Le parole dei due coach, quello di Tortona Mario Fioretti e quello di Verona Alessandro Ramagli , dopo il loro scontro nella prima giornata di LBA:
MARIO FIORETTI:
«Abbiamo fatto una partita in attacco rilevante, ad eccezione di qualche persa nel primo quarto che è stata l’unico neo. Siamo riusciti a mettere la palla dentro, giocare in movimento, creare buoni tiri con tutti i giocatori coinvolti nell’azione, controllando il ritmo e correndo quando c’era da correre. Abbiamo però faticato veramente in difesa e subito tantissimo a rimbalzo d’attacco, credo che questo sia stato ciò che più ha condizionato la gara. Onore a Verona che ha fatto una super partita senza due giocatori, non ha mai mollato. Un bravo comunque anche a noi, pure se alcune cose non girano per il verso giusto siamo riusciti a mettere la testa avanti con buona decisione negli ultimi 3-4 minuti.»
«Abbiamo sicuramente avuto una preseason altalenante, nel senso che abbiamo avuto giocatori fuori continuamente. Ad oggi non siamo riusciti mai a fare un allenamento con la squadra al completo, nemmeno uno. Questa non deve però diventare una scusa, uno si deve far bastare quello che ha, quindi oggi potevamo fare meglio difensivamente malgrado il percorso avuto. Smussare qualcosa ci avrebbe permesso di fare una partita diversa a livello di parziali. C’è tuttavia un bel clima nel gruppo, una buona partecipazione da parte di tutti i giocatori e ora mercoledì cominciamo il doppio impegno campionato-coppa per un bel po’ di tempo.»
ALESSANDRO RAMAGLI:
“È stato un losing effort, però noi avevamo bisogno di capire da dove potevamo partire, perché fino ad oggi come squadra non sappiamo ancora chi siamo, cosa possiamo fare e dove dobbiamo mettere le mani: questa partita ci serve perché in qualche modo ci dà un’idea di quello da cui dobbiamo ripartire. È chiaro che a livello energetico la rotazione cortissima non ci ha aiutato, e tra l’altro Meléndez ha giocato nonostante si fosse infortunato alla caviglia venerdì sera: uno nelle sue condizioni normalmente non avrebbe giocato, ma ha cercato comunque di darci una mano, anche se chiaramente non era al meglio. Ho visto tante buone cose e tante cose su cui lavorare: credo che l’importanza di una partita che si gioca fino all’ultimo secondo per provare a vincerla debba essere indirizzata in quella direzione, cioè dobbiamo cercare di capire dove siamo, cosa siamo e cosa ci serve per riuscire a fare meglio.”