FOTO: Palla a due del clásico (via Twitter)

di Elio De Falco

Con la vicenda Heurtel ancora fresca, i blaugrana infliggono al Real Madrid la prima sconfitta stagionale in campionato. MVP del match il grande ex Mirotic.

Polemiche per l’importanza data dalla ACB alla partita, da parte dei supporters di altre compagini storiche (Baskonia su tutte), polemiche per il calendario, a dire di alcuni fatto apposta per far giocare questo incontro proprio durante le feste, polemiche d’annata per il ritorno in Spagna di Mirotic che ha scelto i blaugrana nonostante il suo passato nella capitale, polemiche, infine, per lo spinoso caso Heurtel. 

Con l’Asociación de Baloncestistas Profesionales (ABP), il sindacato dei cestisti spagnolo, sul piede di guerra, il Barça si presenta al Palacio de los Deportes dell’Avenida Felipe II con un ambiente in subbuglio; ma anche con una motivazione extra, dimostrare di essere più forte anche senza il giocatore francese. 

E lo fa, lo fa eccome. 

Mirotic è indemoniato, domina a rimbalzo, confeziona una doppia doppia da 26+10r e piazza la stoppata decisiva su Laprovittola a pochi istanti dalla fine, quando i padroni di casa profondevano il massimo sforzo per riequilibrare il risultato.
Dal Clásico di Heurtel al Clásico di Mirotic passano poco più di 26 minuti in cui l’hispanomontenegrino è la valvola di sfogo di tutta la rabbia accumulata dal gruppo, immarcabile per il giovane Garuba, ma anche per tutti gli altri, come dimostra l’ingente mole di falli subiti (9) che va a coronare un irreale 41 di valutazione.
Ma è tutto il Barça a giocare da grande, mentre il Real si affida a momentanee folate di singoli che solo apparentemente spostano l’inerzia di un incontro che gli ospiti, in realtà, tengono sempre sotto controllo fino allo strappo finale che permette loro di raggiungere una rendita di 10 punti che l’arrembaggio finale merengue riesce solo a dimezzare. Madrid è espugnata, il Clásico è blaugrana (82-87). 

Con Polonara tenuto a riposo, il Baskonia trova nel finale la vittoria sul parquet di Zaragoza (89-92) e si assicura il posto per le Final 8 di Copa del Rey che si disputeranno a Madrid a metà febbraio. In assenza dell’ala-pivot azzurra, è il duo Giedraitis (27) – Vildoza (19) a fare la voce grossa, rendendo vani gli sforzi dei padroni di casa, tra cui brillano Barreiro (20) ed il solito Ennis (18).
Finale thriller, Zaragoza ha dalla sua una tenacia ed una fiducia incrollabili, rintuzza più volte i tentativi di fuga avversari ma vede le proprie speranze infrangersi sul ferro che sputa via la tripla di Ennis. Il Baskonia ottiene la posta in palio, ma questa Zaragoza è ben altra cosa rispetto alla polveriera di inizio stagione. 

Riprende la marcia di Tenerife. Gli Aurinegros, che recuperano Huertas (19) e Fitipaldo, superano con il risultato di 93-81 un’ostica Andorra che combatte fino alla fine nonostante lo svantaggio di 20 punti accumulato dopo tre frazioni di gioco (75-55). Decisivo il ritrovato Shermadini: l’ex canturino (17 per lui) si mostra fondamentale nelle due estremità del match. È proprio il georgiano a siglare i primi 9 punti degli isolani, ovviando alla scarsa mira dall’arco dei compagni; riappare nel finale per ricacciare indietro gli ospiti che avevano accorciato le distanze a soli 5 punti dopo un pesantissimo parziale di 18-3 costruito nella prima metà dell’ultimo quarto. Tra i pirenaici, doverosa la menzione per il polacco Gielo (18), grande protagonista della rimonta che ha rimesso in bilico il match. Andorra c’è e spera ancora in un posto per la kermesse di coppa. 

Altro big match di alta classifica nel weekend natalizio: Burgos si veste da corsara e sbanca il Palau Olimpic di Badalona (78-95) grazie ad un secondo tempo stellare, con Rivero (25 e 37 val) principale alfiere dei castigliani. La Penya resiste solo per metà gara, nonostante un’avvio più che promettente firmato dalle triple di Ribas e Bassas, e solo grazie alla costante risposta che Ventura (13) e Birgader oppongono al progressivo aumento dei giri del motore ospite.
Al rientro dagli spogliatoi la Joventut prova ancora a tenere a bada gli avversari, tuttavia Benite e Cook decidono che è il momento di piazzare la fuga: parziale di 14-4 e massimo vantaggio.
Il quarto periodo è solo garbage time di durata eccessiva per i padroni di casa. 

Vince anche Valencia che si sbarazza (101-75) in poco più di un quarto di un’inerme Guipúzkoa che non ha mai dato l’impressione di essere più di un semplice sparring partner dei taronja. 65 punti in 20 minuti, con Tobey (17), Hermannsson (17) e Dubljevic (16) in serata di grazia a chiarire da subito chi comandasse sul parquet della Fonteta, bastano a dare la stima dell’enorme divario tecnico tra le due compagini scese in campo. Per i baschi di Marcelo Nicola solo sprazzi di Echenique (15) e Francis (13) quando, ormai, i giochi erano ampiamente fatti.
Match senza storia, Valencia vede più vicina la Copa del Rey, Guipúzkoa vede il baratro, ma questa è storia già nota. 

Quasi certa dell’accesso alla coppa è Málaga, che espugna Miribilla contro una combattiva Bilbao che cede solo alla grande prestazione corale, con Brizuela (15), Abromaitis (15) e Thompson (15) sugli scudi, degli andalusi, bravi a piazzare la fuga decisiva a metà secondo quarto ed a controllare i tentativi di Kulboka (15) e compagni di ricucire lo strappo. Da segnalare il debutto del neo arrivato alla corte di Alex Mumbrú, primi minuti e punti per il pivot nazionale nigeriano Aminu, arrivato per coprire la perdita di Balvin.
Málaga, con una gara da recuperare, è a poca distanza dallo staccare il pass per Madrid. 

Prova a restare attaccata al treno di coppa l’UCAM Murcia; gli universitari schiantano l’Obradoiro (93-76) con una prestazione di grande costanza e le ottime performance di Jordan Davis (18) e Cate (10 e 21 di valutazione). Non basta, agli ospiti, un ispirato Cohen (20); Robertson (14) passa da eroe a cattivo di giornata con il desolante 1/12 finale dall’arco.
Match indirizzato già dalle prime battute, con i padroni di casa a tentare lo strappo e gli ospiti a rimorchio. Il divario, più che i parziali, lo crea la continuità locale: Murcia, come la formica delle favole, mette da parte un po’ di vantaggio alla volta, ottenendo così un successo più largo di quanto si sarebbe potuto pensare ad una prima occhiata. 

Tra assenze e novità da ambo le parti, l’Herbalife Gran Canaria fa suo il match del Nou Congost ai danni di una Manresa in cui ha debuttato l’ex Montepaschi Siena Matt Janning. Anche tra gli ospiti è giornata di debutti, Clark e Kilpatrick calcano per la prima volta un parquet con la maglia canarina addosso. Sono, però, i veterani dei rispettivi spogliatoi ad assurgere a protagonisti: Eatherton (15) da una parte e Dimsa (18) dall’altra. Match equilibrato per tutti e 40’, con continui sorpassi tra le due squadre; tuttavia peccano di precisione i padroni di casa nel momento decisivo, “Granca” ne approfitta per la minifuga decisiva che chiude le ostilità con un canestro pesante di Shurna. Finisce 64-71. 

Prima vittoria per Joan Plaza da capo allenatore del Betis. I biancoverdi trovano in Ndoye (20) e Ouattara (21) i punti necessari a controbattere al trentello di Trimble (30) e battono 86-79 una Fuenlabrada troppo impegnata, nelle prime battute di gara, a giocare al “tiro al piccione” piuttosto che a pallacanestro. Partita quasi sempre in controllo per gli andalusi: nel secondo periodo scappano sul +20 e solo un’effimera fiammata di Marc García rimette a contatto gli ospiti all’intervallo (44-39). Nel secondo tempo è solo Trimble a tenere a galla i madrileni, ma non è sufficiente: la cura Plaza comincia a sortire i suoi primi effetti su un roster che, almeno sulla carta, dovrebbe puntare a qualcosa in più di una stentata salvezza. 

MVP: Nikola Mirotic (Barcellona)

26 punti, 10 rimbalzi, 9 falli subiti, 41 di valutazione. Sul palco delle polemiche è il grande ex di turno a prendersi la scena con ciò che meglio sa fare: giocare a basket. “Prova a prendermi”, sembra dire ogni volta che sfugge all’avversario che ha solo una scelta: fare fallo, sempre se ci riesce. 

È curioso che “Miro” sfoggi il meglio del suo repertorio proprio nel teatro dove ha mosso i suoi primi passi in ACB, quello che gli ha aperto la porta del sogno americano. Ma, in fondo, queste sono le storie più ricercate nello sport. 

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Fonte: acb.com