Se c’è una cosa sicura è che il torneo NCAA del 2023 si è progressivamente sviluppato come una competizione in cui le “grandi” storiche hanno lasciato il posto a squadre di minore tradizione. Le Elite Eight prenderanno il via definiranno le quattro finaliste, e già si ha la certezza che almeno due di esse saranno esordienti: un motivo, dunque, di vivo interesse per il prosieguo della manifestazione.

Di seguito la cronaca delle gare delle Sweet Sixteen.

 

San Diego State 71-64 Alabama

 

Ritmo alto, giochi semplici e basati essenzialmente sulle letture della difesa, iniziative personali quando conta. Più che di college basket, quella tra Aztecs e Crimson Tide, sulle prime, è sembrata una gara di coppe europee.

Le due compagini si fronteggiano ad armi pari per quasi tutta la gara, fino a quando Alabama scappa poco prima della metà del secondo tempo, raggiungendo il +9. A quel punto, trascinata da un Darrion Trammell in serata di grazia, San Diego State si scuote, e prima impatta, poi sorpassa ed infine mette distanza con gli avversari.

I Crimson Tide tentano più volte un nuovo abbordaggio, ma vengono sempre ricacciati indietro, fino ai liberi di Micah Parrish che mandano i titoli di coda: per la prima volta nella sua storia SDS è tra le migliori otto.

 

Princeton 75-86 Creighton

 

Si ferma a due passi dal sogno la corsa di Princeton, che ha onorato coach Pete Carrill nel modo migliore, disputando una March Madness di altissima qualità. Creighton però si dimostra superiore, in particolar modo grazie alla sua abilità di creare vantaggio con il pick&roll centrale, che siano tiri aperti o penetrazioni.

È grazie a questa loro arma che i Bluejays sin dall’inizio scandiscono la cadenza della sfida. A volte gli avversari hanno modo di mettere la testa avanti, ma sono sempre gap sottili ed effimeri, tant’è che Creighton nella ripresa si porta anche sul +16.

Da lì di fatto è pura accademia, e, come accaduto solo nel 1941, il college gesuita stacca il biglietto per le Elite Eight.

 

Florida Atlantic 62-55 Tennessee

 

“Il mio anno preferito” è un libro in cui Nick Hornby raccoglie tredici racconti di colleghi scrittori riguardanti il calcio inglese. Gli addetti ai lavori e i supporter di FAU, tuttavia, potrebbero tranquillamente adottarne il titolo per descrivere quello che stanno vivendo: non solo nel 2023 la loro squadra ha fatto capolino per la seconda volta nel torneo NCAA, ma si è infatti pure spinta fino alle migliori otto.

Questa volta a cadere sotto i colpi della Cenerentola tra le Cenerentole sono i Volunteers di Tennessee, che pure menano le danze per larga parte del match. A nove minuti dal termine, tuttavia, la gioia e rivoluzione degli Owls prende il sopravvento, concretizzandosi in una tripla di Micheal Forrest.

Tennessee perde la bussola e il margine con Florida Atlantic si amplia sino a diventare incolmabile.

 

Michigan State 93-98 Kansas State

 

Pur con l’onore delle armi, gli Spartans sono costretti alla resa contro i Wildcats, che dopo i cinque anni tornano tra Elite Eight e sognano, ora, le loro prime Final Four. Un risultato che sarebbe meritato, per la stagione condotta finora, anche considerando che coach Jerome Tang è all’esordio assoluto come capo allenatore.

La gara ha visto i grigio-viola tenere largamente la testa avanti, condotti da un ispirato Markquis Nowell e un efficace Keyontae Johnson. I rari vantaggi di Michigan State sono stati costantemente rintuzzati nel giro di poche azioni.

Il canestro di Tyson Walker a cinque secondi dalla sirena ha ridato agli Spartans una speranza, svanita però immediatamente nel supplementare, quando l’atletismo di David N’Guessan e Johnson ha scavato il solco, prima che a chiudere la gara fosse, meritatamente, una rubata di Nowell conclusa con un contropiede in solitaria.

 

Miami (FL) 89-75 Houston

 

Fino al nuovo millennio l’università di Miami era conosciuta soprattutto per il suo programma di football americano. Via via, poi, ha iniziato a fare capolino anche quello di pallacanestro, ma sempre in tono minore.

Dopo essere passati anche attraverso un brutto scandalo, le prestazioni sono poi  migliorate, fino ad arrivare all’ultimo biennio, quando per due volte gli Hurricanes si sono iscritti nel cerchio delle migliori otto. L’anno scorso avevano superato Iowa State, mentre questa volta è stata Houston a cadere sotto i colpi dei verde-arancio, specialmente di quelli della guardia Nijel Pack.

Incursore e tiratore affidabile, è lui che, insieme all’atletico e pirotecnico compagno Isaiah Wong, ha rimandato Houston a casa a mani vuote.

 

Xavier 71-83 Texas

 

Una storia incredibile. Chris Beard, alma mater Texas, nel 2021 viene chiamato a guidare i Longhorns e confeziona una stagione da 22-12. Quest’anno ottiene un 7-1, ma ad inizio gennaio viene esautorato a causa di un’aggressione  avvenuta in ambito famigliare: mentre lo stesso trova posto a Ole Miss, la squadra è presa in carico ad interim da Rodney Terry.

Il basket proposto dal nuovo tecnico è veloce, reattivo, di passaggi diretti e tesi, a tutto campo quando è possibile. È proprio con queste armi che gli arancio-bianchi superano Xavier, che riesce a reggere il ritmo texano solo fino a metà primo tempo.

Il secondo parziale meriterebbe una mercy rule in stile football americano, perché Texas è sempre in controllo e passa agevolmente il barrage.

 

Connecticut 88-65 Arkansas

 

Cosa succede se poni un branco di affamati husky, che in fondo restano dentro un po’ lupi, di fronte ad uno di cinghiali? La traduzione agonistica di quello che il lettore ha sicuramente immaginato si realizza nella sfida tra Connecticut e Arkansas.

Gli uomini di coach Dan Hurley partono con il freno a mano tirato, salvo poi iniziare ad azzannare la partita già prima della pausa lunga. A cantare e portare la croce è la guardia Jordan Hawkins, coadiuvato dal solito immarcabile Adama Sanogo.

Gli avversari a rientrare nemmeno ci provano, e così gli Huskies, dopo nove anni, tornano nel loro habitat naturale. E occhio, perché le ultime tre volte (2009, 2011 e 2014) hanno portato a casa la finale a quattro, e negli ultimi due casi pure il trofeo.

 

Gonzaga 79-76 UCLA

 

Non basta Hollywood, quando dall’altra parte hai Gesù. UCLA, riserva naturale dell’immaginario collettivo globale, sfida un ateneo gesuita, per di più dedicato al patrono dei giovani (San Luigi Gonzaga), che, come i colleghi di Creighton, alla fine riesce ad avere la meglio.

Entrambe le squadre prediligono avvicinarsi al ferro, ricorrendo al tiro pesante solo quando la difesa preclude l’entrata in area. Ne viene fuori una gara ad armi sostanzialmente pari, giocata a ritmi compassati ed illuminata solo da qualche sporadica transizione dovuta a recuperi, e sono i Bruins ad avere per lungo tempo il pallino in mano, mantenendo un gap di una decina di punti

Gonzaga però pian piano si riavvicina, ed il sottomano del +2 siglato da Malachi Smith, è il segnale di un’inerzia cambiata, che da quel momento prende la strada di Spokane: ci sarebbe, è vero, un vantaggio californiano mandato a segno da Amari Bailey a 12” dalla sirena, ma la successiva tripla di Julian Strawther, insieme all’ultimo libero dello stesso, sanciscono la promozione dei Bulldogs.

 

 

Luigi Ercolani