Nel suo triennio ad Avellino conosco Pino Sacripanti, che è stata la prima persona a credere in me. All’epoca avevo un lavoro da giornalista, scrivevo dei pezzi in inglese per Eurobasket, a titolo gratuito.

L’inizio della carriera di Nicola Egidio nel mondo del basket nasce proprio ad Avellino, dove è nato e dove inizia ad appassionarsi alla pallacanestro: “Quando Avellino era ancora in A2, per caso, mio padre mi portò a vedere una partita e da lì è scoccata la scintilla.
Da quel momento, prima in Irpinia, poi ha vissuto Basket City, sponda Virtus, sempre in compagnia di coach Sacripanti. A Treviso ottiene il suo primo contratto ufficiale, dove fa molto bene centrando i playoff al primo anno. Nel 2023 torna affianco di Pino Sacripanti, a Scafati, da DS, conquistando la salvezza, e dall’anno scorso è a Pesaro, dove quest’anno ha costruito la squadra che si trova al primo posto in classifica, in solitaria, con un record di 10 vittorie e 2 sconfitte.

Nicola Egidio si è raccontato a BM, parlando del suo legame con Pino Sacripanti, delle prime esperienze, dell’avventura a Scafati e poi a Pesaro, la costruzione del roster di quest’anno e i risultati finora ottenuti, oltre ad uno sguardo sui temi attuali del mondo della Serie A2.

Come nasce la sua passione nel basket?
“Il mio avvicinamento alla pallacanestro coincide con la promozione in A1 di Avellino, la squadra della mia città. Quando Avellino era ancora in A2, per caso, mio padre mi portò a vedere una partita e da lì è scoccata una scintilla. Fino ai 20 anni ho giocato, seppur non a livello professionistico, e tutte le domeniche potevo andare al palazzetto a vedere le partite. Avellino è stata promossa in A1 quando il campionato italiano era sulla cresta dell’onda, e quindi ho avuto la possibilità di conoscere dal vivo tanti giocatori di un certo tipo.”

Come è iniziata la sua carriera?
“Ho proseguito gli studi, laureandomi in Lettere classiche, quindi un binario diverso dal basket. Ho sempre mantenuto acceso il fuoco e la passione per questo sport, seguendo praticamente tutti i campionati. Quindi anche se avessi fatto altro nella vita, avrei comunque avuto questo interesse nei confronti del basket. Si concretizza, poi, la possibilità ufficiale di entrare in questo mondo: nel suo triennio ad Avellino conosco Pino Sacripanti, che è stata la prima persona a credere in me. Io all’epoca avevo un lavoro da giornalista, scrivevo dei pezzi in inglese per Eurobasket, a titolo gratuito. Questo però mi ha permesso di ampliare il network di conoscenze, ampliando i contatti. La presenza di Pino ad Avellino mi ha aiutato, perchè di fatto mi ha scoperto, e dopo, quando lui firma alla Virtus Bologna, mi coinvolge nella costruzione del roster, seppur non avessi un ruolo ufficiale nell’organigramma virtussino, stagione 18/19.
L’AD di quella Virtus è Alessandro Dalla Salda, attuale AD di Pesaro. Ci conoscemmo in quella circostanza dove, per un mix di componenti, ebbi la fortuna di suggerire alla Virtus Kevin Punter, che fu il mio biglietto da visita. L’anno successivo, nel 2020 post Covid, firmai il mio primo contratto ufficiale da scout con Treviso Basket, dove lavorai insieme ad Andrea Gracis, DS dell’epoca, e in quei due anni raggiungemmo un incredibile sesto posto al primo anno, rispetto all’obiettivo salvezza che ci eravamo posti.
C’è stato infine l’anno a Scafati e poi Pesaro, dove sono al secondo anno.”

Pino Sacripanti nell’Anteprima A2 di due settimane fa ha detto di essere pronto a tornare. Con lui sia a Scafati che a Pesaro, l’esperienza si è interrotta per un problema di salute. Qual è l’augurio che gli fa per il futuro?
“Tanto amaro in bocca, soprattutto a Scafati. Quella squadra era molto intrigante, se tutto fosse andato come sarebbe potuto andare, credo che ci saremmo tolti delle soddisfazioni ulteriori. Fu comunque una stagione storica perchè ci salvammo con largo anticipo, garantendo al club la partecipazione al campionato di Serie A per il terzo anno consecutivo, cosa che non era mai successa nella storia di Scafati. Personalmente però resta amaro in bocca, perchè avevamo un nucleo di giocatori molto interessante e stavamo iniziando a raccogliere i frutti del lavoro estivo, e poi la partenza di Pino ha dissestato un pò la squadra, anche se dopo con Matteo Boniciolli facemmo tante vittorie in un breve periodo. Tanto rammarico per un’esperienza, seppur molto positiva, che sarebbe potuta essere ancora più ricca di soddisfazioni. A Pesaro, purtroppo Pino lascia la panchina dopo tre partite, tra l’altro lui aveva la doppia carica di allenatore e GM, quindi tanti giocatori del gruppo che avevano firmato anche per la sua presenza, si sono disorientati. Fortunatamente Spiro Leka è riuscito a rimettere in sesto una stagione partita molto male. Adesso non posso che essere felice se Pino è pronto a tornare dove merita di stare, voglio sottolineare che lui, aldilà dei trofei vinti, è stato l’allenatore di Avellino con il miglior record nella storia della squadra irpina, quindi il percorso che ha tracciato è la parte più importante.”

Come ha operato sul mercato, c’è stata una mini rivoluzione, con tanti giocatori importanti ceduti e nuovi giovani arrivati.
“Quest’anno abbiamo deciso di adoperare una strategia diversa, facendo tesoro degli errori dell’anno passato: linea verde, cercando di aumentare la tenuta fisico-atletica della squadra, e per farlo, si è adottata la linea del ringiovanimento. Abbiamo iniziato a marzo, procedendo alla firma di Alessandro Bertini e alla riconferma di Octavio Maretto. Abbiamo poi aggiunto profili altrettanto giovani, come quello di Stefano Trucchetti, che ha vinto l’oro nell’Europeo U20, e Nicolò Virginio. Inoltre puntellando la squadra con un nucleo di giocatori esperti, ma con ancora tanto da dare, con del fuoco dentro. Gente che, rispetto ai giovani, hanno un vissuto diverso, ma che sono venuti a Pesaro non per scelte di comodo, ma per far bene e cercare di riportare questa società in A1.”

Qual è stata la scelta dei due stranieri?
“Abbiamo aggiunto due stranieri di livello assoluto. Key Felder è un giocatore, anche se non lo abbiamo ancora visto al 100%, che in A2 non si è mai visto. Miniotas è un giocatore solido, versatile, è un ragazzo d’oro, come tutti quelli del gruppo, e ci dà un punto di riferimento interno ed una versatilità in quel reparto, tra i lunghi, che l’anno scorso non avevamo. In una trasmissione locale a Pesaro ho detto che Miniotas, in piccolo, è il nostro Miro Bilan, un playmaker aggiunto. E’ un profilo internazionale, ha giocato con i Wolves, in Eurolega e in Eurocup, ha giocato 7 partite in Nazionale. Credo molto nel mercato europeo, che spesso viene sottovalutato, e invece loro aiutano spesso nella chimica di squadra anche come rapidità di adattamento al contesto in cui arrivano.”

Si aspettava un inizio così?
“Mi aspettavo che potessimo far bene, perchè sin dal primo giorno di ritiro abbiamo tutti percepito che questo gruppo avesse qualcosa dentro. Questa A2 è un campionato senza padroni, non c’è una schiacciasassi, c’è tanto equilibrio. Credo che il fatto di aver adoperato una strategia di costruzione diversa, improntata alla linea verde, stia pagando i suoi dividendi per il momento. Questo inizio non è casuale, stiamo facendo le cose per bene da marzo, e questi ragazzi è un piacere allenarli, perchè sono molto ricettivi. Le proposte dello staff vengono assorbite con grande piacere, è un gruppo stimolante da allenare perchè è affamato.”

L’obiettivo iniziale non era puntare alla promozione diretta, ma si sa, l’appetito vien mangiando, si può puntare al primo posto?
“Ci siamo dati l’obiettivo di procedere a step, prima mettendo al sicuro la salvezza, perchè questo è un campionato particolare, poi pensiamo ai play-in, playoff e infine magari ci fionderemo sulla promozione diretta. Può cambiare tutto in due o tre partite con tutti questi turni infrasettimanali così condensati. E’ ovvio che noi vogliamo fare la miglior stagione possibile, non ci tireremo indietro, non ci poniamo limiti, pensiamo a partita dopo partita a fare il meglio possibile. La nostra forza finora è stata proprio quella di procedere per step, e dobbiamo continuare a ragionare così. Siamo solo ad un terzo del campionato, è troppo presto, siamo in una frase embrionale.”

Qual è stata la risposta del pubblico?
“I tifosi sono molto entusiasti, hanno apprezzato questa strategia diversa, anche perchè poi i risultati stanno arrivando. Pesaro è anche una piazza, diciamo istintiva, ma l’amore per la pallacanestro c’è, sta a noi riconquistare i nostri tifosi, piano piano anche i risultati da quel punto di vista stanno arrivando. Si è riacceso l’entusiasmo nell’aria.”

Com’è strutturata la società, manca ancora lo sponsor?
“Manca il title sponsor, c’è un Consorzio. La società si sta muovendo per favorire l’entrata di nuove risorse, e credo che il campo possa dare una mano, i risultati che stanno arrivando potranno dare un motivo in più a chi vorrà farsi avanti e dare un futuro sempre più luminoso alla VL. Il presidente Valli sta facendo degli sforzi incredibili, e a cui va data estrema gratitudine e riconoscenza.”

Foto Ciamillo Castoria, Nicola Egidio

I quattro ragazzi, quindi Maretto, Bertini, Virginio e Trucchetti, che profilo hanno, e a che livello possono ambire?
“Sono dei ragazzi in parabola ascendente. Maretto e Bertini credo li vedremo calcare i parquet della Serie A, sarebbe bello farlo con la maglia biancorossa della VL. Trucchetti è un ragazzo estremamente disponibile, come tutti e quattro, vede il canestro in maniera particolare, ha della qualità eccelsa per fare alcune cose, e deve migliorare in tante altre. Ha stoffa, poi la carriera di un giocatore può dipendere da tante cose soprattutto dal contesto di squadra in cui finisce. Virginio ha iniziato per la prima volta una stagione sportiva avvertendo la fiducia da parte della propria squadra, finora iniziava gli anni sapendo che non avrebbe avuto tanto spazio. Deve limare alcuni aspetti del suo gioco, però siamo convinti di aver scelto dei ragazzi con un gran potenziale, forse Maretto e Bertini sembrano pronti a calcare già dei parquet di Serie A.”

Secondo lei questa squadra ha ancora margini di crescita?
“Secondo me sì, perchè quando Felder entrerà nel motore di questa squadra, verrà aggiunta l’imprevedibilità, l’estro di cui questa squadra ha bisogno. E’ un piacere vedere questo gruppo giocare, per come ci passiamo la palla e condividiamo la pallacanestro. Con il tempo credo che però ci serva anche un pò di estemporaneità, che ci potrà dare Felder.”

Spiro Leka sembra l’allenatore adatto, anche se in passato c’è stata qualche tensione con il pubblico.
“Credo che Leka, insieme allo staff, stia facendo un lavoro eccellente. In questo sono aiutati da un gruppo molto disponibile ad accogliere le proposte, quanto al resto, noi ci concentriamo sul campo. Ci possono essere delle polemiche più o meno sterili, ma penso che Spiro stia rispondendo con i fatti, facendo parlare l’unico vero giudice che è il campo, quindi andiamo avanti su questa strada.”

Cosa si aspetta dalla partita di domenica, contro Cividale?
“Un avversario spigoloso, ostico. Pillastrini ha delle soluzioni tattiche con cui mettere in difficoltà gli avversari, in area potremmo soffrire soprattutto la presenza di Freeman. Questo è un campionato dove le insidie sono sempre dietro l’angolo. Cividale, a cui vanno i miei complimenti per ciò che hanno messo in piedi negli ultimi anni, ha avuto qualche difficoltà ad inizio anno, hanno perso Miani, Dell’Agnello, ma sono ancora lì. Con Freeman disponibile non hanno mai perso, quindi sarà una partita dove bisognerà essere pazienti.”

Un suo pensiero sul ritorno a porte aperte delle partite di Rieti, dopo quanto accaduto un mese fa con l’omicidio di Raffaele Marianella da parte di tre tifosi reatini.
“Ciò che è accaduto un mese fa, è la morte di tutto. La caratteristica principale dello sport è l’aggregazione, l’inclusione. Di fronte ad episodi del genere non è che ci sia molto da dire. Dispiace per chi va a svolgere in maniera onesta il proprio lavoro, e debba poi trovare la morte per colpa di facinorosi che nulla hanno a che vedere con lo sport. Oltre ad esprimere il massimo cordoglio, e condannare fermamente ciò che è accaduto, credo che qualsiasi altra parola sarebbe vana. Quanto alla parte sportiva, dispiace anche che le famiglie perbene di Rieti debbano essere private, per colpa di un gruppo di criminali, assassini, perchè questa è la parola che va usata, della possibilità della cosa più bella, la pallacanestro. Sono contento per chi potrà tornare, di nuovo, a godere dello spettacolo più bello che abbiamo, che è la pallacanestro giocata.”

Come la pensa riguardo i giovani, che in Italia spesso non trovano spazio?
“E’ sbagliato dire che non ci sono giovani. Bisogna avere coraggio, credo che noi lo stiamo avendo, nel nostro piccolo. E’ altrettanto vero che non basta la carta d’identità verde per giocare, non tutti i giovani sono di qualità, questo è ovvio. E’ altrettanto vero, però, che c’è poco coraggio, da parte delle società e degli allenatori, che credo molto spesso avvertano la mancanza di fiducia dei club stessi nel lanciare alcuni giovani. Torresani, con Treviso, nel momento in cui gli è stata data fiducia, lui la sta ripagando. Non sono tutti come Torresani, ma lui è l’esempio lampante di come non si debba per forza far ricorso ad uno straniero, o ad un giocatore esperto, solo in virtù della propria carta d’identità.”

Luca Banchi da ct della Nazionale sta allargando il raggio d’osservazione, quali tra i giocatori di Pesaro possono puntare ad una convocazione azzurra?
“Tra quelli che abbiamo adesso attualmente a Pesaro, quelli con un maggiore raggio di prospettiva sono Maretto e Bertini. Virginio è stato già incluso nello stage, come Maretto, che non ha potuto parteciparvi per la rottura nasale che aveva. E’ presto dirlo, ma quello con un potenziale addirittura da Nazionale sembrano proprio loro due.”

A fine anno sarà contento se…
“Se non avremo alcun rimpianto. Questo gruppo è piacevole da veder giocare, e sarebbe bello se riuscissimo a toglierci tutte le soddisfazioni potenziali che questa squadra ha.”

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QUI l’ANTEPRIMA A2 con PINO SACRIPANTI

Foto di Instagram (profilo Nicola Egidio)