quinn Ellis, che il prossimo anno andrà a St. John’s. È bellissimo per lui, che ha una grande opportunità, ma noi abbiamo perso uno di alto livello».
Alcuni club riescono a ottenere un buyout dalle università americane, ma Messina è chiaro: si tratta di operazioni dettate dalla buona volontà, non da una negoziazione Fiba strutturata. Un esempio concreto è quello del padovano Luca Marangon, azzurrino di Cividale che andrà a giocare a Providence: esattamente il tipo di perdita che preoccupa il movimento.
La soluzione, per l’ex coach, non può essere individuale: «Ognuno potrà cercare tutele contrattuali, ma difendersi da cosa — dal sogno di un proprio giocatore? Servirebbe un’equa compensazione. Sarà importante la leadership di Fip e Fiba: il singolo club non può far niente».
Messina chiede quindi una riflessione collettiva e urgente: «La situazione è ingarbugliata perché non c’è un’esperienza pregressa a fare giurisprudenza. Servono regole ben precise a tutti i livelli», conclude. Il tempo stringe: i talenti italiani continuano a guardare oltreoceano, e il movimento deve decidere in fretta come rispondere.