L’avventura dell’Italbasket si è fermata ai quarti di finale. Il sogno medaglia è svanito, ma il traguardo raggiunto comunque può e deve dare soddisfazione. Arrivare tra le prime otto al mondo è un risultato che mancava dal lontano 1998, 25 anni fa quando Gianmarco Pozzecco vestiva la canotta azzurra e non la giacca con la cravatta da allenatore.
Quindi se guardiamo al percorso e all’estate azzurra, la possiamo guardare con soddisfazione, orgoglio ma soprattutto con l’idea che si può sempre migliorare e fare di più.
L’epilogo, per esempio, è stato doloroso. Una sconfitta così netta e severa contro gli Stati Uniti probabilmente nessuno se la meritava. È stata un’uscita di scena impietosa che non ha reso merito al percorso fatto dagli azzurri da fine luglio fino ad oggi. Ci sono stati alti, momenti difficili e di down, ma poi c’è stata anche la risalita e la ripresa. Dopo le sette amichevoli vincenti sembrava che questa squadra potesse spaccare il mondo, poi però questa convinzione è stata del tutto cancellata dalle prime partite della FIBA World Cup. Brutte partite anche se vinte e la sconfitta con la Repubblica Dominicana. Poi la risalita ed il colpo di scena con la fantastica seconda fase e le vittorie su Porto Rico e soprattutto Serbia.
Per poi arrivare al 100-63 finale contro gli Stati Uniti. Senza storia, senza appello. L’Italbasket avrebbe dovuto giocare la più classica delle partite perfette, invece contro Team USA non è riuscito praticamente nulla. Gli azzurri sono stati sovrastati fisicamente da inizio a fine partita, ma soprattutto le percentuali al tiro sono state nuovamente disastrose. 7/38 è un dato che non può pensare di impensierire la squadra di Steve Kerr.
Si poteva e si doveva fare di più, ma crediamo che commenti e analisi di una partita di questo tipo siano abbastanza superflue.
Piuttosto si può parlare del cammino degli azzurri che domani affronteranno la Lettonia di Luca Banchi per la prima delle due partite di posizionamento. Posizionamento che vale solamente per il ranking FIBA, non per altro perché tutte i posti per la qualificazione alla prossima olimpiade sono stati decretati. Serbia e Germania andranno a Parigi 2024 senza passare dalla lotteria del pre-olimpica che ci vedrà impegnati ed in prima linea.
L’Italia comunque si è nuovamente dimostrata una compagine dalla forte identità collettiva. I senatori hanno trainato con un monumentale Nicolò Melli, ma uno spento Achille Polonara. Alessandro Pajola è stato ancora una chiave fondamentale soprattutto per l’energia difensiva, ma Simone Fontecchio quando ha giocato al meglio poi anche l’Italbasket ha reso di più.
Le prime partite sono state complicate, il nervosismo ha fatto da padrone e qualche atteggiamento si poteva evitare. Proprio Pozzecco comunque ha i meriti di aver tenuto compatto questo gruppo dall’alto valore umano. Unico appunto che si può fare al nostro C.T. è quello di una gestione un po’ troppo conservativa. Lui che rappresenta il nuovo della pallacanestro, probabilmente poteva dare più fiducia ai ragazzi più giovani come Spagnolo, Diouf e Procida. Tutti e tre avevano dato segnali più che incoraggianti nelle partite amichevoli.
Detto questo ora ci tocca la Lettonia. Per Luca Banchi sarà una giornata particolare, che non si aspettava a sua detta e sicurante interessante da vivere. Queste partite contano il giusto, ma è doveroso lasciare Manila al meglio e con la fiducia giusta per affrontare prima la finestra di febbraio e poi il pre-olimpico.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Simone Fontecchio, foto FIBA