Quest’anno la stagione dei Los Angeles Lakers è finita anzitempo, infatti la squadra gialloviola ha mancato l’accesso alla post-season. Con la sconfitta infatti maturata contro i Phoenix Suns (sicuri numeri uno del tabellone ad Ovest), la squadra di coach Vogel ha visto sfumare anche la possibilità dei Play-IN, che si giocano tra chi occupa il settimo ed il nono posto della Conference. Lebron James dal suo arrivo in California, escludendo il titolo del 2020 (in cui l’ultima parte di stagione si è giocata nella “bolla” di Orlando), non è riuscito a raccogliere quanto si sperava alla sua firma. La squadra infatti non ha raggiunto la qualificazione ai playoff per ben due stagione (2018/2019, 2021/2022) e nella scorsa stagione, quella 2020/2021, è uscita al primo turno, eliminati sempre dai Phoenix Suns, dopo che ai Play-In aveva superato di misura Golden State. Le cause di una stagione che a questo punto può definirsi fallimentare sono varie e vanno dalle scelte operate in estate alle prestazioni dei giocatori, che si sono rivelate sotto le aspettative. Tra tutti questi fattori quello che certamente ha spiccato, è stato il fatto di aver costruito una squadra, che non ha mai veramente trovato la giusta chimica di squadra. Infatti l’acquisto di Russell Westbrook, in estate arrivato dai Washington Wizards, si è rivelato poco funzionale ad il sistema di gioco ed ha prodotto scarsi risultati sull’andamento dei gialloviola nell’arco della Regular Season. Infatti l’ex stella di Houston nonostante abbia registrato 18 punti, 7 assist e 7 rimbalzi, in quest’annata ha visto calare nettamente le sue percentuali, dove ha tirato con il 44% dal campo, con un 29% da tre ed un misero 66% in lunetta. Altro dato che sicuramente fa riflettere sono le poche gare giocate da Anthony Davis dal suo arrivo ai Lakers, il secondo violino della squadra ha giocato solo 36 gare la scorsa stagione, mentre quest’anno è arrivato a quota 40, saltando a causa dei suoi ripetuti infortuni, quasi metà di essa. Non a caso il titolo del 2020 ad Orlando arrivò nell’anno in cui l’ex New Orleans ha collezionato il maggior numero di presenze con la maglia dei gialloviola, ovvero 62. Gli errori però non sono stati commessi solo sul campo, ma anche nelle scelte del GM Rob Pelinka, che a gennaio decise di scambiare Rajon Rondo, giocatore di personalità che sarebbe stato molto utile per compensare le continue assenze di Davis, senza ottenere in cambio nulla di soddisfacente, ma liberando solo uno spazio del roster. Non è un caso che l’ex Celtic fu uno degli elementi decisivi nel successo nella “bolla” di Orlando nel 2020. Altro elemento che ha condizionato quest’anno funesto per i Lakers è stato il fatto di aver costruito una squadra “vecchia”, infatti tre dei giocatori fondamentali della squadra superano i 35 anni, Lebron James (37 anni), Dwight Howard (36 anni), Carmelo Anthony (37 anni) e dunque non è stato possibile sfruttare tutto il loro talento in maniera continuativa. Non è bastato ai gialloviola la miglior stagione di Lebron James degli ultimi anni, dove ha registrato 30 punti, 8 rimbalzi e 6 assist, ma la cui assenza per infortunio nelle ultime gare è costata molto cara, lasciando andare via così le ultime speranze di catturare almeno i Play-In. Questa è un’ulteriore dimostrazione, che non si raggiungono gli obiettivi stagionali, assemblando la squadra ingaggiando solo stelle dell’NBA, ma serve costruirla attentamente, cercando di creare il sistema più funzionale ad essa
A trarne beneficio da questa situazione sono stati i San Antonio Spurs di Gregg Popovich, che hanno agguantato il decimo posto ad Ovest ed ai Play-In troveranno i New-Orleans Pelicans ed in caso di accesso ai Playoff i Phoenix Suns, testa di serie numero 1 del tabellone. L’esperto allenatore della squadra texana ha saputo compiere un altro miracolo, portando alla post-season una squadra che fino a poche settimane fa, aveva poche speranze di raggiungere questo obiettivo. Per il coach alla guida degli Spurs, diventato da poco il più vincente dell’NBA raggiungendo quota 1336 vittorie, si tratta della partecipazione numero 24 negli ultimi 25 anni di carriera e solo la scorsa stagione ha saltato questo appuntamento.
Guardando invece la situazione nelle due Conference, mentre ad Ovest i valori sembrano ormai delineati. Infatti oltre ai già citati Phoenix Suns primi, ci sarà solo da decretare chi arriverà terza tra i Golden State Warriors ed i Dallas Mavericks, e chi agguanterà l’ultimo posto utile per evitare i Play-In (ovvero il sesto) tra i Denver Nuggets ed i Minnesota Timberwolves, con i primi fortemente favoriti. Sicura del secondo posto Memphis, così come Utah del quinto, mentre ottava, nona e decima saranno rispettivamente i Los Angeles Clippers, i New Orleans Pelicans e i già citati Spurs.
Più incerta invece la lotta ad Est dove se il primo posto sembra ormai indirizzato ad i Miami Heat, per il secondo posto Boston Celtics, Milwauke Buckets e Philadelphia76ers sono separati solo da una vittoria. Serrata anche la lotta per il quinto posto dove i Toronto Raptors sembrano favoriti sui Chicago Bulls. Ai Play-IN invece parteciperanno i Cleveland Cavaliers, i Brooklyn Nets, gli Atlanta Hawks e gli Charlotte Hornets.
Valerio Laurenti