La vittoria dell’Unicaja Málaga rompe finalmente una striscia che per i baskettari spagnoli era diventata odiosa, tenendo presente che vedono come intruse del calcio Real Madrid e Barça.
Erano infatti 13 edizioni che una delle due polisportive portava a casa il titolo, con 9 di queste risoltesi con un Clásico in finale ed i successi quasi equamente distribuiti, 7 per il Barcellona, 6 per il Real.
Málaga era presente nell’ultima finale che non aveva visto una delle due presenti, era il 2009; un ricordo agrodolce, visto che in quel di Madrid l’Unicaja degli Haislip, Archibald, Berni Rodriguez, Carlos Cabezas o Boniface N’dong, per dire alcuni nomi, dovette arrendersi all’overtime contro l’allora Tau Ceramica in cui militavano stelle del calibro di Tiago Splitter, Pablo Prigioni, Mirza Teletovic o il match winner Pete Mickeal, autore della stoppata che valse il trofeo. Una delle finali di coppa più belle della Storia.
Il 2023, dopo la netta sconfitta del 2020 ad opera del Real Madrid, sa di rivincita per il club andaluso: Ibon Navarro ha costruito una squadra dotata di un criterio chiaro, con giocatori di grande movimento e range di tiro, ne è un esempio Osetkowski, ma anche Kalinoski.
Un gruppo capace di trovare di volta in volta un protagonista diverso: Brizuela è l’uomo partita contro il Barcellona ma fa acqua contro il Real? Ci pensa Kravish.
Nell’ultimo atto arriva la vittoria del gruppo e della consapevolezza: Tenerife gravita fin troppo intorno ai suoi due grandi vecchi Huertas e Shermadini e questo è il suo peccato capitale.
Che l’MVP se lo porti a casa Tyson Carter, appena 17 di valutazione, è uno degli indicatori dell’andamento della gara: per Ibón Navarro vanno a bersaglio tutti almeno due volte dal campo, eccetto Ejim che si limita ad una.
Anche se il premio, per la costanza e per gli intangibles che porta, lo meriterebbe sempre Alberto Díaz.
Il risultato finale, più stretto di quanto abbia detto il campo, visto che la tripla di Jaime Fernández – ex di turno – arriva a buoi ormai scappati.
È il successo del tecnico biancoverde: preso per capro espiatorio ad Andorra, nonostante le tante buone cose fatte negli anni precedenti, nella prima parte della sua esperienza, da subentrato, ha dovuto mettere una pezza al disastro fatto sul mercato precerente e salvare il salvabile.
Una volta in mano le redini, ha rivoltato come un calzino una grande decaduta per la quale i tempi dei fasti sembravano ormai un lontano ricordo impossibile da rivivere.
Meritato riposo, adesso, per i biancoverdi; alla ripresa farà visita al Martín Carpena un certo Marc Gasol.
Ah, la vittoria è doppia: l’anno prossimo le Final Eight saranno proprio a Málaga, notizia di oggi.
Nell’immagine l’Unicaja Malaga che alza la Copa del Rey, foto Malaga
Elio De Falco