Il mese di marzo coincide, per gli appassionati sportivi statunitensi, con l’inizio di un torneo entusiasmante e ricco di colpi di scena. La March Madness, ovvero il maxi-tabellone in cui si sfidano le compagini universitarie di pallacanestro, ogni anno genera vivo interesse, in quanto i college, per una città, rappresentano l’espressione sportiva per eccellenza. Le squadre della NBA, a parte poche eccezioni (Celtics e Lakers su tutti), sono invece vissute più come uno spettacolo permanente, con meno trasporto.

Il primo turno di quest’anno ha regalato poche sorprese davvero di livello. Quasi tutte le favorite hanno infatti vinto, anche se qualche tiro mancino delle squadre con il piazzamento più basso è in realtà riuscito. Di seguito ecco una sintesi degli incontri più rilevanti.

 

Furman 68-67 Virginia

 

Il primo upset più clamoroso è stata la sconfitta di Virginia (4) da parte di Furman (13). Gli uomini di coach Tony Bennett sono partiti subito forte, puntando sulle uscite dai blocchi dalla media distanza e sfruttando la buona vena della ali Kadin Shedrick e Jayden Gardner.

Praticando un basket molto verticale, con attacchi diretti al ferro o tiri da tre, Furman è però riuscita a riportarsi a contatto, dando vita a una partita combattuta. Sostenuti dai tiri di Foster e dalla bidimensionalità di Slawson, i bianco-viola hanno retto gli ulteriori allunghi avversari e sono arrivati agli ultimi minuti incollati a questi ultimi.

Nel finale, sul -2 a cinque secondi dalla sirena, Furman ha sfoderato un pressing a tutto campo che ha costretto Virginia ad un lungo passaggio baseball, intercettato da Hien e trasformato in una tripla da Pegues. L’ultima Ave Maria dei Cavaliers da metà campo si è spenta sul ferro, regalando il passaggio del turno ai meno quotati rivali.

Arizona 59-55 Princeton

 

Nella scorsa stagione Princeton (15) era tornata ai playoff NCAA dopo cinque anni di assenza. Quest’anno, per la prima volta nel nuovo millennio, i Tigers sono giunti alla seconda kermesse consecutiva, e si sono concessi il lusso di eliminare Arizona (2).

I ragazzi di coach Tommy Lloyd (che hanno come assistente il nostro Riccardo Fois) hanno avuto subito grosse difficoltà, attaccando in maniera meccanica e soffrendo le maglie strette della difesa arancio-nera, mentre la loro retroguardia non sempre ha mostrato la cattiveria agonistica giusta. La gara a basso punteggio ha favorito… gli sfavoriti, che negli ultimi due minuti hanno soffocato l’offensiva di Arizona, segnando quanto necessario per avere la meglio.

Una vittoria meritata, che funge anche da omaggio al più grande coach della sua storia, quel Pete Carrill venuto a mancare nell’agosto agosto del 2022, ed inventore del celebre attacco denominato, appunto, Princeton Offence.

 

Purdue 63-58 Farleigh Dickinson

 

Altro upset notevole è stato quello di Farleigh Dickinson (16) su Purdue (1). La squadra dell’Indiana sin dall’inizio ha macinato gioco in attacco, approcciando tuttavia la fase difensiva con eccessiva sufficienza

Il canovaccio della sfida ha visto i Boilermakers reggere costantemente il primo attacco, salvo poi capitolare ai ritorni di fiamma dei Knights, che si sono così costruiti un primo margine importante. La migliore qualità di Purdue ha avuto più volte la meglio, salvo poi ricadere in sbavature difensive francamente ingenue.

A indirizzare l’incontro è stato l’impatto dell’ala Sean Moore: alto e dotato di mano educata, efficace in contropiede tanto quanto nel palleggio arresto e tiro, è lui che ha dato l’ultimo colpo di volante per le stoccate decisive.

 

Michigan State 72-62 USC

 

University of Southern California (10) non è solo l’ateneo frequentato in gioventù dal playmaker della Virtus Daniel Hackett, ma è anche, e soprattutto, il luogo dove si forma gran parte del personale destinato poi a lavorare ad Hollywood (vi dice niente il nome George Lucas?). Stavolta, però, niente colpi di scena.

Michigan State (7) dal canto suo è invece “solo” l’alma mater di tale Earvin “Magic” Johnson, uno che Hollywood l’ha fatta sognare quando guidava i Lakers. Gli Spartans si sono trovati di fronte i Trojans, in uno scontro che fa molto studi classici.

Dopo un primo tempo in sostanziale equilibrio, dove i primi hanno tenuto un ritmo alto mentre gli avversari spesso ruminavano con il pallone in mano, i bianco-verdi hanno accelerato. Alterando (molte) scorribande personali con (decisamente) meno manovre ragionate, la coppia formata dalla guardia AJ Hoggard e dal lungo Joey Hauser ha confezionato il passaggio del turno per gli uomini del navigato coach Tom Izzo.

Pittsburgh 59-41 Iowa State

 

Un altro colpo inaspettato è quello che ha visto Pittsburgh (11) avere la meglio Iowa State (6). L’anno scorso i giallo-rossi si erano issati fino alle Sweet Sixteen, ma questa volta hanno dovuto cedere il passo ad avversari che sin dalla palla a due si sono dimostrati più agguerriti.

I Panthers, allenati da una vecchia volpe come Jeff Capel, sin da subito sono balzati in avanti, portandosi anche sul +20, soprattutto grazie alle prestazioni di Nelly Cummings e Greg Elliott. Entrambe le squadre hanno messo in mostra un bel basket, elaborato e altruista, ma a farsi preferire sono stati i giallo-neri per la maggiore cattiveria agonistica.

Iowa State ha provato a rientrare, ma gli avversari hanno manteuto sempre un certo vantaggio fino alla metà del secondo tempo, quando hanno dato gas e stabiliton gap non più recuperabile.

Connecticut 83 – 67 Iona

 

Da una parte Dan Hurley, un coach misconosciuto con uno scarno curriculum (Wagner College e Rhode Island), arrivato nel 2018 sulla panchina di una nobile, Connecticut, per lo scandalo che aveva colpito il precedente tecnico. Dall’altra Rick Pitino, che di scandali ne ha provocati diversi, flirtando spesso con l’incidente diplomatico.

Chi ha vinto? Il primo, che al quinto anno complessivo e al terzo di March Madness ha finalmente portato gli Huskies (4) al secondo turno. Contro Iona (13) i suoi ragazzi hanno però faticato, in una gara fatta di sorpassi e controsorpassi.

Un primo allungo è arrivato ad inizio secondo tempo, grazie a una prestazione monstre del capitano Adama Sanogo. Il lungo maliano ha fatto pentole e coperchi, facendosi trovare in post basso grazie a tagli intelligenti e accorto uso del corpo. Incapace di contrastarne la fisicità, Iona ha alzato bandiera bianca.

 

Luigi Ercolani