La Virtus Bologna saluta, con ogni probabilità in maniera definitiva, il treno play-in. A Istanbul le V Nere crollano contro l’Anadolu Efes per 91-60 al termine di una serata amara, complicata, che certifica le difficoltà offensive di una squadra apparsa scarica di idee e di energia nei momenti chiave della partita.
Una sconfitta pesante non solo per il punteggio, ma per il significato che porta con sé. Perché se è vero che anche l’Efes arrivava con una classifica ancor più compromessa rispetto a quella bianconera, è altrettanto vero che i turchi sono scesi in campo con tutt’altro spirito. Allacciati, aggressivi, determinati. E questo nonostante l’assenza pesante di Shane Larkin. Per l’Efes è la terza vittoria consecutiva in EuroLeague (la quarta considerando anche il campionato), tutte ottenute davanti al proprio pubblico: un segnale di vitalità che la Virtus, invece, non è riuscita a replicare.
E pensare che l’avvio di gara non lasciava presagire un tracollo di queste proporzioni. Nel primo quarto le squadre si equivalgono, con la Virtus che prova a dettare il ritmo e a muovere la palla con discreta continuità. L’Efes però risponde colpo su colpo e chiude avanti 22-19 al 10’. È nel secondo periodo che iniziano i veri problemi: i padroni di casa alzano l’intensità difensiva, la Virtus perde fluidità offensiva, si inceppa, forza soluzioni e smarrisce la bussola. Il punteggio scivola sul 36-30, poi all’intervallo lungo è 43-35.
Il dato più allarmante è però quello dei due quarti centrali: appena 26 punti complessivi segnati dalla Virtus tra secondo e terzo periodo. Troppo poco per pensare di restare aggrappati a una partita di EuroLeague in trasferta. Al rientro dagli spogliatoi la musica non cambia, anzi peggiora. L’Efes prende definitivamente il controllo, costruendo un parziale di 21-10 che vale il +19 (64-45) al 30’. La Virtus fatica tremendamente a trovare il canestro, perde palloni sanguinosi, attacca senza ritmo e senza spaziature efficaci. L’assenza di Alessandro Pajola pesa in termini di ordine e gestione, ma la sensazione è che il problema sia stato più ampio: poche idee, pochissima lucidità.
Nell’ultimo quarto l’Efes amministra senza affanni e dilaga fino al 91-60 finale, un passivo severo che racconta di una serata storta sotto quasi ogni punto di vista. La prestazione dei leader bianconeri non è stata all’altezza della situazione, a partire da Carsen Edwards, mai realmente dentro la partita e incapace di incidere come spesso aveva fatto in stagione. Quando i riferimenti offensivi si spengono, tutto il sistema ne risente.
Tra le poche note positive, i 12 punti di Matt Morgan e soprattutto i 12 di Alen Smailagic. Il lungo serbo, apparso in grande difficoltà nell’ultima uscita di campionato a Brescia, ha dato segnali incoraggianti per atteggiamento e presenza, provando a combattere sotto le plance e a offrire soluzioni interne in una serata in cui il tiro da fuori non entrava.
Dall’altra parte, l’Efes ha distribuito responsabilità e talento: 22 punti di Cole Swider, 18 di Saben Lee, 13 di Ercan Osmani, 10 di PJ Dozier e 10 di Shemus Hazer. Numeri che testimoniano una squadra capace di colpire in maniera corale, con fiducia e continuità.
Per la Virtus resta l’amarezza di una sconfitta che, di fatto, chiude il discorso play-in e obbliga a una riflessione profonda. Non solo sul risultato, ma sulla qualità del gioco espresso nelle ultime settimane in EuroLeague. Servirà reagire, ritrovare energia mentale prima ancora che fisica, e ricostruire quella identità offensiva che in altre fasi della stagione aveva fatto intravedere ben altro potenziale. Istanbul lascia ferite e interrogativi: ora toccherà alla Virtus dimostrare di saper ripartire.

QUI le statistiche complete del match 

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Matt Morgan, foto Ciamillo-Castoria