I playoff sono una bella maratona, noi siamo stati molto fortunati a non averli giocati, onestamente.

La maratona dei playoff di Serie A2 è quasi giunta al termine, e allora per l’anteprima della finale che si giocherà a partirà da questa domenica sera tra Verona e Rimini, chi meglio che Frank Vitucci. Il coach veneto ha trascinato Scafati alla vittoria del campionato di Serie A2 con un’impresa storica, portando i gialloblu dal 13° al 1° posto in un cammino trionfale, culminato da 10 vittorie consecutive nelle ultime 10 partite, che ha permesso a Scafati di scavalcare Pesaro e staccare il pass diretto per la Serie A. Frank Vitucci, fresco vincitore del premio di Coach of The Year della Serie A2 e neo allenatore di Cantù, ha analizzato la sfida tra le due squadre.

Verona è come uno di quei camion grandi, mentre Rimini è più una macchina da pista, sono due squadre un pochino diverse“. Entrambe squadre che in stagione hanno battuto 2 volte Scafati su 3 incontri avuti con Vitucci alla guida. I gialloblu hanno battuto Rimini soltanto all’ultima giornata, con il trionfo che è valso la promozione diretta, mentre Verona è stata l’unica squadra a non perdere nemmeno un match con Scafati in questa stagione di A2.

Oltre alla Serie A2, si è parlato anche di Serie A e della rivoluzione in atto con la vendita e l’acquisto dei titoli sportivi delle varie squadre: “Mi sembra una cosa legata principalmente al business!“. Si è parlato anche delle sue prime sensazioni nella nuova avventura a Cantù e della conferma di Mascolo, con cui è legato da un qualcosa che va oltre il campo, a Scafati.

Qual è la sua analisi su questi playoff di Serie A2 finora?
“Sono stati dei playoff equilibrati con un livello tecnico e tattico alto. Sono stati lo specchio abbastanza fedele del campionato. Molte squadre sono arrivate preparate. Adesso chi è arrivato in finale ci arriva con merito e con una consistenza importante. La forza di Verona è venuta fuori nella parte finale del campionato, quella di Rimini è di essere riuscita a far fronte ad una situazione infortuni importanti, dimostrandosi solida.”

Le due finaliste sono le squadre più forti e quelle che hanno meritato di più di arrivare in finale?
“Sì, in generale è sempre così, senza togliere nulla alle altre. I playoff sono una bella maratona, noi siamo stati molto fortunati a non averli giocati, onestamente. Abbiamo finito il 26 aprile, mentre loro potrebbero giocare fino al 18 giugno, sono quasi due mesi di fatica e di stress. Poi una squadra come Verona, che era già favorita all’inizio, che va ad aggiungere Loro, giocatore che diventerà di alto livello, è stato un extra boost, alzando la qualità del roster.”

Tra le due quale ha fatto più soffrire Scafati, che non ha vinto in entrambe le sfide con Verona mentre contro Rimini è arrivato il successo all’ultima giornata dopo la sconfitta in casa.
“Con Verona ci ho giocato solo il ritorno, dove abbiamo fatto una brutta partita, forse la più sterile offensivamente. Rimini quando era venuta a Scafati a dicembre ci aveva distrutto, giocando benissimo, era il loro momento. All’ultima giornata noi avevamo acquisito quella forza e quella consapevolezza che ci ha fatto giocare, su un campo difficile, una partita importante.”

Quali sono i punti in cui Rimini può mettere in difficoltà Verona, e viceversa?
“Rimini ha un buon mix tra consistenza nel gioco sia difensivo che offensivo e l’estro, il talento, dei giocatori, capaci di cambiare le partite da soli. Verona ha un gruppo molto solido e concentrato nelle cose che fa, facendo della solidità la sua forza, con una panchina anche abbastanza lunga. Verona è come uno di quei camion grandi, mentre Rimini è più una macchina da pista, sono due squadre un pochino diverse.”

Loro ha fatto subito la differenza con la Fortitudo Bologna nei momenti cruciali, cosa lo aspetta nel prossimo futuro?
“Loro diventa sicuramente un grande giocatore, senza troppi mezzi termini.”

Sono stati dei playoff in cui si è segnato abbastanza, anche questa sarà una serie con tanti canestri e spettacolo?
“Questo non è detto. Sicuramente sono due squadre che hanno molti punti nelle mani, ma bisogna vedere come si imposta la serie. La tendenza è spostare il baricentro delle squadre verso la difesa, che è quella che ti fa vincere nel lungo termine. Senza talento, però, nei momenti che contano, non si va da nessuna parte.”

Rimini e Verona, compresa poi anche Scafati, hanno così tanta differenza rispetto alle squadre della fascia media della Serie A?
“Sono due situazioni diverse, difficile fare paragoni. E’ chiaro che in A1 ci sono più stranieri che cambiano il volto delle squadre e anche il loro modo di giocare. Difficile fare paragoni, nonostante il livello di preparazione delle squadre in A2 è medio-alto in generale. Alcune squadre che sono rimaste fuori dai playoff sono altrettante preparate e con buona disciplina in campo, ma in Serie A il coefficiente di valutazione è diverso.”

Che ne pensa di Porter, l’americano arrivato a fine Regular Season a Rimini, cosa ha portato alla squadra?
“E’ un’altra aggiunta di talento, un giocatore che con la palla in mano ti sa creare tiri e canestri. Hanno fatto un’ottima presa per sostituire Robinson. E’ un ragazzo interessante da seguire, ma in A2 ce n’è più di qualcuno di americani di ottimo livello che possono svilupparsi.”

Quali sono invece gli italiani di queste due squadre che meriterebbero la Serie A?
“A parte le big della Serie A che hanno italiani di altissimo livello, molti di quelli che giocano in A2 potrebbero stare in Serie A. Magari sono in A2 perchè ci sono troppi americani o guadagnano di più, per diversi motivi. Parlando dei miei, Mascolo ha dimostrato benissimo di poter giocare in A1, come anche Mollura. Rimini e Verona hanno diversi giocatori con queste caratteristiche.”

Lo ha sorpreso di più che Verona abbia eliminato la Fortitudo Bologna, o che Rimini abbia eliminato Pesaro?
“50 e 50. La Fortitudo alla fine ha perso una partita sul tiro libero, ma Verona è stata molto brava a vincere a Bologna, dove sappiamo che è il fattore campo più impattante del campionato, ed è stata brava a ribaltare delle situazioni e sfruttarle a proprio vantaggio.”

Qual è il punto di forza dei due allenatori, Ramagli e Dell’Agnello, e le differenze tra di loro?
“A me non piace giudicare. Sono due ottimi allenatori. Ramagli ha dato un imprinting alla squadra quando è arrivato sul suo stile e la squadra con il suo sistema riesce ad esprimersi meglio, ottenendo buoni risultati. Dell’Agnello conosce bene l’ambiente, i giocatori che ha in mano. Parliamo di due grandi allenatori che sanno mettere le squadre in campo e sfruttare al meglio le loro potenzialità. Le differenze si trovano nel modo di giocare, ma questo dipende anche dai giocatori che si hanno a disposizione.”

A Rimini Scafati ha conquistato la promozione, cosa ricordi dell’atmosfera del campo di Rimini e di quello di Verona, e che peso avranno nella serie?
“A Rimini forse si sente un pò di più, il pubblico è più vicino e un pochino più rumoroso. A Verona il palazzetto è più grande, quindi è diverso. A questo punto della stagione però non fa più tanto la differenza giocare in casa o in trasferta, ci si adatta e si giocano queste partite.”

Che ne pensa di questa rivoluzione con l’acquisto e la vendita dei titoli sportivi delle società in Serie A, che messaggio si dovrebbe dare anche ai tifosi che sono un pò confusi in questo periodo.
“Hanno ragione di esserlo. E’ vero che ci sono delle problematiche sulla sostenibilità del basket, soprattutto ai massimi livelli, perchè i club, come sempre è successo, sono in perdita. L’altra cosa è che improvvisamente nascono queste due scatole vuote in una realtà come Roma, dove già c’è una società, la Virtus Roma, che sta emergendo piano piano. Non mi trovo tanto d’accordo, guardo a questa cosa quasi in modo sospetto. Uno va a vedersi lo spettacolo, ma andare a creare due tifoserie dal nulla e riempire dei palazzetti, mi sembra una cosa totalmente legata al business, anche se loro sono maestri in questo. Ciò però non va a migliorare la pallacanestro in Italia. Non mi sembra una cosa fatta per i tifosi o per Roma. Poi, è vero che ci sono problemi economici per quasi tutti i club, che sono in perdita, ma da qui a creare due entità dal nulla a Roma, mi sembra esagerato. Poi in Italia mi sembra che un pò di campanilismo ci sia, ma vedremo, di sicuro non è un segnale molto bello, per i tifosi e per il movimento.”

L’abbraccio a fine Rimini-Scafati tra Mascolo e Vitucci.

Quali sono le sue sensazioni da quando è arrivato a Cantù?
“Cantù è un posto di grande tradizione e prestigio. E’ un posto dove, grazie al palazzetto nuovo che verrà inaugurato questo inverno, e grazie ad un settore giovanile formidabile, di cui infatti sto seguendo tutte le partite dell’Under 19, si guarda al medio-lungo periodo, non solo nel breve termine. E’ una società che vuole pian piano tornare ad essere protagonista, quindi da questo punto di vista una realtà interessante, parsimoniosa, attenta, com’è giusto che sia, e che guarda un pò più in là. Sono molto contento ed orgoglioso, e so che è anche una responsabilità importante, però fa parte della mia carriera.”

Scafati ha annunciato di ripartire da Mascolo, giocatore con cui ha un certo feeling e che ha ritrovato più volte nella sua carriera. Un pensiero per lui e per la scelta del club gialloblu.
“Ha fatto benissimo Scafati a ripartire da lui, anche se era abbastanza scontato perchè aveva un contratto di lungo termine. E’ un ragazzo eccezionale, un vero capitano che rappresenta l’identità dell’entroterra napoletano e campano. Sono contento per lui. Poi a Scafati il presidente Nello e suo figlio Enrico Longobardi sono due persone cestisticamente molto intelligenti, e quindi sanno fare le mosse giuste in ogni situazione, e questo lo dimostra.”

QUI il CALENDARIO della FINALE PLAYOFF di A2

Foto di Ciamillo Castoria