Un percorso costruito un passo alla volta, senza scorciatoie. Darius Thompson è arrivato all’Olimpia Milano dopo una carriera che lo ha portato dal Tennessee fino ai principali palcoscenici del basket europeo, passando soprattutto per Brindisi, città diventata fondamentale non soltanto per la sua crescita da giocatore, ma anche per la sua vita personale.
Il nuovo esterno biancorosso ha ripercorso la propria storia in una lunga intervista pubblicata dal club milanese, partendo dalle origini e dal rapporto con il padre Lonnie Thompson, fino all’approdo a Milano.
Thompson, il basket e il rapporto con papà Lonnie
Per Darius Thompson il basket è sempre stato prima di tutto una questione di famiglia. Suo padre Lonnie, ex giocatore e poi allenatore, ha guidato Cumberland per 16 stagioni e ha rappresentato il primo vero punto di riferimento cestistico del figlio.
«Praticamente tutto quello che so e ricordo del basket proviene da mio padre», spiega Darius. «La gente mi chiede sempre quando ho iniziato a giocare, ma non saprei dire con precisione quando è successo, perché sono sempre stato in palestra con mio padre».
Un rapporto costruito quindi fin dall’infanzia, tra allenamenti e partite seguite dagli spalti. “Fin da quando ero molto piccolo, sono stato in palestra con lui e ho giocato. Tutto quello che riguarda il basket lo devo a mio padre».
I due si sono trovati anche da avversari durante l’ultima stagione NCAA di Thompson a Western Kentucky. Darius chiuse quella partita con 17 punti, 11 rimbalzi e nove assist, sfiorando la tripla doppia, ma ricorda soprattutto le sensazioni particolari provate nel dover battere una squadra allenata dal padre.
«È stata la sensazione più strana che abbia mai provato. Da bambino andavo alle sue partite e quando la sua squadra perdeva mi capitava di piangere. Quindi l’ho affrontato senza sapere se volessi davvero batterlo».
La rivalità, almeno per quella sera, non mancò: Lonnie lo provocò prima e durante la gara, trasformando una situazione insolita in una sfida estremamente competitiva. «È stato strano, ma anche divertente perché lui mi ha provocato per tutta la partita. Quindi è stato divertente, è stata un’esperienza competitiva».
Dal Tennessee a Virginia: gli anni del college di Darius Thompson
Cresciuto in Tennessee, Thompson aveva inizialmente coronato uno dei suoi sogni scegliendo la University of Tennessee, il college del proprio Stato. L’esperienza, però, non prese la direzione sperata. «All’inizio ero a mio agio, ero nel mio stato di provenienza, ero a casa, ma poi la situazione è cambiata quando è cambiato l’allenatore e con il nuovo non ho legato abbastanza».
Darius avrebbe voluto diventare uno dei giocatori simbolo del programma, ma il cambio di guida tecnica modificò rapidamente la situazione. «Avrei voluto essere il ragazzo del Tennessee che giocava a casa davanti alla propria gente, ma sfortunatamente non è successo».
La destinazione successiva fu Virginia, dove trovò Tony Bennett e una squadra di altissimo livello. Nei due anni trascorsi con i Cavaliers arrivarono 52 vittorie e soltanto 19 sconfitte. «Sono stati due anni fantastici. Avevamo una squadra fortissima», ricorda Thompson. «Si tratta di un programma di altissimo livello, grandi giocatori sono passati di lì, molti sono diventati professionisti».
Proprio a Virginia nacque inoltre il rapporto con Devon Hall, che sarebbe poi diventato nuovamente suo compagno all’Olimpia Milano. Hall non era soltanto un compagno di squadra, ma anche il suo coinquilino. «Non era solo un mio compagno di squadra, è stato anche il mio compagno di stanza per tre anni. Ho imparato molto parlando con lui ogni giorno. Stare con Devon al college mi ha aiutato molto anche per il futuro».
Western Kentucky e la possibilità di diventare professionista
Per l’ultimo anno universitario Thompson scelse invece Western Kentucky. Un passaggio fondamentale perché gli permise di giocare maggiormente nella propria posizione naturale e di assumere più responsabilità. «Ho potuto giocare nella mia posizione naturale, essere me stesso, e ho cercato di ottenere il massimo da quella stagione perché sapevo che rappresentava la mia opportunità per costruirmi la possibilità di giocare da professionista».
Darius era consapevole che quella stagione potesse rappresentare la grande occasione per costruirsi una carriera professionistica. Per questo cercò di sfruttarla al massimo. «Ho pensato che avrei dovuto dare tutto in quell’ultimo anno di college per trovare una strada. Se ho avuto l’occasione di diventare un giocatore professionista è stato grazie a Western Kentucky».
Thompson in Europa: Leiden come primo passo
Terminata l’esperienza universitaria, nel 2018 arrivò il trasferimento in Europa. La prima squadra fu il Leiden, nei Paesi Bassi. Non si trattava ancora del massimo livello continentale, ma Thompson interpretò quell’esperienza come un’opportunità per mostrare le proprie qualità.
«Il mio agente di allora mi disse che era l’opportunità che serviva. Non avrei giocato ancora ai massimi livelli, ma sapevo che quando fossi sceso in campo avrei dovuto competere e cercare di dominare le partite».
L’obiettivo era quello di mettersi in mostra e guadagnarsi una possibilità a un livello superiore. Thompson chiuse da capocannoniere entrambe le competizioni disputate dal club olandese. «Avevo solo bisogno di mettere in mostra le mie qualità. Il mio agente mi disse che l’obiettivo era impressionare. Leiden mi ha portato fino qui».
Leiden rappresentò quindi il primo gradino di un percorso che negli anni successivi lo avrebbe condotto fino all’EuroLeague.
Brindisi cambia la carriera e la vita di Thompson
Il passaggio decisivo arrivò però con il trasferimento a Brindisi. In Puglia Thompson poté confrontarsi con il campionato italiano e con un livello europeo superiore, partecipando alla Basketball Champions League. Ma l’importanza di Brindisi va ben oltre il parquet.
È lì che Darius ha conosciuto Chiara, diventata successivamente sua moglie e madre dei loro tre figli. Una città che da semplice tappa professionale si è trasformata nella casa della famiglia Thompson. «Non riesco a esprimere a parole tutto ciò che Brindisi mi ha dato nella vita. È stato il mio grande passo verso una competizione di livello superiore, è stato dove ho conosciuto mia moglie e dove ho creato una famiglia. E adesso è la mia casa, la nostra casa».
Dal punto di vista sportivo fu invece il primo grande salto della sua carriera europea. L’Italia gli permise di confrontarsi con realtà come Olimpia Milano e Virtus Bologna, punti di riferimento che obbligavano Thompson ad alzare ulteriormente il proprio livello.
Milano, in particolare, è stata la prima formazione di EuroLeague affrontata nella sua carriera. «Quando arrivi in Europa senti che tutti parlano di EuroLeague, ma durante la mia prima stagione qui io non sapevo neppure cosa fosse. Quindi Milano è stata la prima squadra di EuroLeague contro cui ho giocato».
Una sfida che aveva un significato particolare: «Giocare contro Milano, e anche contro la Virtus, era stimolante e sapevi che dovevi competere ad altissimo livello. Ogni volta che giocavamo a Milano, quella era una partita speciale per me, per tutti».
Da Kuban a Vitoria: la scalata verso l’EuroLeague
Quando Brindisi diventò ormai una dimensione troppo stretta per le sue ambizioni, Thompson passò al Lokomotiv Kuban, entrando in EuroCup.
Il passaggio successivo fu quello decisivo: Baskonia, nel 2022, e finalmente l’esordio in EuroLeague. «Durante tutta la mia carriera ho fatto sempre un passo alla volta, un passo avanti. Ho iniziato con la Fiba Europe Cup. L’anno successivo sono passato alla Fiba Champions League, poi ho giocato in Eurocup a Kuban e infine a Vitoria in EuroLeague».
Una crescita progressiva che rispecchia perfettamente il modo in cui Thompson racconta la propria carriera: «Credo che, nel complesso, la mia carriera sia stata un percorso graduale, fatto di piccoli passi nella direzione giusta».
Dopo l’ottima stagione a Vitoria arrivò poi l’esperienza a Istanbul. Un periodo più complicato, soprattutto inizialmente, in un ambiente ancora legato ai recenti successi europei ma profondamente cambiato per giocatori e staff tecnico. «Lì è stata dura. Penso che molte persone nell’ambiente stessero ancora vivendo gli anni delle vittorie in EuroLeague. Ma era cambiato l’allenatore, non c’erano gli stessi giocatori. Molte cose sono cambiate ed è stata dura per tutti adattarsi».
Dopo le difficoltà del primo anno, nella seconda stagione la squadra riuscì comunque a raggiungere i playoff di EuroLeague, fermandosi a una sola partita dalle Final Four.
Valencia e una stagione da ricordare
Una delle esperienze più significative della carriera di Thompson è stata però l’ultima a Valencia. «Per me è stata una stagione incredibile, lo è stata per tutti nella squadra. All’inizio della stagione non avevamo esperienza di EuroLeague. Nessuno aveva grande fiducia in noi ma non gli abbiamo dato peso».
La squadra partiva senza grandi aspettative, ma ha costruito i propri risultati soprattutto grazie alla compattezza del gruppo. «Eravamo una squadra molto unita e quando una squadra è così unita è molto difficile da battere, a prescindere da quello che succede. Abbiamo sempre creduto in noi stessi».
Valencia ha mantenuto questa identità per tutta la stagione, affrontando una partita alla volta senza disunirsi dopo le sconfitte. Il risultato è stato un cammino concluso tra le prime quattro in Europa e con la conquista del titolo spagnolo.
Secondo Thompson, proprio questo elemento può fare la differenza anche ai massimi livelli. «Tante squadre hanno talento. Tutti in EuroLeague hanno talento, ma ciò che conta davvero è avere spirito di squadra, voler fare di tutto per aiutarsi a vicenda. Perché quando tutti lottano e competono, tutti i giocatori, lo staff, diventa difficile batterti».
Thompson e l’Olimpia Milano: l’Italia ormai è casa
Quell’esperienza rappresenta adesso uno dei valori che Thompson vuole trasferire all’Olimpia Milano. Per il giocatore statunitense, inoltre, il ritorno in Italia ha anche un significato personale. Brindisi resta il luogo in cui ha costruito la propria famiglia, ma ormai il rapporto con il Paese va ben oltre una semplice esperienza professionale. «Questa è una professione imprevedibile, non si sa mai cosa possa succedere. Oggi ti puoi trovare in una situazione e domani in un’altra. Ma, come ho già detto, per me e la mia famiglia l’Italia è praticamente casa».
Thompson non nasconde quindi il desiderio di fermarsi a lungo. «Mi piacerebbe restare qui il più a lungo possibile, creare la situazione migliore e cercare di vincere il più possibile e proverò a farlo fino all’ultimo giorno”.
Il suo obiettivo, però, resta quello di concentrarsi sul presente: competere in ogni partita e in ogni allenamento, migliorare giorno dopo giorno e continuare a seguire la stessa filosofia che lo ha accompagnato per tutta la carriera. «Ora penso che l’importante sia andare in campo e competere ogni sera, ogni allenamento, cercare di migliorare un po’ alla volta, procedere un passo alla volta, e poi alla fine dell’anno vedremo a che punto saremo arrivati».
Una filosofia coerente con tutta la sua carriera. Dal Tennessee a Leiden, da Brindisi all’EuroLeague fino all’Olimpia Milano, Darius Thompson ha costruito il proprio percorso un gradino alla volta. Ora quel percorso lo ha riportato in Italia, il Paese che nel frattempo è diventato casa.
Fonte Olimpia Milano
Nell’immagine Darius Thompson durante un’amichevole estiva, Foto di Olimpia Milano