Mentre nella Grande Mela i Knicks si sono portati sul 3-1 nella serie di finale contro S.Antonio, grazie ad una rimonta pazzesca e il sorpasso allo scadere, da stasera cominciano le nostre LBA Finals tra Olimpia Milano e Reyer Venezia. Una finale che i più forse non si aspettavano, ma che per come hanno giocato i playoff queste due squadre, si sono ampiamente meritate. Milano dopo aver saltato le finali dello scorso anno, quest’anno torna per vincere il 32° scudetto. Una vittoria che renderebbe ancora più glorioso il 90° anno di vita dell’Olimpia, e si aggiungerebbe alla Supercoppa e Coppa Italia vinte, per un triplete mai riuscito nella sua storia. Sarebbe inoltre un altro successo da dedicare alla memoria di Giorgio Armani, che anche da una postazione più in alto sarà in prima fila a seguire la sua Olimpia. Torna a giocarsi la finale scudetto invece la Reyer, dopo 7 anni. Prima che cominciasse il duopolio Bologna-Milano e l’interruzione causa covid, Venezia era stata l’ultima squadra a vincere lo scudetto, e nel febbraio 2020 la Coppa Italia. Poi anni in cui la squadra è cambiata, è cambiata la guida tecnica, da De Raffaele si è passati a Neven Spahija, allenatore dal grande passato europeo e qualche esperienza come vice in NBA. Anni di ricostruzione, in cui i playoff sono sempre stati raggiunti, ma il cammino della Reyer si è sempre interrotto o ai quarti o in semifinale. Lo scorso anno è stato il più complicato degli ultimi, i playoff raggiunti al fotofinish in ottava posizione, e la quasi certa non riconferma di Spahija in panchina. Poi la serie con la Virtus, rischiando l’upset nei confronti della futura vincitrice dello scorso anno hanno cambiato il futuro dell’allenatore croato, al quale quest’anno è stata data una squadra forte con giocatori esperti nel nostro campionato e la pescata di RJ Cole, giocatore determinante per Venezia. Questa è stata un’annata di alti e bassi, con tante sconfitte in casa negli scontri d’alta classifica durante la regular season. Ma nei playoff la concretezza della Reyer è aumentata e la capacità di non arrendersi alle difficoltà, porta oggi Tessitori e compagni a giocarsi lo scudetto senza la pressione di essere i favoriti, ma con l’entusiasmo di giocarsela senza alcun timore.
Della finale e anche di tanti altri argomenti, come le deluse Virtus e Brescia e il basket femminile, ne parliamo con Laura “Chicca” Macchi: una delle migliori giocatrici italiane, vincitrice di 9 scudetti e 8 Coppe Italia, e oggi commentatrice per Sky Sport.
A giocarsi lo scudetto saranno Olimpia Milano e Reyer Venezia, che finale sarà?
Per lunghezza del roster e qualità dei giocatori, Milano è considerata favorita, però io starei molto attenta alla Reyer che non ha niente da perdere a questo punto. Inoltre prima che iniziasse il duopolio di Virtus e Milano ha vinto due scudetti, per cui è una società che sa come affrontare le finali. È la prima finale scudetto per coach Spahija, che è un coach che in carriera ha vinto dei titoli. A questa finale arrivano le due squadre che hanno hanno performato meglio e che hanno avuto un percorso più lineare. Non è una finale scontata.
Quali saranno i duelli su cui si giocherà la serie?
Sicuramente un duello sarà tra Bolmaro e Cole. Bolmaro è in un ottimo momento, quando è in campo segna sempre i canestri importanti, tira con continuità anche da tre e ha un arresto e tiro dal palleggio micidiale. Dall’altra parte Cole con la sua velocità, i crossover e le penetrazioni sa come incidere sulla partita, e se non segna sa come servire bene i suoi compagni. Il suo pick and roll centrale è quello che mette in ritmo tutto l’attacco della Reyer perché poi viene sfruttato dai tiratori come Wiltjer e Parks. L’altra sfida sarà sotto canestro con Tessitori, che per Venezia è diventato il giocatore chiave. È il terzo miglior marcatore della sua squadra, ed è bello vedere un giocatore italiano così determinante. Dall’altra parte non puoi non pensare a Nebo, ma anche i playoff che sta giocando Diop sono da vedere con la lente, perchè in 12 minuti a partita è il giocatore che ha tirato più liberi nei playoff.
Un commento sulle semifinaliste sconfitte Virtus e Brescia?
Per la Virtus è impossibile non pensare al fatto di aver perso tre giocatori del quintetto nel finale di stagione. Si è provato a tamponare l’assenza di Pajola, poi sono arrivati gli infortuni di Alston e Vildoza. In particolare Alston garantiva punti e una soluzione offensiva molto efficace. Quest’anno la Virtus non ha vinto trofei, ma va detto anche che ha vissuto una stagione frammentata, come non le succedeva da tanto. Quando si cambia allenatore non sai mai come potrà finire la stagione. Invece Brescia ha lottato finché ha potuto secondo me. Ha subito la fisicità di Milano, che ha saputo limitare Bilan e Della Valle. Brescia mi ha dato l’impressione di essersi spenta sul più bello, però ripeto, contro Milano in questo stato di forma era difficile.
Venendo alla sua carriera da giocatrice, quali sono state le soddisfazioni più grandi?
Sicuramente la soddisfazione più grande è stata quella di andare in WNBA quando ancora ci andavano in pochissime. Il pensiero di poter andare dall’altra parte e confrontarsi contro le migliori giocatori era veramente stimolante. Sono super contenta di quello che ho fatto e delle giocatrici che ho conosciuto. Questa è la cosa più bella della mia carriera, più degli scudetti e le coppe vinte. La pallacanestro mi ha lasciato tanto anche in termini di amicizie, persone a cui sono rimasta legata, e lo vedo anche ora quando giro tra i palazzetti. La carriera in campo mi ha permesso di fare il lavoro che faccio ora con una certa competenza, arrivando quest’anno a commentare la finale di Eurolega maschile.
Com’è iniziato il suo percorso in tv e cosa le sta dando?
Una volta finito di giocare ho fatto il corso per diventare allenatrice, ma non mi ha mai entusiasmato tantissimo. Il discorso della commentatrice è uscito quasi per gioco, perchè durante il covid Sky mi ha chiamato per fare gli europei di basket femminile. L’idea m’intrigava, ma non sapevo se sarei stata capace, anche perchè avrei commentato giocatrici con le quali giocavo fino a pochi anni prima. Poi da lì c’è stata la chiamata ad Eurosport dove ho fatto le Olimpiadi di Tokyo e poi mi è stato chiesto se volevo provare a fare la serie A maschile. Iniziare non è stato facile perché sono piovuti una serie di commenti allucinanti, che arrivano ancora oggi. Lavorando oggi con Sky posso dire che, dopo la giocatrice, commentare il basket sia il lavoro più bello del mondo. Mi piace ed imparo tanto dai miei colleghi, come Andrea Meneghin, per me una sorta di mentore. Ci sentiamo spesso, ci confrontiamo e mi lascia sempre sensazioni positive.
Una donna che commenta il basket è un qualcosa di sdoganato o c’è ancora tanta diffidenza?
È ancora visto con diffidenza ogni tanto, ma più dall’opinione pubblica, perché poi mi rendo conto che invece andando sui campi trovo sempre grande rispetto, soprattutto dalle società maschili. Forse perché tra sportivi ci si riconosce e c’è grandissimo rispetto. Trovo tanta gente che mi fa i complimenti, e in generale anche con i commenti negativi, un po’ come quando giocavo, ci do il giusto peso alla fine. Penso che bisogna essere contenti di quello che si fa, arrivare preparati alle partite, portare competenza. Poi è fondamentale ricordare che stiamo commentando una parità di pallacanestro.
Per quanto riguarda la visibilità del basket, le partite in chiaro aumenterebbero il bacino di appassionati?
Con Sky una partita in chiaro la diamo ed i numeri sono lì da vedere. Negli scorsi anni la pallacanestro e non solo venivano seguite sulle pay tv, quindi è ovvio che quando una partita viene data in chiaro avrà per forza numeri più grandi. Mi sembra che forse mai come quest’anno ci sia stato un frazionamento tra tante TV per poter vedere le partite.
Nel basket femminile la Nazionale guidata da Capobianco sta ottenendo grandi risultati, e a settembre giocherà il Mondiale. Qual è il punto d forza di questa squadra?
Finalmente la Nazionale sta riuscendo ad esprimere il potenziale che s’intravedeva già da un paio d’anni. Un mix di talento ed esperienza che ha portato al terzo posto nell’ultimo Europeo, perchè tutte le giocatrici erano pronte a giocare a quel livello. Il fatto che la nazionale sia composta da metà giocatrici della Reyer e metà di Schio è comunque una cosa positiva perché entrambe le squadre giocano l’Eurolega, quindi arrivano alle partite importanti pronte sia fisicamente che a livello di esperienza di gioco. La crescita di tutto il gruppo sta facendo la differenza, rispetto a quando la Zandalasini era l’unica soluzione in attacco. Quindi sicuramente si va ai Mondiali, a Berlino con una voglia diversa e la possibilità di fare di fare bene. Bisogna provare a fare il risultato migliore.
Nel basket femminile, le giocatrici giovani hanno lo stesso problema di utilizzo che si vede nel basket maschile?
Su questo ha aperto un capitolo bellissimo Velasco, parlando proprio di queste problematiche che ci sono in Italia nel far nel far giocare i giovani. Bisogna arrivare ad un momento in cui i giovani devono essere messi in campo e girarsi dall’altra parte quando sbagliano, perché essendo giovani non hanno esperienza. Bisogna dare loro la possibilità. Nel femminile, ma specie nel maschile, il fatto di lanciare dei giovani, ma poi non ottenere i risultati, che oggi sono vengono visti come priorità, porta gli allenatori ad affidarsi a giocatori con maggiore esperienza per vincere. È proprio un discorso di apertura mentale, bisogna capire che prima i giovani li fai giocare, prima imparano a sbagliare e prima diventano dei giocatori.
Cosa manca secondo lei al basket femminile, ma anche in generale, per avere maggiore solidità e colmare il gap che si è creato con la pallavolo?
Sembrerà scontato, ma per avere visibilità uno sport e per avere un’attrattiva devono arrivare i risultati da parte della nazionale. Lo si vede ora nel calcio, con un minor interesse dopo gli ultimi risultati della Nazionale. Quando la nazionale fa il risultato, c’è un richiamo diverso, c’è una voglia diversa di approcciarsi a quello sport. Bisogna partire dal basso, anche dalle infrastrutture. Io ho cominciato a giocare a pallacanestro perché nella mia scuola elementare c’era una palestra con due canestri. Se non ci fosse stata probabilmente avrei fatto come tutte le altre bambine per cui bastava tirare su un filo come rete e giocare a pallavolo.
Tutta la serie tra Milano e Venezia sarà visibile su: LBA TV, Sky Sport Basket, Sky Sport Uno, in chiaro su Cielo. Si potrà sentire la radiocronaca anche su Rai Radio 1
foto: Laura Macchi (Ciamillo-Castoria)