Ci siamo. L’atto finale è alle porte. Il lavoro di una stagione intera hanno portato Rimini e Cantù a questo punto della stagione, quello più importante: la finale dei playoff di Serie A2 che concederà ad una delle due squadre di salire in Serie A.
Cantù, alla terza apparizione in finale negli ultimi quattro anni, con alla guida Nicola Brienza, lasciato a piedi da Pistoia da miglior allenatore della Serie A 23/24, colui che proprio due stagioni fa sconfisse la squadra canturina in semifinale ribaltando la serie da uno 0-2 di svantaggio, uno che Cantù ce l’ha nel sangue, nato qui e dove ha allenato per quasi 20 anni.
Dall’altro lato, con il fattore campo e da seconda in regular season, Rimini, sorpresa della stagione, una società rinata appena 7 anni fa, alla sua terza annata in questa categoria, guidata da Sandro Dell’Agnello, uno che in carriera ne ha vinte di finali importanti.
E’ la sfida che le due squadre aspettano da nove mesi, la possibilità di salire nel massimo campionato di basket italiano.
In questa speciale anteprima abbiamo intervistato uno storico giocatore di Cantù, Pierluigi Marzorati, “l’ingegnere volante” che per 26 anni giocò con la maglia canturina, con cui vinse due scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, quattro Coppe delle Coppe e 4 Coppe Korac, che ci ha raccontato le sue considerazioni su questa finale.
–E’ la finale più giusta per questi playoff di A2?
“Direi di si, perchè è tra le due squadre che hanno mostrato più regolarità nel corso della stagione, arrivando seconda e terza, quindi penso sia la più meritata, più che giusta.
–Come l’anno scorso, Cantù si presenta da favorita a questa finale, come dicono i pronostici di inizio anno per la profondità e la forza del roster?
“Sì, però quest’anno c’è una squadra come Rimini che ha una eventuale quinta partita in casa, che non è da poco. Vediamo, i playoff possono presentare sorprese. Rimini è arrivata seconda e poi anche loro sono in un buona forma, perchè hanno eliminato Forlì, che era anche una delle candidate per andare in A2.
–Quanto influirà quindi il fattore campo?
“Sicuramente è meglio avere la quinta in casa, ma lo vediamo anche in A1 ciò che succede tra Milano e Bologna, i playoff possono riservare sempre sorprese, non è una garanzia giocare la quinta partita in casa ma può giocare a favore della squadra che ne beneficia.
–Come è cambiata rispetto alla regular season Cantù, c’è stata una crescita della squadra con delle gerarchie?
“Le gerarchie sono un pò legate a McGee e a Basile, che stanno giocando bene. Dovremmo recuperare De Nicolao, che credo sia un punto importante per l’organizzazione del gioco, vista l’esperienza che ha. Abbiamo bisogno del miglior De Nicolao.
–Rispetto alla finale dell’anno scorso, Cantù arriva più pronta?
“L’anno scorso abbiamo trovato una squadra come Trieste che era una squadra attrezzata, lo storico non vale, dobbiamo guardare al presente: abbiamo dimostrato di essere in salute battendo Rieti in semifinale, che non è un campo facile, e quindi mi auguro che sia aumentata l’autostima, perchè ai playoff questo conta, oltre alla condizione fisica, il resto viene di conseguenza. Dobbiamo cercare di valorizzare il nostro potenziale, più che preoccuparci per Rimini
–Quanto conta per Cantù una eventuale promozione?
“Giocare il campionato di A1 anche a livello di budget, di scelte e di motivazioni per i giocatori è diverso, anche perchè abbiamo iniziato il progetto del palazzetto e ci sono anche altre iniziative, forse anche troppe. Dobbiamo prima concentrarci sulla promozione, perchè l’A1 è diversa dall’A2, anche a livello di prospettiva futura, poi sono anni che ci arriviamo vicini eppure non riusciamo a salire in Serie A. Con la promozione poi possiamo guardare alle infrastrutture su cui si sta lavorando, perchè se non andiamo in A1 a cosa ci serve un palazzetto di 5mila posti se abbiamo mediamente 1800 persone a Desio, tanto vale restare lì.
–Nel caso in cui non dovesse arrivare l’A1, come dovrebbe ripartire il prossimo anno Cantù?
“Per adesso pensiamo in positivo, come obiettivo di salire, poi ovviamente ci saranno delle valutazioni all’interno dello staff. Siccome è il terzo anno che ci proviamo, prima di fasciarmi la testa vediamo cosa succede, concentriamoci sulla sfida con Rimini che di certo non ci stenderà i tappeti rossi, però poi diventa un discorso motivazionale, più la squadra sarà motivata, allora aumenteranno le possibilità di promozione.
–Oltre al leader Basile, saranno Piccoli, Riisma e Valentini a fare la differenza in questa finale, visto che gli americani si stanno un pò alternando?
“Piccoli in difesa è un bel soggetto, sicuramente loro danno la garanzia e la tranquillità, poi è chiaro che bisogna avere le punte di McGee e Basile, che però senza gli altri potrebbero non essere sufficienti. Soprattutto in difesa, sappiamo benissimo che hanno dei limiti ma ciò non vuol dire che dal punto di vista psicologico non possono essere importanti per dare una base e beneficiarne poi, inserirei anche Moraschini che ha esperienza da vivere, in particolare in attacco perchè se inizia a segnare da tre aumenta l’autostima della squadra per raggiungere il risultato.
–Un giudizio sulla stagione di Rimini, sempre in prima fila, inseguitrice di Udine da inizio anno.
“Rimini ha dimostrato una regolarità, poi quello che ha fatto capire la loro forza è la vittoria a Forlì, che non è una squadra tanto facile. Mi sembra che Sandro Dell’Agnello abbia fatto un bel lavoro anche quest’anno.”
–Cosa ne pensa dei due allenatori, Nicola Brienza (Cantuù) e Sandro Dell’Agnello (Rimini)?
“Brienza deve dimostrare di meritare il premio ricevuto l’anno scorso, chiaramente è una responsabilità importante raggiungere la promozione. Dell’Agnello è un allenatore invece con più esperienza, e anche per lui questa promozione sarebbe un’ulteriore conferma delle sue capacità, è un allenatore affermato che ha saputo anche plasmare la squadra. Rimini ha forse avuto anche più regolarità rispetto a Udine, che invece ha avuto dei picchi che gli hanno permesso di salire in classifica.
–Camara, Marini e Robinson sono i leader di Rimini, passa dalle loro mani la promozione in Serie A?
“Ai playoff non si può puntare un solo giocatore, ma è fondamentale il lavoro della squadra, tutti devono arrivare nelle migliori condizioni fisiche e mentali. I playoff si giocano in due giorni, non c’è tanto tempo per recuperare, quindi ciò che si è seminato durante la stagione, bisogna raccoglierlo in questo frangente. Direi 50% ciascuno, ma con il vantaggio per Rimini dal fattore campo nell’eventuale quinta partita. Cantù dovrà essere brava a vincere una partita in trasferta per ribaltare il vantaggio del campo.”
“Inoltre io ho un’amicizia con il Vescovo di Rimini, ex giocatore e tifoso di Rimini, con cui ho una rivalità, è sempre a vedere le partite di Rimini, abbiamo questa sfida. In ogni caso, sperando di riuscire a vincere, lo convincerò a mantenere il nostro rapporto come prima, ma pensiamo prima a vincere le partite. Bello sarebbe andare a gara-5 perchè sarebbe uno spettacolo per lo sport, ovviamente sperando che vince Cantù, magari già in gara-4 davanti ai nostri tifosi.”
–Come sarà vissuta sugli spalti questa serie, dopo i fatti accaduti nella semifinale tra Rimini e Forlì?
“Mi auguro e credo che non possano succedere altre cose, sappiamo che Rimini e Forlì essendo vicine, quindi un derby, c’è maggiore rivalità, mentre con Cantù è diverso. Ci auguriamo che le Questure sappiano tenere sotto controllo la situazione, perchè quando avvengono questi episodi è sempre un aspetto negativo dello sport, che viene detto è una scuola di vita, di educazione e per i giovani, ma quando si trascende, bisogna lasciar giocare le squadre. I tifosi piuttosto che insultare gli avversari, dovrebbero incitare la propria squadra ed evitare degli scontri fisici da cui vengono fuori notizie negative per il basket.
–Lei ne ha giocate tante di finali, come si dovrebbe approcciare una partita così importante?
“Non bisogna trasformarsi in fenomeni, ma essere sè stessi e fare quello che si è capaci di fare, cercare di trovare un feeling psicologico e mentale con i compagni di squadra per andare in campo con meno ansia possibile e più tranquillità. Questo lo trovi se hai il conforto dei compagni che ti danno la sensazione di essere un gruppo e una squadra. Credo che in funzione di ciò che succede durante la partita, la mano degli allenatori sarà importante per colpire i punti deboli degli avversari.
QUI il CALENDARIO della FINALE A2
Alessio Apicella
Foto di Ciamillo Castoria