C’è una sconfitta e sconfitta, e quella della Virtus Bologna alla Belgrade Arena rientra senza dubbio nella categoria delle battute d’arresto che lasciano più indicazioni positive che rimpianti sterili. Finisce 90-89 per la Stella Rossa, al termine di una partita vera, intensa, giocata punto a punto e decisa solo negli ultimissimi possessi. Niente doppietta belgradese dopo il successo sul Partizan, ma la sensazione netta è che la Virtus sia ormai una squadra credibile, competitiva e con un’identità sempre più definita anche lontano da casa.
Il match si è giocato costantemente sul filo dell’equilibrio, con la Stella Rossa capace di colpire nei momenti chiave e la Virtus brava a restare sempre agganciata, anche quando inerzia e ambiente sembravano spingere dalla parte dei serbi. La differenza, alla fine, sta tutta nei dettagli: qualche palla persa di troppo, percentuali deficitarie dalla lunetta nei momenti decisivi e una gestione non impeccabile di quei due-tre possessi che avrebbero potuto cambiare la storia della serata.
Emblematico il passaggio a cavallo del terzo quarto, quando la Virtus tocca il +6 sul 66-60 dando la sensazione di poter prendere definitivamente in mano la gara. È lì che si consuma uno snodo fondamentale: la squadra di Ivanovic non riesce a capitalizzare il momento favorevole, si inceppa in attacco e concede campo al talento individuale della Stella Rossa, che risponde con un parziale di 10-4 rimettendo tutto in equilibrio. Un parziale figlio sì delle qualità di Miller-McIntyre, Nwora e compagni, ma anche delle forzature e delle scelte affrettate dei bianconeri.
In un contesto del genere, la prestazione di Carsen Edwards va letta come una conferma ulteriore del suo status. I 29 punti segnati non sono solo un dato statistico, ma il simbolo di una leadership offensiva sempre più marcata. Edwards tiene in piedi la Virtus nei momenti di difficoltà, la trascina nella rimonta del secondo quarto e la riporta clamorosamente in partita nel finale, quando tutto sembrava scivolare via.
Accanto a lui, segnali importanti anche da Luca Vildoza (16 punti), lucido e responsabile soprattutto nella gestione dei possessi caldi, da Alston Jr (13) e da Jallow (11), utili per energia e presenza fisica. È una Virtus che trova risposte da più interpreti, ma che paga la stanchezza nel quarto periodo, quando le rotazioni accorciate e l’intensità difensiva richiesta iniziano a presentare il conto.
L’ultimo quarto è sporco, nervoso, tipicamente europeo. La Stella Rossa riesce a far valere la propria fisicità e il talento di Nwora nei momenti di confusione, mentre la Virtus fatica a trovare continuità. Eppure, quando sembra finita, i bianconeri rientrano ancora: a 30 secondi dalla sirena è Vildoza, dalla lunetta, a firmare il +1 che sembra poter coronare una settimana straordinaria.
La risposta serba arriva però immediata, con Butler che segna il canestro del sorpasso a 21’’ dalla fine. Ivanovic disegna l’ultima azione per Edwards, la scelta più logica possibile: il tiro, questa volta, non entra. È il confine sottilissimo tra vittoria e sconfitta, quello che in Eurolega spesso non perdona.
Resta il rammarico, inevitabile, per non aver completato una settimana che sarebbe stata storica. Ma resta soprattutto la consapevolezza che questa Virtus è viva, competitiva e in crescita. Ha retto l’urto di due trasferte durissime a Belgrado, ha mostrato spirito, solidità e una chiara identità tecnica. Quando i dettagli – palle perse, liberi, gestione dei momenti chiave – verranno limati, questa squadra ha davvero le carte in regola per togliersi soddisfazioni importanti.
La sconfitta brucia, sì. Ma racconta anche di una Virtus che non si accontenta più di “esserci”: vuole giocarsela fino in fondo, ovunque. E questo, alla lunga, è il segnale più incoraggiante di tutti.

QUI le statistiche complete del match 

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Jallow, foto Ciamillo-Castoria