È l’alma mater di George Lucas, il padre di Guerre Stellari, oltre che rappresentare uno dei serbatoi naturali di chi intende lavorare a Hollywood. Quella di Mohamed Morsi, eletto nel 2012 come presidente dell’Egitto ma deposto l’anno successivo. Di O.J. Simpson, running back di lungo corso della NFL tornato recentemente all’onore delle cronache a causa della serie tv antologica di Netflix American Crime Story, che nella prima stagione ne ripercorre le vicende giudiziarie. E di Daniel Hackett, che magari sarà meno globalmente noto rispetto ai tre summenzionati, ma resta una colonna portante della pallacanestro italiana.
Disciplina nella quale, viceversa, i Trojans non hanno particolarmente brillato in tempi recenti. Anzi, negli ultimi dieci anni sono arrivate unicamente cinque partecipazioni alla March Madness, e solo due volte (2017 e 2021) USC è stata capace di issarsi oltre il primo turno.
Anche i ranking prestagionali, che comunque contano il giusto, hanno mostrato perplessità nei confronti del team californiano, collocandolo solo al ventunesimo posto della graduatoria stilata. Come direbbe Lubrano, a questo punto la domanda sorge spontanea: perché, dunque, scegliere di occuparsi di USC?
Risposta: perché ha due perle che potrebbero diventare dei volti conosciuti a livello NBA. Il primo è Rejean “Boogie” Ellis, combo guard con tiro fluido, palleggio ubriacante (anche se ogni tanto va fuori giri) e punti nelle mani, mentre il secondo è Isaiah Collier, play da corsa, sgusciante e dotato di una visione di gioco ad ampio spettro. Tanto per essere chiari, il ragazzo è già finito sul canale YouTube ufficiale della NBA, e dopo essersi guadagnato il primo posto nella classifica dei prospetti stilata da NCAA.
Accanto a loro due nomi che sembrano usciti direttamente dai professionisti anni Novanta: da una parte Kobe Johnson, passatore e mastino di difesa, e dall’altra DJ Rodman. Ebbene sì, a vestire la maglia dei Trojans sarà il rampollo del grande Denis, rampollo che, giusto per tener fede al detto secondo cui la mela non cade mai lontana dall’albero, alla veneranda età di ventidue anni si è già permesso il lusso di cambiare quattro casacche: Corona del Mar e Jserra Catholic alla high school, Washington State ed ora USC al college.
Ci sarebbe anche un altro figlio d’arte, a dirla tutta, ovvero quel Bronny James che però in piena estate è stato colpito da un arresto cardiaco durante un allenamento. Il giovane è stato poi sottoposto ad accertamenti, e circa un mese fa è emerso che a causare tale problema potrebbe essere stata una malformazione congenita al cuore.
Senza di lui, che chiaramente deve fare i conti con qualcosa di molto più cruciale rispetto alla partecipazione al torneo NCAA, i californiani perdono un’arma in più come pericolosità da oltre l’arco. Ciò li renderà più prevedibili, con il rischio concreto di andare incontro, dunque, all’ennesima stagione deludente.

Luigi Ercolani