O lo Zadar alzerà il primo titolo di campione di Croazia fuori casa, ossia il terzo titolo della sua storia lontano dalle mura amiche dopo la Lega ABA del 2003 e, prima ancora, il campionato di Jugoslavia del 1986, o sarà una ‘bella’ a decretare il vincitore della Premijer Liga croata, che è giunta alla quarta partita della finale con lo Zadar, campione in carica e capolista al termine della stagione regolare, avanti nella serie per 2-1.

A seguito di due partite vinte in maniera altamente convincente davanti al proprio pubblico presso la Krešimir Ćosić arena, rispettivamente per 65:46 e 79:65, Zara ha subito una sconfitta al cardiopalma in occasione della prima gara della serie disputata al palasport di Gripe di Spalato, persa, per 74:73, con il tiro della vittoria finito sul ferro.

La finale, assegnata al meglio delle tre partite, è stata finora caratterizzata da alcuni fattori che, nelle prossime gare della serie, potrebbero rivelarsi determinanti nell’esito finale della contesa.

Difesa cruciale

In primis, cruciale è stata l’intensità difensiva. Lo Zadar, da un lato, ha tenuto gli avversari ad una media di 55,5 punti segnati ad incontro nelle prime due partite. Sommata ad un dominio a rimbalzo, tale prestazione ha permesso alla compagine di coach Danijel Jusup di congelare il gioco degli ospiti.

Dall’altro lato, lo Split ha dovuto stringere le maglie dietro per potere giocare alla pari la terza partita della finale, nella quale, decisiva, è stata proprio la difesa nell’ultima azione dell’incontro.

L’utilizzo dei lunghi

Altro elemento finora chiave nella finale è stato l’utilizzo dei lunghi. In gara 1 e gara 2, Zara si è avvalsa di Tyler Wahl sul perimetro, assieme Karlo Žganec e Lovro Mazalin nel pitturato, sia per difendere dalla lunga distanza, che per occludere ogni tentativo più ravvicinato.

Nella terza partita, coach Veljko Mršić ha spostato gli equilibri a favore di Spalato schierando Boris Tišma da ‘tre’, con David Škara da ‘quattro’ e Tonko Vuko da ‘cinque’, accantonando l’ipotesi del gioco con tre piccoli.

La fiducia negli esterni

Anche i giocatori perimetrali hanno ricoperto un’importanza considerevole, con Danijel Jusup ad avvalersi di un quartetto di esterni versatili, capaci di portare palla, tirare e difendere sul perimetro, composto da Vladimir Mihailović, Marko Ramljak, Dominic Gilbert e Krševan Klarica.

Mršić, invece, ha dato fiducia a Borna Kapusta, Antonio Jordano, Adam Smith e soprattutto a Shannon Shorter, particolarmente sottotono nelle prime due partite della serie, ottenendo un’efficienza dal perimetro in gara 3 rivelatasi decisiva.

Tutto in ottanta minuti

Se a ripertersi sarà la situazione di equilibrio di gara 3, o ad essere ristabilito sarà il dominio dello Zadar messo in mostra nelle prime due partite della finale, sarà tutto da vedere a partire dal prossimo incontro.

Gara 4 è in programma ancora a Spalato. In caso di vittoria dello Split, la serie farà ritorno a Zara per la quinta ed ultima partita della finale.

Riepilogo della finale:

Zadar vs. Split 65:46

Zadar vs. Split 79:65

Split vs. Zadar 74:73

Matteo Cazzulani

Nella foto: Tyler Wahl, Marko Ramljak e Karlo Žganec dello Zadar (in maglia bianca) e Shannon Shorter, Boris Tišma e David Škara dello Split (in maglia nera). Credits: KK Zadar / Zvonko Kucelin