Ogni campionato europeo ha il suo motivo fondante, e quello dell’edizione del 2025 del principale torneo del continente per rappresentative nazionali è sicuramente la lotta tra tradizione e modernità. A suggellare tale scontro sono le finali per il primo e per il terzo posto, che all’ultimo atto di un Eurobasket costellato di battaglie tra il vecchio che resiste e il nuovo che avanza vedrà due nazionali che hanno fatto la pallacanestro di ieri scontrarsi con due rappresentative che intendono fare il basket di domani.

Turchia e Grecia da un lato, Germania e Finlandia dall’altro sono dunque gli attori di questo braccio di ferro che, durante gli europei, ha già offerto alcune schermaglie con risultati alterni. L’eliminazione della Serbia da parte della Finlandia agli ottavi è stato il successo più importante ottenuto dallo schieramento dei ‘nuovi’, senza tralasciare un risultato meno appariscente, ma ugualmente importante, come la vittoria della Gran Bretagna sul Montenegro.

La tradizione, da parte sua, ha risposto per mezzo del successo della Turchia sulla Polonia ai quarti, oltre che, sempre contro la Polonia, tramite la prova difensiva del Belgio (che pur non essendo una nazionale ‘tradizionale’ è allenata dallo zaratino Dario Gjergja, che è ben radicato nella tradizione cestistica di Zara, quella del professor Enzo Sovitti e di Krešimir Ćosić) nell’ultima partita della fase a gironi che, agli occhi di chi scrive, rappresenta la pagina di miglior basket difensivo vista finora ad Eurobasket.

Proposte antitetiche

I due schieramenti sono caratterizzati da visioni di gioco differenti e per certi versi antitetiche. Le nazionali ‘tradizionali’ propongono una pallacanestro grossomodo disciplinata e controllata con una particolare attenzione alla strategia e, a grandi linee, ad una difesa considerata la pietra sulla quale edificare successi.

Le rappresentative ‘moderne’, invece, attuano un basket più veloce e libero, senza che particolari ragionamenti di filosofia cestistica incatenino la vocazione annotatrice di roster a cui piace correre e tirare, ma che spesso dietro presentano ancora lacune importanti.

Turchia vs. Germania

Ma veniamo alle due finali, nelle quali i valori in campo si equivalgono in maniera quasi perfetta. Nella finale per il primo posto, lo scontro tra Turchia e Germania è un confronto tra la terza e la quarta migliore difesa del torneo (dopo Italia e Spagna), con la compagine di coach Ergin Ataman a concedere 72,9 punti a partita e la squadra allenata da Alan Ibrahimagić a subirne 75 ad incontro.

Sotto le plance, la Turchia è la compagine che concede meno rimbalzi, 28,1 a partita, mentre la Germania è la seconda squadra che ne cattura di più, ossia 8,8 ad incontro. I turchi, inoltre, sono la seconda migliore compagine in materia di assist a partita (23,0), mentre i tedeschi sono la squadra che commette meno palle perse ad incontro (9,4).

Equilibrio ovunque

La Germania è anche il miglior attacco del torneo con una media di 101,4 punti segnati a partita, e la seconda migliore squadra dal perimetro (dopo la Finlandia) con 12,3 triple realizzate ad incontro.

La Turchia, invece, è il terzo migliore attacco di Eurobasket con 91,1 punti segnati a partita e la quarta migliore compagine dalla lunga distanza con 11,1 canestri da tre punti realizzati ad incontro.

Grecia vs. Finlandia

Per quanto riguarda la finale per il terzo posto, i rapporti di forza appaiono dispiegati in maniera maggiormente simmetrica, con la Grecia, quinta migliore difesa del torneo con 75,4 punti concessi a partita, a prevalere in ambito difensivo, e la Finlandia, quinta migliore squadra offensiva con 87,1 punti segnati ad incontro, a distaccarsi in attacco.

La compagine allenata da Vassilis Spanoulis, altresì, è la quinta migliore difesa dal campo, ambito nel quale gli ellenici hanno concesso 26 punti a partita. La squadra allenata da Lassi Tuovi, sempre dal campo, è invece la quarta migliore forza offensiva con una media di 30,8 punti segnati ad incontro.

Il tabellone della fase finale di Eurobasket 

Matteo Cazzulani

Nella foto: Ergin Ataman. Credits: FIBA