Non era soltanto una partita di alta classifica, ma un vero e proprio esame di maturità per entrambe. Avellino e Scafati arrivavano all’appuntamento divise da appena due punti e accomunate da un eccellente stato di forma, cinque vittorie nelle ultime sei gare. Il PaladelMauro, vestito a festa con oltre 4.000 spettatori e il cartello del sold-out, ha fatto da cornice a una sfida che valeva molto più dei semplici due punti. Per i lupi di coach Di Carlo l’obiettivo era chiaro: dare continuità al percorso di crescita, confermare la solidità mostrata negli scontri diretti e ribadire la forza del fattore campo. Per Scafati, invece, la trasferta irpina rappresentava l’occasione ideale per invertire un trend negativo nei precedenti e capire davvero dove potesse spingersi questa squadra nel corso della stagione. La partita, però, non è mai stata bella nel senso estetico del termine. È stata piuttosto dura, sporca, fisica, giocata spesso più sui nervi che sul talento. Avellino ha pagato a caro prezzo un avvio contratto, con percentuali bassissime e una gestione offensiva poco fluida. Scafati, al contrario, ha avuto il merito di restare lucida, sfruttare i tanti falli dei padroni di casa e costruire il primo strappo dalla lunetta, senza mai forzare più del necessario. La scelta di Di Carlo di partire con Pini e Cicchetti insieme era un segnale chiaro: cercare fisicità e presenza sotto canestro. Ma l’inerzia iniziale non ha sorriso ai biancoverdi, che hanno inseguito a lungo prima di ritrovare equilibrio nel secondo quarto. In quel momento Avellino ha dato la sensazione di poter girare la partita, anche grazie a una migliore circolazione di palla e a qualche canestro pesante che ha riacceso il pubblico. La gara è rimasta in bilico fino alla ripresa, quando Scafati ha mostrato forse il suo volto migliore. Più concreta, più continua, più cinica nei momenti chiave. Le triple, i rimbalzi offensivi e la capacità di colpire Avellino nei suoi momenti di difficoltà hanno fatto la differenza. I lupi, dal canto loro, hanno dovuto fare i conti con una gestione falli complicatissima, che ha limitato rotazioni e aggressività proprio quando sarebbe servita maggiore intensità difensiva. Nel finale Avellino ha provato a riaprirla più con il cuore che con la lucidità, ma gli episodi hanno girato dalla parte dei gialloblù. Le palle perse, le esclusioni per falli e qualche scelta affrettata hanno spento le ultime speranze di rimonta, consegnando a Scafati una vittoria pesante, celebrata con entusiasmo dai circa 250 tifosi arrivati al seguito. Per Avellino resta una sconfitta che fa male, soprattutto per come è maturata, ma che non cancella quanto di buono costruito nelle ultime settimane. Per Scafati, invece, è un successo che pesa doppio: per la classifica, per il morale e per la consapevolezza di poter competere davvero ai vertici. La stagione è ancora lunga, ma il Del Mauro ha lanciato un messaggio chiaro: le ambizioni, da entrambe le parti, sono tutt’altro che ridimensionate.
La cronaca
Avvio contratto per Avellino, che fatica a trovare ritmo offensivo e chiude il primo quarto sotto 18-10, pagando percentuali molto basse dal campo. Nel secondo periodo i lupi reagiscono trascinati da Caroti e Lewis, rientrando fino al -1 e andando all’intervallo sul 31-32. Nella ripresa Scafati prova l’allungo con Allen e Walker, sfruttando anche la situazione falli dei padroni di casa. Avellino resta in scia ma nel finale perde uomini chiave per cinque falli e non riesce a completare la rimonta: i gialloblù gestiscono il vantaggio e portano a casa il successo al PaladelMauro.