Ci sono giocatori che si accendono una sera. E poi ci sono quelli che scelgono il momento. Armoni Brooks ha scelto ancora una volta la finale. Dopo la semifinale da fenomeno contro Brescia, si è ripetuto nell’atto conclusivo contro la Derthona Basket, trascinando l’Olimpia Milano alla conquista della Coppa Italia 2026.
Ventotto minuti di leadership vera, di personalità purissima. Ventotto minuti in cui Brooks ha fatto quello che fanno i campioni: colpire quando il pallone pesa di più. I suoi 20 punti sono stati distribuiti con intelligenza e cattiveria agonistica, ma è nel quarto periodo che ha messo il timbro definitivo sulla partita. Quelle triple prese dal palleggio, con il difensore addosso, non sono state solo canestri: sono state sentenze. Tiri che hanno spezzato l’inerzia, piegato le gambe a Tortona e restituito fiducia a Milano nel momento in cui la gara stava scivolando via.
Il dato balza agli occhi: 6/10 da tre, 2/2 ai liberi, 2 rimbalzi e 14 di valutazione. Ma i numeri raccontano solo una parte della storia. Perché Brooks non si è limitato a segnare: ha scelto i possessi giusti, ha accettato la responsabilità, ha chiesto il pallone quando serviva sangue freddo. Ogni volta che Tortona provava a rientrare, lui rispondeva con una giocata da leader.
Non è un caso che, dopo la prova scintillante in semifinale, abbia saputo ripetersi in finale. È il segnale di una continuità mentale prima ancora che tecnica. Brooks è stato il faro offensivo dell’Olimpia, l’uomo che ha trasformato la tensione in lucidità, la pressione in precisione.
Due partite consecutive da protagonista assoluto. Due serate da campione. E una Coppa che porta in maniera evidente la sua firma.

Eugenio Petrillo

Nell’immagine Armoni Brooks, foto Ciamillo-Castoria