“In A2 non c’è un livello alto, ma è anche vero che gli infortuni sono un fattore preponderante ed è difficile valutare le squadre.”
Marco Calamai, allenatore in Serie A2 e A1 tra gli anni 80′ e 90′, ci ha parlato del suo pensiero sulla Serie A2 di quest’anno, analizzando come gli infortuni siano diventati sempre più difficili da gestire, ma soprattutto che le società con un progetto basato sui giovani non solo aiutano il sistema, ma vincono anche: “A Pesaro e Cividale si vedono i risultati, ci vuole coraggio, so che non è facile, ma le società vogliono vincere nell’immediato, senza programmazione“.
Calamai conduce anche un suo programma tv, BasketLand, in onda in diretta ogni domenica alle 22 sul canale 81 del digitale terrestre e sulla pagina Facebook del programma. Tra gli ospiti c’è anche il nostro vicedirettore, Fabrizio Pungetti, e infatti uno degli argomenti di cui si è parlato è stato proprio l’analisi della situazione della Fortitudo Bologna: “Al Paladozza è difficile vincere, sarà un’avversaria ostica per tutte ai playoff!“.
E non solo, perchè anche la situazione infortunati, non solo per la Fortitudo ma per oltre la metà delle squadre in A2, è da analizzare, perchè non ci sta mostrando i veri valori delle squadre. Oltre a questo, si è parlato anche di instant replay, di sorprese e delusioni, del livello di questa A2, della fuga dei giovani e degli allenatori in A2, più esperti di quelli di A1.
–Il tema molto importante che sta tenendo banco in questi ultimi mesi è la “fuga” dei giovani talenti italiani, tra NCAA e Europa. Secondo lei qual è la scelta migliore e cosa si può fare per contrastare questa situazione?
“Un giovane che vuole affermarsi purtroppo è quasi obbligato ad andare in NCAA. In Italia, qualcuno di chi ha vinto l’Europeo U20 gioca, come Marangon e Ferrari, a Cividale, dove c’è un maestro come Pillastrini che fa questo da trent’anni. Anche Trucchetti a Pesaro gioca abbastanza, Assui a Varese molto meno. C’erano poi alcuni giovani di Milano che sono dovuti andare a giocare all’estero, come Suigo e Garavaglia. La storia è la stessa, ci sono pochissimi allenatori e società che mettono in campo i giovani. Non credo che sia una scelta ottimale andare in America, però per giocare e migliorare è giusto farlo.”
–Secondo lei, da dove parte il problema di dare poco spazio ai giovani in Italia?
“Le società vogliono vincere nell’immediato, senza un progetto o un programma. Ci vuole coraggio, so che non è facile però credo che questa sarebbe la strada giusta, anche perchè adesso non possiamo dire di non avere i giocatori. I vari Datome, Melli, sono dovuti andare via per giocare e affermarsi, in NBA e poi in Europa. Spagnolo è pronto a giocare titolare in una squadra di Eurolega, la Virtus Bologna potrebbe prenderlo come play se dovesse partire Pajola. Credo che alla fine i giovani facciano bene ad andare via, perchè il sistema italiano, società e allenatori, non li premia. Cividale e Pesaro hanno impostato un buon progetto e si vedono i risultati. Pesaro è prima in classifica pur avendo giocato quasi tutte le partite senza un americano. Chi sviluppa questi progetti, quindi, non solo produce dei giovani interessanti, ma vince anche. Djordjevic in Virtus metteva Pajola in campo quando aveva davanti Markovic e Teodosic, e tutti non capivamo il motivo, ma alla fine guarda Pajola dove è arrivato oggi. Gli allenatori di scuola slava sono più coraggiosi di noi.”
–Il livello di questa Serie A2 sembra uno dei più competitivi di sempre, con un grande equilibrio, secondo lei è un livellamento verso l’alto o verso il basso?
“Ho visto tante partite di A2, secondo me non c’è un livello alto. C’è molto equilibrio ma non verso l’alto, senza una squadra leader al momento. C’è un aspetto che, però, dobbiamo mettere in evidenza di questa A2: gli infortuni. 12 squadre su 20, ovvero il 60%, hanno avuto infortuni importanti di giocatori fondamentali. La Fortitudo Bologna ne ha avuti più di tutti, e comunque sta riuscendo a fare un buon campionato, ma è anche l’unica squadra che, ad ogni infortunio, o quasi, ha trovato un sostituto, le altre non lo hanno fatto. Pesaro è prima in classifica con Felder che ha giocato 4/5 partite; Verona, che è la squadra che ha speso di più, non ha mai visto Johnson, e McGee ne fa una sì, e due no, poi si è rotto anche Baldi Rossi. Francis a Brindisi avrà fatto 4 partite, Rimini è da un mese e mezzo che sta facendo cose straordinarie senza Robinson, il play. Cividale con Freeman era imbattuta fino a qualche settimana fa, ma si è rotto, insieme a Ferrari, e anche Marangon domenica non ha giocato. Woodson a Livorno non ha giocato per tante partite. Rieti ha perso Mian. Bergamo ha costruito una squadra forte, ma se si investe su D’Angelo Harrison, forse l’americano più costoso del campionato, e sta fuori due mesi, diventa dura. E’ difficile fare delle valutazioni. In A2 non è come in Eurolega che i giocatori si fanno male perchè non ci si allena e si gioca troppo. Si gioca tanto anche in A2 ma tutti i giocatori forti si sono fatti male, non ho una spiegazione a questo. Così si vanno ad alterare anche i risultati. Credo che alla fine Verona potrebbe uscire fuori, ma c’è bisogno che Johnson torni in campo. Rimini è la squadra che gioca meglio, ma ha bisogno di entrambi gli americani. Quando ci sarà qualche squadra al completo, capiremo la vera forza. Non vedo sinceramente un grande campionato, l’anno scorso Udine ha fatto scuola a sé, e insieme a Cantù mi sembravano due squadre più robuste.”
–E’ arrivato il momento di inserire l’instant replay per ogni partita in A2?
“Non so quale possa essere il costo, ma credo che sarebbe importante. Il livello fisico in A2 è molto alto, i contatti ci sono e sono tanti, e su molti ci vorrebbe l’instant replay. In A1 è molto utile, però -e non ho una soluzione- tante volte le partite si spezzettano troppo perchè si sta tanto tempo ad analizzare la situazione. Siccome c’è una regola, ovvero che se il replay non è chiaro si resta con la decisione presa in campo, andrebbe seguita. Perchè con pause troppo lunghe si mettono fuori partita le squadre, il pubblico si innervosisce. La soluzione potrebbe essere questa, guardando le immagini, ma non per troppo tempo.”
–Sta notando qualche novità di gioco, molti dicono che principalmente si tira da tre e si gioca con il pick and roll?
“Direi che questa è la sintesi. Quasi tutte le squadre giocano così. Di diverso vedo che la Fortitudo, quando i suoi giocatori stanno bene, esprime la miglior difesa, mettendo una pressione sulla palla e gli avversari incredibile. Il gioco di attacco di Rimini mi piace molto, facilitato dal fatto di avere tre esterni che nessuno ha: Tomassini sembra che abbia cancellato la carta d’identità, ha 37 anni però quando gioca quei 20 è fondamentale, e alcune volte fa anche il playmaker; Denegri è un americano in questo campionato; Marini, secondo me, è il giocatore più vincente dell’A2. E poi hanno Camara, che non capisco come faccia a non giocare in A1, con la sua stazza fisica e con una buona mano al tiro se la gioca con qualsiasi americano in questo campionato. Mi piace anche Cento, che fa sempre di necessità virtù, Di Paolantonio è molto bravo, ha rivitalizzato Devoe, e Davis non so perchè non lo prendano le squadre forti, è sottovalutato ai massimi livelli. Cividale anche gioca bene, ma per il resto è un campionato stranissimo: Bergamo vince con Fortitudo e Brindisi, poi va Torino e perde di 33, nessuno al mondo avrebbe scommesso su questo risultato! Per risultati come questi che non parliamo di un livello alto.”
–Quali sono le sorprese e le delusioni, finora, di questa stagione di A2?
“La sorpresa più grande è Pesaro, che è sicuramente il più bel progetto, con tanti giovani e uno straniero come Miniotas che è molto utile, concreto. Gli italiani stanno andando oltre le loro potenzialità, Trucchetti, Tambone, Bucarelli, stanno facendo molto bene. Inoltre è una società che non ha uno sponsor principale, con Spiro Leka che sta portando avanti il progetto, e mi sembra un bel messaggio per il campionato. Non credo che riusciranno a resistere fino in fondo, però se si è ancora primi dopo 18 giornate, significa qualcosa. Rimini, Cividale, Livorno giocano bene, così come anche Mestre, che ha un allenatore, Ferrari, che mi piace molto. Delusioni è un pò presto, le ultime due, Roseto e Ruvo di Puglia, hanno avuto problemi e infortuni, ma comunque hanno fatto qualche colpo contro le big. Mi sembra che anche le più indietro in classifica sono squadre che valgono quelle posizioni, al momento. Mi aspettavo di più da Forlì, perchè Martino è esperto, però mi sembra abbiano costruito una squadra troppo anziana.”
–A Bologna fa molto discutere questa situazione infortuni, e anche alcune scelte di mercato su giocatori di età avanzata, ma comunque sta conquistando dei risultati discreti, tra alti e bassi, che idea si è fatto e quale sarà, per lei, il destino della Fortitudo in campionato?
“La Fortitudo ha fatto vedere di stare bene in campo quando è al completo. Ha due playmaker veri come Fantinelli e Della Rosa, ha un’ottima difesa, ed è vero che ci sono molti giocatori non giovani. Mazzola è ottimo per l’A2 ma ha 38 anni, Imbrò e De Vico oltre i 30. E’ anche vero, però, che, se si prende un allenatore, bisogna conoscere le sue caratteristiche. Prendendo Caja si è consapevoli di costruire una squadra vincente, aggressiva in difesa, che non segnerà molto ma limiterà gli avversari, e lui predilige sempre giocatori esperti, perchè il suo gioco è difficile da imparare. Io sono convinto che, se ci fosse stato un progetto 3 anni fa, oggi la Fortitudo sarebbe stata dov’è, magari anche un pò più indietro, ma con qualche giovane in più. Tutti devono fare i conti con la Fortitudo, che arriverà ai playoff, dove è molto probabile che le due partite al PalaDozza le vinca. Sarà un’avversaria scomoda per tutti.”
–Cosa auspica e cosa vede nel futuro della società per la Fortitudo Bologna?
“Auspico che rimanga questo pubblico straordinario, che niente e nessuno riesce a mettere in difficoltà. Spero anche che ci sia una sponsorizzazione più importante di quella che, con grande fatica, ha dovuto rendere Gentilini con Flats Service perchè non c’era altro. Spero rimangano in società tutti quei dirigenti che ci sono, insieme a presidente e consiglieri, che possono dare un contributo concreto alla Fortitudo, e che ognuno abbia le sue responsabilità, una collaborazione tra tutti.”
–Ci sono tanti allenatori italiani esperti in A2, mentre in A1 è l’opposto con tanti stranieri, secondo lei questo cosa significa?
“Significa che se ci sono 2 stranieri e 8 italiani si può fare l’allenatore, difese particolari, giochi d’attacco di un certo tipo, si può allenare. In A1, anche per chi non fa le coppe, si deve sintetizzare il tempo di allenamento perchè non ce n’è molto per allenarsi, e soprattutto 6 o 7 stranieri fanno gruppo. Un allenatore come Ramagli o Vitucci ha scelto l’A2, secondo me, volentieri, perchè riesce ad allenare e a vedere se le cose che costruisce vanno bene, e ha un riscontro. L’A2 da questo punto di vista, da sempre, ma ora in particolare con tanti stranieri in A1, è una fucina di allenatori molto esperti, coach con carriere decennali. In A2 si allena!”
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In foto Marco Calamai