Jon Scheyer non è stato, eufemisticamente, un giocatore memorabile, quantomeno non per gli appassionati della NBA. Certo, poi ci sono i tifosi di Duke, ed a loro sicuramente, invece, Scheyer risveglia dolci ricordi.

Quelli del titolo 2010, conquistato contro la Butler di Brad Stevens, in un’edizione dei Blue Devils da classe operaia che va in paradiso. Non c’erano stelle, in quella squadra, ma onesti mestieranti come Kyle Singler, Miles e Mason Plumlee, Nolan Smith e Brian Zoubek: tutti hanno abbandonato presto l’attività agonistica, e ciò rende quella vittoria particolarmente romantica, una sorta di epitome della pallacanestro universitaria.

Play di taglia fisica rilevante e cervello fino, Scheyer era per certi versi quasi destinato ad intraprendere la carriera di allenatore. Meno scontato, invece, che Mike Kryzewski a Duke lo riaccogliesse a braccia aperte quattro anni dopo il summenzionato titolo ottenuto sul campo, iniziando il proprio ex-regista ad un percorso di assistentato che si è concluso l’anno scorso, quando coach K ha salutato tutti e lasciato in eredità la panchina proprio al suo allievo.

L’inizio non è stato in realtà brillantissimo, anzi, la stagione si è conclusa con un secondo turno di playoff perso contro Tennessee, nel cui canestro i Blue Devils hanno infilato solo 52 punti (contro i 65 degli avversari). Proprio per questo la conferma di Kyle Filipovski, centro da 15.1  di media l’anno scorso e prospetto da potenziale lottery al draft, è certamente un segnale positivo.

Senso del passaggio e del rimbalzo, capacità di mettere palla per terra e movimenti fluidi spalle a canestro e mano, il newyorchese può essere l’ennesimo lungo a diventare uomo-franchigia in NBA. In tal senso sarebbe propedeutica una vittoria di peso, che non può essere ottenuta senza l’apporto dei compagni, su tutti quello del play Jeremy Roach, che ha mano educata ed in area è in grado di trovare pertugi imprevedibili per il tiro o il passaggio al compagno meglio piazzato.

L’ampia falcata in campo aperto della guardia Tyrese Proctor e l’accelerazione nello stretto dell’ala piccola Jared McCain saranno invece due elementi cruciali nelle non rare occasioni in cui le arcigne difese avversarie, decisamente meno permissive di quelle della NBA, chiuderanno qualsiasi opzione offensiva e per scardinarle sarà quindi necessario un guizzo estemporaneo.

A completare il quintetto c’è l’atletico e funambolico matricola Mark Mitchel, e una concentrazione tale di talento non poteva che attirare le attenzioni degli esperti, che infatti ad inizio campionato avevano piazzato Duke dietro a Kansas nei pronostici. Un onore, ma anche un onore, e Scheyer è avvisato: a Durham ci si aspetta comunque dei risultati.

 

Luigi Ercolani