Sette tra squadre e allenatori sono i rappresentanti della pallacanestro della ex Jugoslavia ad Eurobasket, di cui tre hanno avuto accesso alla top 8 della massima competizione d’Europa per rappresentative nazionali. È un bilancio apparentemente sottotono quello che la scuola cestistica che ha fatto la storia del basket europeo ha riscosso agli europei in corso.
Malgrado una serie di delusioni, in primis quella della Serbia clamorosamente eliminata agli ottavi da parte della Finlandia, in uno scontro che abbiamo già avuto modo di descrivere come potenzialmente epocale, alcuni elementi di positività tra i rappresentanti del basket ‘slavo’ hanno tuttavia mitigato il bilancio, rendendolo da appartenente negativo a provvisoriamente agrodolce.
Slovenia migliore tra le ‘slave’
Prima nota positiva dell’Eurobasket delle ex jugoslave è la Slovenia, l’unica rappresentativa della regione capace di raggiungere i quarti di finale mediante un processo di progressiva crescita, che al netto di una spiccata dipendenza da Luka Dončić ha visto gli sloveni accelerare passo dopo passo nel corso del torneo dopo un esordio e una preseason decisamente al di sotto delle aspettative.
Per riuscirvi, coach Aleksander Sekulić ha fatto affidamento alla tradizionale variante slovena dello stile di gioco della ex Jugoslavia, che proprio in Slovenia ha visto allenatori discostarsi dalla storica difesa controllata predicata dal professor Aza Nikolić (proseguita invece da Željko Obradović, Svetislav Pešić, Boša Tanjević ed altri) per proporre un basket maggiormente votato all’attacco.
Una crescita progressiva
Per gli sloveni, del resto, proporre una pallacanestro che per velocità e circolazione di palla ha ricordato molto da vicino lo stile offensivo di Zmago Sagadin ha significato fare di necessità virtù, potendo contare nel proprio roster su un realizzatore instoppabile come Dončić, ‘marziano’ venuto dall’NBA, segnatamente dai Los Angeles Lakers.
Il successo della Slovenia non stupisce. Come Aleksej Nikolić ha a noi dichiarato in esclusiva al termine della fase a gironi, il piano degli sloveni nel torneo era trovare i giusti equilibri nel gruppo di Katowice, per poi dare battaglia vera alle eliminatorie, dove vincere ogni partita è ciò che conta davvero.
Džikić e la tradizione
Chi dalla tradizione della scuola ex jugoslava ha attinto a piene mani per portare il basket della regione ad un passo da una semifinale che saprebbe davvero di clamoroso è Aleksander Džikić, allenatore di una Georgia che, agli ottavi, ha eliminato nientemeno che la Francia.
Per disfarsi di una delle favorite per la vittoria di Eurobasket, e prima ancora per superare da un girone di ferro composto da Grecia e Italia, sconfiggendo la Spagna all’esordio, Džikić ha basato il gioco dei georgiani su difesa e gioco controllato.
Nessuna sorpresa (per noi)
Non a caso, la Georgia, oltre a poter contare su profili del calibro di Tornike Shenghelia e Goga Bitadze, ha vinto quando gli avversari (escludendo la non irresistibile Cipro, con tutto il rispetto) sono stati tenuti a una media di 69,5 punti realizzati ad incontro, riuscendo nello specifico a limitare l’attacco francese a 70 punti segnati agli ottavi, e quello spagnolo a 69 nella fase a gironi.
Anche per quanto riguarda Džikić, il successo dell’ex allenatore di Budućnost, Partizan e Krka non sorprende, avendolo spiegato non sul nostro sito, bensì in un capitolo di “Basket Adriatico”, il libro sul basket ex jugoslavo di oggi, ieri e domani disponibile nelle migliori librerie, anche online.
La variante croata
La difesa è stato il marchio di fabbrica del successo di Igor Miličić, professionista croato che ha portato la Polonia trainata dal duo composto da Jordan Loyd e Mateusz Ponitka ai quarti di finale grazie ad una notevole intensità difensiva, accompagnata da un dominio a rimbalzo e da un gioco prevalentemente perimetrale che, sul campo, ha fatto la differenza.
Lo stile di Miličić, che ha consentito alla Polonia di sconfiggere tra gli altri Slovenia, Israele e Bosnia Erzegovina, riprende la via croata dello stile della pallacanestro della ex Jugoslavia, che ad una difesa attenta, intensa e disciplinata accosta una fase offensiva nella quale viene concessa maggiore libertà.
Il capolavoro di Dario Gjergja
Conferma della forza della variante croata, più precisamente dalmata, della pallacanestro ex jugoslava è stata fornita anche da Dario Gjergja, che malgrado l’eliminazione già certa del suo Belgio ha regalato una lezione di basket zaratino, quello concepito dal professor Enzo Sovitti, poi perfezionato da Krešimir Ćosić, in occasione dell’ultima partita della fase a gironi.
È stato infatti il coach nativo di Zara, la culla del basket europeo, l’unico finora capace di azzerare la forza di fuoco della Polonia da tre punti, ed infine di sconfiggerla, avvalendosi proprio di due dei tre capisaldi della variante croata dello stile ex jugoslavo: difesa intensa, soprattutto sul perimetro, e carta bianca ad Emmanuel Lecomte in materia di regia e realizzazione.
Il percorso della Bosnia
Un bilancio in chiaroscuro è anche quello della Bosnia Erzegovina, che a Eurobasket è caduta agli ottavi contro la Polonia, pur riuscendo a superare, similmente alla Georgia, nel girone di ferro composto anche da Grecia, Italia, Spagna e Georgia.
Agli europei, coach Adis Bećiragić ha continuato sulla strada che ha portato i bosniaci ad ottenere un secondo posto fondamentale alle qualificazioni ad Eurobasket, nelle quali la Bosnia Erzegovina ha eliminato nientemeno che la Croazia, ossia difesa aggressiva, tempi alti e fisicità.
Nurkić-dipendenza
Tale proposta ha tuttavia trovato ostacoli insormontabili dinnanzi a difese organizzate come quella della Polonia, che ha smascherato le carenze di un gioco fortemente dipendente dalla produttività di Jusuf Nurkić e dalla creatività di John Roberson.
Nurkić, appunto. La stella NBA ha paradossalmente rappresentato un ulteriore tallone d’Achille per la compagine bosniaca, che non ha saputo diversificare le proprie opzioni dal solo ex giocatore di Zadar e Cedevita, pur avendo un secondo giocatore NBA a disposizione in Luka Garza, che coach Bećiragić non ha tuttavia convocato agli europei.
L’importanza delle tradizioni
Un punto tra i maggiormente dolenti per quanto riguarda le prestazioni delle ex jugoslave ad Eurobasket è quello della Serbia, approdata agli europei da favorita assoluta per la vittoria del titolo continentale, uscita tuttavia malamente agli ottavi dopo avere subito due sconfitte di fila da Finlandia e Turchia.
Come da noi già analizzato, a portare la compagine di coach Svetislav Pešić all’eliminazione è stato un ‘rinnegamento’ del proprio gioco tradizionale nella partita contro la Finlandia, che ha costretto i serbi a giocare a ritmi alti forzando, inoltre, il tiro da tre.
Senza carattere
Una rappresentativa come la Serbia, autorevole, storica e principale candidata al titolo, avrebbe invece dovuto trovare la forza di imporre ritmi più controllati, proporre una difesa più intensa e trovare soluzioni nel pitturato che non fossero passate sempre e solo da Nikola Jokić.
Così come per la Bosnia Erzegovina, la dipendenza da una sola stella NBA ha condizionato in negativo anche la Serbia. Una situazione alla quale coach Pešić si è trovato costretto per via dell’infortunio occorso a Bogdan Bogdanović, che come giustamente sottolineato dell’esperto spalatino Željan Branica in un post su X che fatto discutere era il vero leader della nazionale serba.
Equilibri ribaltati
Infine, una menzione purtroppo in negativo va riservata al Montenegro, uscito malamente dalla fase a gironi a seguito di una sconfitta cocente, deludente ed incomprensibile per mano di una Gran Bretagna che ha umiliato una compagine che potendo contare su atleti del calibro di Nikola Vučević, Marko Simonović e Vladimir Mihailović avrebbe decisamente dovuto fare di più.
Similmente alla débâcle della Serbia contro la Finlandia, anche la sconfitta della nazionale allenata da Boško Radović contro i britannici dimostra quanto il blasone e la tradizione siano ora messi in discussione, se non addirittura superati, da compagini che al basket ‘che conta’ si sono affacciate solamente di recente.
Il tabellone della fase finale di Eurobasket
Matteo Cazzulani
Nella foto: Luka Dončić. Credits: FIBA