Bisognerà cercare nelle statistiche per trovare un allenatore capace di vincere due coppe nazionali diverse in due anni consecutivi. Almeno un precedente, però, lo abbiamo, Paolo Galbiati ed il Baskonia vincono la Copa del Rey ed il coach di Vimercate fa il paio con la Coppa Italia vinta sulla panchina della Dolomiti Energia Trentino lo scorso anno.
Un successo che arriva al termine di quattro giorni che difficilmente il tecnico di Vimercate dimenticherà, caratterizzati da una tifoseria fantastica che ha invaso Valencia e la Roig Arena per spingere lui ed i suoi all’impresa che, per i pronostici, appariva impossibile.
Troppe le candidate considerate più accreditate da media e addetti ai lavori, dal Real Madrid ai padroni di casa di Valencia, passando per Unicaja Málaga e Barcellona, chi per tradizione recente, chi per blasone e roster a disposizione.
Eppure, quando si verificano certi eventi, si parla spesso di squadra in missione; questo Baskonia è la definizione di una locuzione talvolta abusata.
UNA MONTAGNA DA SCALARE
A Valencia i blaugrana ci arrivano con un grandissimo punto interrogativo che risponde al nome di Markus Howard, cannoniere di mestiere e di razza ma impelagato in una stagione in cui non gliene va bene una, senza contare alcuni movimenti come l’addio di Luka Samanic che sembravano mettere i bastoni tra le ruote ad un progetto che, va detto, il club ha sostenuto senza tentennamenti anche davanti alle prime difficoltà, quando sarebbe stato facile dire che la panchina pesasse troppo per un allenatore che aveva guidato soltanto realtà esponenzialmente più piccole.
Il seguito dei baskonisti, con un entusiasmo improvvisamente riacceso dopo anni di deprimente rassegnazione, ha creato l’atmosfera, la vittoria con Tenerife aveva rotto il ghiaccio.
Il primo capolavoro arriva in semifinale, un esercizio di resistenza strenua in un momento in cui la palla non sarebbe entrata nemmeno in un cratere vulcanico.
Un coro veniva scandito dagli spalti: “Por la mañana café, por la tarde ron, Paolo Galbiati hazme campeón”.
LA GARA
E Paolo ha esaudito il desiderio in una gara in cui il Baskonia si è trovato a fare da lepre e da cacciatore, in cui ha provato a scappare e si è ritrovato ad inseguire anche di 10 lunghezze al cospetto di un Real Madrid che trovava in Andrés Feliz (15) ed il solito Mario Hezonja (15) le braccia da armare attraverso Facu Campazzo (14+5a).
Gli uomini di Sergio Scariolo provano subito a spaccare in due il match, parziale di 11-0 in apertura di gara con Llull, Campazzo ed Hezonja che bruciano la retina dai 6,75m e costringono subito Galbiati al time out, tanto per mettere subito le cose in chiaro (13-2).
La replica baskonista è paziente, si lavora sotto le plance con Omoruyi (15 alla fine) mentre scalda i motori l’ex Olimpia Luwawu-Cabarrot (28, miglior marcatore all time per il club in un singolo match di coppa) dal perimetro (15-9).
Altri 6 punti consecutivi del francese, arrivati a cronometro fermo, sono il preludio per il pari che firma Matteo Spagnolo che ispira anche il sorpasso firmato Omoruyi (17-19) per un parziale di 17-4.
Si risveglia, quindi, la formazione capitolina, dalla serie di scambi di canestri si arriva al 10’ sul 26 pari siglato da Trent Forrest che mette i primi mattoncini della sua quasi tripla doppia da 22 punti, 9 rimbalzi e 11 assist.
L’avvio di seconda frazione vede il primo vantaggio di due possessi basco prodotto dalla tripla di Mamadi Diakité; la reazione del Real è rabbiosa, Maledon lucra punti a cronometro fermo, Feliz ristappa il canestro dal perimetro e Len fa la voce grossa sotto i tabelloni, il break è di 14-0 e riporta il vantaggio merengue in doppia cifra (40-30).
Ancora una volta Luwawu-Cabarrot ridesta l’attacco blaugrana, 10 punti in pochissimi possessi permettono quantomeno di tenere il passo avversario, un paio di vittorie difensive permettono di andare all’intervallo lungo con un ritardo di appena 5 lunghezze (52-47).
Il transalpino è ancora l’anima dell’offensiva di Galbiati, è lui a replicare ad Hezonja e Deck, toccando il ventello già ad inizio ripresa, poi completa l’aggancio a quota 57 quando il cronometro segna 6’24” all’ultimo giro di boa.
Sembra essere di nuovo tutto in gioco ma il Real opera un nuovo strappo che vale il +8 con vari protagonisti ed una certa tendenza a sprecare, però, parte delle opportunità dalla lunetta.
TLC, invece, le sfrutta, i tre liberi che lo portano a quota 28 valgono il 72-67 del 30’.
È qui che il testimone passa a Forrest; l’ex Utah Jazz e Atlanta Hawks ricuce lo strappo innescando Omoruyi dal perimetro e guadagnandosi un gioco da 3 punti (74-73), la connessione con il pop del lungo nigeriano vale anche il pareggio (79-79), il sorpasso, ancora firmato da Omoruyi, arriva 40” dopo.
È, però, il momento che decide le stagioni e può segnare le carriere.
Howard, gregario di lusso ma dalla grande abnegazione, si prende il primo tiro della propria gara quando mancano 2’08” al termine delle ostilità, Maledon ha i liberi per pareggiare ma lascia sul ferro il secondo (86-87).
È l’occasione che il Baskonia aspettava; Forrest brucia Tavares nel mismatch e capitalizza un gioco da 3 punti, Howard si guadagna anch’egli una gita in lunetta e firma il +6 (86-92).
La narrativa del Real Madrid è piena zeppa di situazioni epiche, rimonte pazzesche, “mandarinas” decisive di Llull quando tutto sembrava perduto e “noventa minuti en el Bernabéu son molto longos” (cit. Juanito); Hezonja prova a rinverdire l’epica merengue con la tripla in uscita dal time out, ma quello è l’ultimo canestro che i blancos faranno.
Il Baskonia, invece, ne ha ancora, altri due punti di Howard valgono il +5 (89-94) a 42” dalla sirena, i liberi di Forrest e la palla persa, oggetto di lunga revisione all’Instant Replay, da Feliz fanno partire la festa.
MISSIONE COMPIUTA
Il coro segue le stesse note, cambia l’ultimo verso: “Por la mañana café, por la tarde ron, Paolo Galbiati me hizo campeón”.
È un tripudio, il tripudio di una tifoseria che ha visto nel coach italiano il condottiero capace di illuminare il buio che da troppo tempo incombeva sulla Fernando Buesa Arena.
La Copa del Rey torna a Vitoria 17 anni dopo quella stoppata di Pete Mickeal che cancellò il tiro per vincere di Berni Rodríguez, missione compiuta Paolo, sei Txapeldunak (Campione).