Ci sono giocatori che riempiono il tabellino e altri che riempiono il silenzio dei finali punto a punto. Luca Vildoza appartiene alla seconda categoria. Nella vittoria della Virtus Olidata Bologna contro l’Apu Udine (90-86) è ancora lui a mettere il sigillo, ancora lui a prendersi l’ultimo tiro, ancora lui a trasformare una partita complicata in una firma personale.
Non è stata una serata lineare. Anzi. Una gara di alti e bassi, di scelte alterne, di momenti in cui il ritmo sembrava sfuggirgli di mano. Ma quando il cronometro è sceso sotto i 15 secondi e Udine era tornata a -1 (87-86), il pallone ha trovato inevitabilmente le sue mani. Undici secondi alla sirena: palleggio, arresto, tripla frontale. +4. Partita chiusa. Virtus in festa.
È l’ennesima zampata di un giocatore che sta costruendo una reputazione precisa: quella dell’uomo dei finali. In Europa aveva già lasciato il segno a Montecarlo, sul parquet del AS Monaco Basket, ma anche alla Segafredo Arena contro Dubai e contro lo Žalgiris Kaunas. Canestri pesanti, decisivi, che hanno spostato partite e inerzie. Ora tocca a Udine aggiungersi alla lista.
Contro l’Apu chiude con 13 punti in 22 minuti, tirando 2/4 da due e 3/5 da tre, aggiungendo 2 rimbalzi e 3 assist. Numeri solidi, non abbaglianti. Ma il dato che conta non si legge nelle percentuali: è la responsabilità. È la scelta di prendersi l’ultimo possesso quando tutto può andare storto. È la lucidità di trasformare una partita imperfetta in una giocata perfetta.
La Virtus si gode il suo killer silenzioso, capace di accendersi quando il pallone pesa il doppio. E mentre la stagione entra nella fase più delicata, sapere di avere uno così nei finali non è solo un dettaglio: è un vantaggio competitivo enorme.
Ancora una volta, quando serviva sangue freddo, Vildoza non ha tremato. E la firma, anche stavolta, è la sua.

Eugenio Petrillo

Nell’immagine Luca Vildoza, foto Ciamillo-Castoria