Certe storie spiegano la pallacanestro molto più di qualsiasi tabellino. La storia di Aliou Diarra è una di quelle. Perché dentro la cavalcata della Virtus Bologna verso la semifinale playoff contro la Reyer Venezia c’è anche – e forse soprattutto – il percorso umano e tecnico di un ragazzo arrivato dal “sottobosco” del basket mondiale e diventato oggi una pedina fondamentale dell’Olidata.
Classe 2001, nato il 31 dicembre a Kayes, in Mali, Diarra non si presentava con curriculum scintillanti tra Europa e Stati Uniti. Insomma, nessun hype mediatico. Solo tanta Africa nel proprio bagaglio cestistico: Rwanda, Mali, Marocco. E un AfroBasket disputato ad alto livello con la maglia del Mali, condividendo il reparto lunghi con Oumar Ballo e contribuendo alla storica medaglia d’argento della sia nazionale.
Quando la Virtus Bologna decise di puntare su di lui, la reazione generale fu di forte scetticismo. Normale, quasi inevitabile. Perché Diarra era un profilo sconosciuto ai più, grezzo tecnicamente, tutto da formare. Ma è proprio qui che va riconosciuto il merito enorme del management virtussino, capace di guardare oltre il nome e oltre il presente. Il Direttore Tecnico Paolo Ronci e il responsabile scouting Francesco Olivo hanno avuto il coraggio – e soprattutto la competenza – di individuare un potenziale nascosto dove tanti vedevano soltanto una scommessa.
Ed è una lezione che il mondo Virtus dovrebbe forse tenere a mente anche per il futuro. Perché troppo spesso i giudizi sugli acquisti si fermano alla notorietà del nome. E invece il basket moderno insegna che scouting, intuizione e sviluppo contano quanto il blasone. Era successo, seppur in misura diversa, anche con Matt Morgan e Derrick Alston Jr.: giocatori accolti inizialmente senza entusiasmo e poi rivelatisi risorse preziose, forse indispensabili.
Diarra, però, rappresenta qualcosa di ancora più profondo. Perché il maliano non è arrivato pronto. Si è messo in gioco completamente. Ha sbagliato, è stato rimproverato, talvolta escluso dalle rotazioni. Ha attraversato inevitabili momenti di adattamento. Ma non ha mai smesso di lavorare. E oggi la Virtus sta raccogliendo i frutti di quella crescita quotidiana.
La serie playoff contro Trento lo ha certificato in maniera definitiva. Aliou Diarra è stato uno degli MVP dell’Olidata. La sua presenza difensiva ha cambiato il volto della squadra. Non è un caso che la peggior partita della Virtus, gara3 alla BTS Arena persa nettamente, sia arrivata proprio senza il centro maliano, fermato da una lesione agli addominali.
E questo rende tutto ancora più significativo: le due gare da dentro o fuori della Virtus, Diarra le ha giocate convivendo con il dolore.
In gara4, in appena 11 minuti, ha prodotto 11 punti e 7 rimbalzi, impattando la partita con energia e fisicità devastanti. In gara5, quella decisiva alla Virtus Arena, ha chiuso con una doppia doppia da 10 punti e 10 rimbalzi, accompagnata da un eloquente +15 di plus/minus.
Numeri che raccontano solo una parte del suo impatto.
Difensivamente Diarra è diventato uno dei lunghi più affidabili della categoria. Intimidatore d’area straordinario grazie a verticalità ed esplosività, ma anche sorprendentemente efficace sui cambi difensivi. Nei pick and roll tiene i piccoli con rapidità di piedi, qualità rarissime per un centro ancora così acerbo tecnicamente.
E poi c’è la crescita offensiva. Perché se all’inizio il suo contributo era quasi esclusivamente energetico, oggi il maliano sta diventando sempre più coinvolto nei meccanismi offensivi della Virtus. In regular season ha viaggiato a 4.7 punti di media in 13.3 minuti, mentre nei playoff è salito a 10.3 punti in 19 minuti di utilizzo. Crescono i possessi, cresce la fiducia e cresce anche la concretezza sotto canestro.
Diarra non ama le mezze misure: quando può attacca il ferro con ferocia, trasformando spesso ogni ricezione vicino al canestro in due punti sicuri. La sua verticalità rappresenta una dimensione che la Virtus spesso non aveva avuto negli ultimi anni e che ora diventa un’arma pesantissima anche in ottica futura.
Ma forse la vera vittoria della Virtus Bologna non è soltanto aver trovato un ottimo centro. È aver costruito un giocatore. Aver creduto in un talento ancora informe, accompagnandolo passo dopo passo in un percorso di crescita.
Per questo il percorso di Aliou Diarra merita rispetto. E insieme a lui meritano applausi anche coloro che sono andati a prenderlo in Rwanda immaginando qualcosa che quasi nessuno riusciva a vedere.
Oggi quel ragazzo arrivato dal Mali non è più una scommessa. È una realtà concreta del presente e e del futuro della Virtus Bologna. E nella corsa playoff delle V Nere il suo peso sta diventando sempre più enorme.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Aliou Diarra, foto Ciamillo-Castoria