L’atto conclusivo dei playoff di Serie A2 sarà tra Tezenis Verona e Dole Basket Rimini. Gli scaligeri hanno eliminato la Valtur Brindisi e la Flats Service Fortitudo Bologna, mentre i romagnoli hanno avuto la meglio sulla Victoria Libertas Pesaro e sulla UEB Gesteco Cividale, centrando la seconda finale consecutiva. Oggi abbiamo il piacere di presentare questa serie con Pierpaolo Marini, autentica stella della seconda lega nazionale e leader della squadra allenata da coach Sandro Dell’Agnello. Il suo palmarès recita due promozioni in A1 con Napoli e Trapani, due Coppe Italia LNP con i partenopei e con Rimini (MVP della competizione), una Supercoppa LNP con i siciliani e il premio di miglior italiano della Serie A2 nella stagione 2024/2025. L’esterno abruzzese vuole trascinare i suoi in un’impresa che sarebbe storica: nessuno è mai riuscito a salire in A1 passando dai play-in e senza mai beneficiare del fattore campo.

L’intervista a Pierpaolo Marini:

Prima di addentrarci nell’analisi della finale facciamo un passo indietro. Per voi è stata una stagione durissima e piena di problemi, ci racconti le difficoltà che avete attraversato?

“Come hai detto giustamente tu, abbiamo vissuto una stagione molto complicata e in cui abbiamo dovuto cambiare assetto diverse volte. Sinceramente in carriera ho attraversato momenti difficili, ma non mi era mai capitata un’annata con tutti questi infortuni e tutti questi cambiamenti in corsa. Va dato grande merito a Sandro (Dell’Agnello, ndr.) e al suo staff: sono riusciti a mantenere sempre il gruppo squadra unito e, insieme, abbiamo anche conquistato la Coppa Italia nonostante tutte le varie difficoltà. Credo che ci meritiamo questa finale playoff perché ce la siamo guadagnata con grande sacrificio: quando le cose vanno bene è molto facile, mentre in queste condizioni serve un lavoro ottimale da parte della società, del coaching staff e di noi giocatori”.

Avete finito la regular season al nono posto, con Scafati che all’ultima giornata ha festeggiato la promozione sul vostro campo. Cos’hai pensato in quel momento?

“Sicuramente non fa piacere vedere gioire un’altra squadra al tuo posto, anche perché l’anno scorso Udine e Cantù hanno fatto lo stesso sempre contro di noi. Non c’è tempo per pensare agli altri: i complimenti sono doverosi perché si sono meritati questo traguardo, ma noi dobbiamo guardare al nostro futuro. Non ti nego, però, che osservare i festeggiamenti ci ha dato un’ulteriore motivazione in vista della post season: parte della forza e della carica viste in questi playoff deriva anche da quel momento”.

Nella post season è cambiato tutto per voi. Ci puoi spiegare qual è stata la svolta? Cosa vi ha permesso di eliminare Pesaro e Cividale?

“Parto dicendo che noi siamo entrati ai playoff proprio con l’ultima possibilità, quindi non era facile. Il match di play-in vinto contro Livorno ha fatto scattare qualcosa nella mente di tutti noi, quel ‘clic’ che, viste le difficoltà della stagione, forse era mancato. Quel successo ci ha regalato grande fiducia e ci ha spinto a fare quella giocata in più anche quando le energie fisiche e mentali erano al minimo. Da quel momento in poi ci siamo rialzati e abbiamo cominciato a giocare la nostra miglior pallacanestro. Chiaramente, entrando nei playoff come ultima testa di serie, sapevamo che non avremmo avuto il fattore campo e che la pressione fosse tutta sulle spalle degli avversari.

La post season, però, è un campionato a parte praticamente: tutti sono stanchi e logori dopo un’annata molto lunga, quindi chi arriva più fresco a livello mentale può avere un grande vantaggio. Lo step che abbiamo fatto con la Libertas, probabilmente, ci ha aiutato ad arrivare alle serie con Pesaro e Cividale con più fiducia rispetto ai nostri avversari: questa è una delle chiavi che ha fatto la differenza contro di loro.

Ora passiamo alla sfida con Verona. Avete sconfitto gli scaligeri nella finale di Coppa Italia LNP, manifestazione in cui hai conquistato anche il premio di MVP. Pensi che quella partita possa darvi un vantaggio psicologico in vista della serie?

“No no, assolutamente no. Sono passati più di due mesi da quella partita e Verona, nel frattempo, ha trovato il giusto assetto con il cambio di allenatore. Inoltre ai playoff stanno dimostrando una grande solidità, giocano bene, difendono forte: sono una squadra molto completa. Non dimentichiamoci che in estate erano indicati come la grande favorita per la promozione in A1, poi anche loro hanno avuto dei problemi che li hanno rallentati. Nell’ultima parte della stagione hanno mostrato il loro valore reale e in questa serie finale avranno anche il fattore campo: saranno delle partite totalmente diverse rispetto al passato”.

Andiamo più nello specifico sulla Tezenis: quali sono i punti di forza e i possibili punti deboli degli scaligeri?

“Come tutte le squadre che arrivano fino in fondo, Verona ha veramente pochi punti deboli. In questa settimana la analizzeremo al meglio con lo staff tecnico per capire dove loro sono più deficitari, ma ci aspetta una serie molto dura. Hanno un roster molto profondo e completo in tutti i reparti: Zampini-Monaldi è una coppia di playmaker che non ha nessuno in questo campionato, McGee è un americano di altissimo livello, Justin Johnson gli dà una grande dimensione interna e Andrea Loro sta disputando dei playoff clamorosi. Sono pericolosi sia dentro l’area che dal perimetro, quindi dovremo arrivare pronti sin da gara 1 per provare a contrastarli. Chiaramente anche loro dovranno studiare delle contromisure per arginare i nostri punti di forza: se queste due squadre sono arrivate in finale, vuol dire che sono le migliori in questo momento”.

Hai citato Johnson, il grande ex di questa serie. Che effetto ti fa vederlo dall’altra parte e che rapporto avete?

“Justin è diventato un mio amico e l’anno scorso abbiamo instaurato un bellissimo rapporto: è una persona davvero speciale per me. Da una parte mi dispiace perché uno di noi vincerà e uno perderà e sicuramente mi farà un certo effetto vederlo con una maglia diversa, ma quando si alzerà la palla a due entrambi cercheremo di far vincere le nostre rispettive squadre”.

Dodici mesi fa avete perso la finale contro Cantù. Quanta motivazione vi dà questa possibilità di cancellare quella sconfitta dolorosa?

“Per i quattro giocatori che sono rimasti dall’anno scorso (Tomassini, Camara, Simioni e lo stesso Marini) deve assolutamente essere una motivazione in più, non ci sono dubbi. Come dicevamo in precedenza, abbiamo visto tre squadre ‘esultarci in faccia’ negli ultimi due anni, quindi questo deve stimolarci ulteriormente in vista della finale contro Verona. Noi vogliamo giocarcela fino in fondo e vogliamo veramente lasciare sul parquet tutto quello che abbiamo, poi vedremo come andrà. L’importante è dare tutto per non avere rimpianti, sperando che alla fine della serie il risultato ci premi”.

 

Nell’immagine: Pierpaolo Marini                       Crediti foto: Nicola De Luigi – Rinascita Basket Rimini (Facebook)