“Papà mi racconti l’estate della Fortitudo?” Posso provarci, Edoardo.

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Si è parlato e pensato tanto a questo momento, dopo anni di buio pesto, la narrativa vuole che si possa tornare a respirare e vivere con emozione e gioia il nome Fortitudo. Quindi perché non citare Antonello Venditti per descrivere il ritorno del salvatore, passato e futuro, Teoman Alibegovic? L’ultimo dei colpi messi a segno quest’estate dalla nuova proprietà, ma sicuramente il più carico di significato, sia emotivo che tecnico. Si perché, la storia d’amore tra lo sloveno classe 67 e la metà biancoblu di Bologna dura da più di 30 anni, e dopo le esperienze come giocatore nel 1992 e General Manager nel 2006, ecco profilarsi la nuova avventura e il nuovo ruolo come Vice Presidente del sodalizio Fortitudo, ottenuto al termine di un estenuante anno di trattative e seduzioni, risoltesi poi, solamente, grazie al cambio di proprietà.

“Cambio di proprietà?” Ah già. L’avvento di Teo, infatti, come sopracitato, è solo l’ultimo dei positivi scossoni che hanno toccato via San Felice da giugno ad oggi. Dieci anni sono passati da quel 2013 in cui tramite uno striscione la Fossa dei Leoni citava “Post Fata Resurgo”, richiamando la rinascita dopo una sparizione durata anche troppo rapportata all’amore e alla fede di questo popolo accecato dal sudore, dalle ginocchia sbucciate e dal sangue sputato di Baroniana memoria.
Dieci anni suddivisi in 2 macrocategorie, i primi sei anni caratterizzati dalla positività e spensieratezza di quei puri cestofili, che vedevano nel culmine del ritorno in Serie A, un punto di partenza, rivelatosi poi, nei quattro anni successivi un mero punto di arrivo. Inutile soffermarsi sui disastri intra ed extracampo ai quali il tifoso è stato sottoposto, spingendolo anche a disertare il Paladozza per manifesta rottura di scatole.

“E adesso?”. Via al marcio e spazio al cuore. La passata stagione per il fortitudino è stata una lentissima agonia, tra le figuracce sul parquet e quelle voci di cambio proprietà che, però, mai si concretizzava.
E quindi, grazie a Matteo Gentilini, amministratore del main sponsor Flats Service, nonché precursore della rivolta avviatasi nei primi mesi del 2023, denunciando quella mancanza di continuità col passato, che impediva qualsiasi tipo di rivoluzione. Quel Matteo Gentilini che per orgoglio e forse qualche incomprensione, si tirò effettivamente fuori dalle trattative che poi portarono all’acquisizione del club da parte della famiglia Tedeschi.
Ah che bel nome Tedeschi quando si parla di Fortitudo. Perché se è vero che per gli ultra trentenni la voce della Fortitudo risponde al nome del grande Fabrizio Pungetti, è altrettanto vero che per le generazioni più giovani, Andrea Tedeschi, sarà “The Voice” per tanto tempo ancora.

“Quindi Andrea Tedeschi ha comprato la Fortitudo?” No, il padre. Sicuramente, e questo nessuno se lo toglierà dalla testa, lo zampino di Andrea è ben improntato sul cemento ancora fresco, lui stesso, diede le dimissioni poco più di un anno fa (poi rientrate), che da vero tifoso fece storcere parecchio il naso ai più, circa la situazione societaria.
Grazie, quindi, Andrea ma grazie soprattutto a tuo padre, Stefano. Figura e personaggio storico, nell’ambiente bolognese e della pallacanestro nazionale, e finalmente neo presidente della Fortitudo Pallacanestro Bologna. Motivazione, ambizione e amore, faranno di lui un grandissimo vertice societario con la consapevolezza cittadina che anche senza le risorse di Milano, della Bologna virtussina e di Tortona, riuscirà ad ottenere il massimo, dando sempre priorità a tifoso e squadra, senza utilizzare questa opportunità come tornaconto personale.
In bocca al lupo presidente, la Fortitudo merita gente rispettabile.

“Aspetta papà, ultima cosa, fuori che aria si respira?” Ok, Edo. Questa è una domanda per il quale devo trasformarmi.

“In che senso?” Hai presente quando Clark Kent, entra nella cabina e ne esce Superman? Ecco, io farò così. La redazione mi consentirà di gettare i panni di scrivente e giornalista inquadrato e tirare fuori il tifoso che è in me.

Poco meno di un anno fa scrissi una lettera aperta lamentando una situazione incontrollabile comandata da persone che stavano rovinando l’amore di un popolo, che solo di quello, aveva vissuto dalla nascita del club ad oggi. Sai figliolo, tu sei appena nato, e vivrai una nuova avventura, ma mi viene da sorridere pensare che un anno dopo quella lettera la situazione si sia totalmente capovolta. Io non c’entro niente, ma mi piace pensare, che chissà, quella lettera possa essere stata letta da persone influenti che possono essere state spinte a ragionare. Sicuramente non è così, ma quello che posso dirti è che non si respirava aria così pulita da anni.
Il saluto del popolo alla squadra, a metà agosto, rimarrà qualcosa di memorabile, la fila al botteghino per rinnovare l’abbonamento è sintomo di un entusiasmo ed un emozione ritrovata e l’arrivo di un allenatore esperto e navigato come Attilio Caja è la ciliegina sulla torta.

Insomma, un nuovo capitolo si è aperto, e starà a noi, soltanto a noi, scarabocchiare quelle bianche pagine, scrivendo la storia che vogliamo scrivere e di cui vogliamo fare parte.

“Nessuna tempesta distruggerà la nostra fede”

 

Nell’immagine Stefano Tedeschi, Matteo Gentilini e Teo Alibegovic, foto Valentino Orsini (Fortitudo Bologna)

Matteo Cuppi