14 partite di playoff ad alto livello con la doppia Gara 5 in casa con Mantova e Pistoia superata brillantemente, prima del capolavoro contro Udine, che ha dato la promozione in Serie A a Verona. L’intervista tripla con Guido Rosselli, coach Alessandro Ramagli Francesco Candussi va a scandire quello che è stato il percorso veronese, con uno sguardo al futuro. Ecco le parole dei 3 protagonisti di Verona

Quali sono le sensazioni che provi dopo la promozione ottenuta in Gara 4?

ROSSELLI: “La prima sicuramente è soddisfazione. Siamo stati sempre secondi a parte il primo periodo dove dovevamo recuperare il -3, siamo stati sempre lì con costanza. Non venivamo considerati, non dico che lo sapevo, però avevo la sensazione che non ci fosse tanta distanza tra noi e quelle che venivano accreditate, perché in Coppa Italia con Cantù abbiamo perso all’ultimo secondo in una partita da 20 palle perse e 15 liberi sbagliati, con Udine nella fase ad orologio ce la siamo giocata ripetendo la stessa partita in Gara 1 con troppe perse e liberi sbagliati, con Scafati abbiamo vinto recuperando dal -21 al 20′. Non c’era tutto questo gap da giustificare che non venissimo considerati, dopo Gara 4 con Udine la soddisfazione è la prima sensazione, soddisfazione di aver fatto qualcosa di importante con una squadra mediamente giovane.”

CANDUSSI: “Diciamo che sono un po’ sparse, non belle chiare, ancora credo di non aver realizzato. Sono felicissimo ma non ho digerito la sbornia dei playoff e della promozione.”

Quanto ha pesato il -3 di penalizzazione?

ROSSELLI: “No, pesato no, vero che eravamo con il -3, ma avevamo un campionato davanti. Pesava perché nelle prime 10 giornate noi eravamo ad 1 e gli altri a 6… gap che si è protratto con Scafati, Ravenna e Chiusi. Per noi era uguale vincere o perdere di 1 o di 20, questo forse ci ha aiutato.”

RAMAGLI: “Ha pesato perché eravamo una squadra nuova e non sai come questa può reagire man mano ad un segno meno o ad un gap importante. Questo ha pesato ma è stato uno stimolo, ci siamo attaccati ai giocatori più esperti per non sbandare ed anche quando abbiamo sbandato all’inizio, però la forza della squadra ha permesso di inanellare 3 strisce importanti.”

CANDUSSI: “Più che il-3, i risultati non arrivavano, eravamo poco convinti, disuniti. Quella è stata la chiave, anche alzando la voce in spogliatoio. Questo è stato difficile, ma è stata la chiave”

Quando avete capito che la promozione era cosa fattibile?

ROSSELLI: “Potrei dire la partita con Scafati perché hanno mostrato costanza di risultati e prestazioni per tutto l’anno, essere sotto di 21 al 20′ poteva darci una mazzata ma abbiamo dimostrato grande forza mentale e la abbiamo vinta. Ai playoff abbiamo avuto 2 serie difficili con Mantova e Pistoia, poi ad Udine in Gara 1 abbiamo fatto 13 perse nei quarti centrali e 13 liberi sbagliati perdendo nel finale. Dopo la vittoria di Gara 2 si percepiva che eravamo in confidence.”

RAMAGLI: “Ha ragione Guido, la partita con Scafati è stata particolare, avevamo già un buon livello di consapevolezza dei pregi, ma avevamo la sensazione di avere qualcosa in meno delle 3-4 squadre costruite con l’obiettivo di fare un campionato di testa. Quella partita ha cambiato l’aria, ci ha dato il senso di poter essere competitivi.”

CANDUSSI: “Penso sia Gara 1 con Udine, eravamo stanchi dopo le serie con Mantova e Pistoia, siamo arrivati ad Udine giocandocela all’ultimo secondo… ci ha fatto capire che potevamo giocarcela, in gara 2 è arrivata la conferma ed abbiamo detto che dovevamo chiuderla in casa perché vincere poi ad Udine sarebbe stato quasi impossibile.”

Quanto può aver aiutato giocare 2 Gare 5 in casa con Mantova e Pistoia, giocando 2 serie tirate?

ROSSELLI: “Più che psicologicamente ci ha aiutati da un punto di vista del ritmo, a differenza di Udine abbiamo avuto un massimo di 4 giorni di pausa tra una Gara 5 e la Gara 1 del turno successivo, questo ci ha aiutato a rimanere sul pezzo, paradossalmente potrebbe non aver aiutato Udine nel vincere 3-0 la semifinale.”

RAMAGLI: “Secondo me ci ha allenato molto, di solito squadre come la nostra con un vissuto di un certo tipo hanno bisogno di trovare un gradino più impervio da superare. Poi non credo ci sia stato un innalzamento a livello prestativo: abbiamo trovato una squadra non al top, mentre noi stavamo bene a livello mentale e questo ci ha aiutati. Però le prime 2 serie sono state allenanti è questo è molto importante.”

Sei l’uomo delle promozioni, 5 con questa di Verona. Ti senti un vincente? Non hai fatto la serie A con la Virtus forse perché non ritenuto all’altezza, potrebbe essere una rivincita farla con Verona?

ROSSELLI: “Fare la serie A con Verona ora che ho 39 anni sarebbe diverso che quando l’ho fatta con Torino, quando ci siamo salvati. Non porto rancore a nessuno, sono professionista io ma lo sono anche loro, fanno le scelte che ritengono opportune. Mi sarebbe piaciuto fare degli anni in più in A1 visto il numero di promozioni avute, ma non è una rivincita. A me piace vincere a qualsiasi cosa, quando con Torino ci siamo salvati all’ultimo è stata una vittoria perché l’obiettivo era la salvezza.”

Se Verona volesse confermarti per la stagione futura in A1, quale potrebbe essere il tuo ruolo? Potresti essere una sorta di chioccia?

“Sicuramente quello sì, ho giocato quel campionato con Venezia e potrei aiutarli. Si parla di 10 anni fa però, cambia tutto”

Avete un mix di esperienza e giovani, quanto ha aiutato e quanto è stato importante?

ROSSELLI: “Ha aiutato perché i ragazzi giovani quando entravano in campo portavano energia, spavalderia, fisicità e atletismo da livello superiore. Poi anche grazie all’aiuto di noi veterani sono cresciuti nella gestione della partita, è quello che dovrebbero fare sempre più spesso i più esperti. Quando io ero a Rieti avevo Feliciangeli ed ascoltavo i più esperti.”

RAMAGLI: Fondamentale in termini energetici soprattutto nella parte fiale di stagione, i nostri giovani hanno giocato perché hanno meritato e non per regalo, probabilmente qualcuno ha scelto di non investire su di loro, è diverso. I giovani giocano se sono forti, se sono scarsi giocano perché devi e non rendi a loro ed alla squadra il giusto servizio. I nostri giovani sono buoni ed a fine stagione avevano un bagaglio energetico importante, questo ha fatto la differenza.”

CANDUSSI: “Le cose belle si fanno in due, sicuramente do’ il merito a me, Guido, Giovanni Pini, Lorenzo Caroti, ma il merito più grande è dei giovani che hanno ascoltato, imparato, che si sono resi disponibili, anche se siamo andati in contro a qualche rottura, anche in contrasto perché hanno voglia, personalità.”

Che cosa può dire coach sul percorso di questa stagione?

RAMAGLI: “Un percorso virtuoso perché è una squadra ex novo nata con un programma a medio termine che si è consolidata con il passare del tempo ed ha trovato risorse tecniche, mentali, fisiche per essere competitiva in tutta la stagione, trovando la maggior competitività nei playoff raggiungendo la finale e vincendola con pieno merito.”

Lei è ritenuto di essere più un coach da promozioni che da serie A, forse screditando il suo lavoro. Ha rivincite da prendersi con Verona in A l’anno prossimo?

RAMAGLI: “Nono, rivincite nessuna. Io sono alla 22° stagione da capo allenatore ed ho allenato in maniera equidivisa tra A1 e A2, forse un paio di stagioni in più in A2, ma questo non può rappresentare un marchio che stabilisce che allenatore uno può essere. Sono ben contento del lungo percorso fatto fino ad oggi, sarà un piacere tornare a giocare ed allenare in A1 ma non ho niente di personale che va davanti alle necessità della squadra. Un allenatore deve essere sempre concentrato su quello di cui la squadra ha bisogno e non su rivincite personali.”

Tra tutte le promozioni da A2 ad A1 trova delle similitudini?

RAMAGLI: “Tutte promozioni diverse. A Biella fu una promozione che fu il culmine di una cavalcata vincente, a Pesaro fu la promozione di una squadra fortissima che incontrò delle difficoltà ma che riuscì a dominare la parte dei playoff. A Bologna fu particolare perché era un percorso di crescita e con dei giovani, poi il cambio di proprietà e l’aggiunta di un paio di giocatori importanti per raggiungere la promozione, che arrivò. Questa è una promozione inattesa con una squadra che doveva avere certe caratteristiche, la cosa bella è che non ci siamo fatti ingolosire dal cambiare programma. Poteva rivelarsi un rischio, è stata la scelta vincente.”

Quanto ha aiutato il pubblico veronese nel superare ogni ostacolo?

RAMAGLI: “Parlando con colleghi ed addetti ai lavori tutti sono rimasti sorpresi da 2 eventi e dalla risposta del pubblico ai 2 eventi: il primo è stata la risposta del pubblico alla finale scudetto di Milano perché non si ricorda una presenza così massiccia anche dal punto di vista coreografico, soprattutto a Milano dove si ha un campo di grande presenza ma anche con ambiente salottiero. L’altra è la risposta del pubblico nelle 2 gare giocate a Verona al Pala Olimpia con Udine, bisogna tornare al passato delle super potenze per ritrovare un certo impatto. Il ringraziamento è d’obbligo, ma la sensazione è che si sia allacciato un filo rosso che mi auguro ci legherà nelle prossime stagioni, ma ne sono abbastanza certo. Si sono avvicinati tanti tifosi giovani, anche non classici con un legame già presente al baskwt veronese. Forse questa è la vittoria più importante, più del campionato.”

CANDUSSI: “Io avevo già avuto questa esperienza, è bellissimo. Quando abbiamo avuto il palazzetto pieno abbiamo percepito la gente al nostro fianco, è stato importante per noi. Ai playoff per trovare energie ti appigli a qualsiasi cosa.”

Quali sono i piani futuri, da quali giocatori ripartirà Verona?

RAMAGLI: “La verità è che quando c’è un cambio così importante si deve partire da una stabilizzazione della struttura, da una chiara definizione delle risorse e dall’individuazione degli obiettvi: dovremo salvarci. Chi parla di comoda salvezza usa un ossimoro, non esiste una comoda salvezza, una salvezza è una salvezza e noi dovremo giocare per quello sapendo che ci vogliono strumenti, atteggiamento e cattiveria agonistica diverse, cose che dovremo avere in zaino dal primo giorno.”

Quanto può essere importante la presenza in A di giocatori esperti come Rosselli o Pini?

RAMAGLI: “Credo abbia poco senso parlarne, i nomi e cognomi sono inopportuni, ha senso parlare di che emozioni ci porteremo da questa stagione, indipendentemente da chi le dovrà trasmettere nello spogliatoio. Abbiamo fatto una stagione sofferta e soffrendo abbiamo raggiunto l’obiettivo insperato. Dobbiamo affrontare un’altra stagione sofferta, indipendentemente da chi saranno gli interpreti.”

La tua scelta di restare in A2 è dettata dal fatto che ti trovavi bene lì o anche dal fatto che non ti ritenevi pronto per la Serie A?

CANDUSSI: “Sicuramente dettata da diverse cose. Quando sono arrivato a Verona volevo passare da Mantova che aveva ambizione di playoff ad una più ambiziosa che magari voleva vincere. Poi ci sono stati problemi in mezzo come la pandemia, sono cambiate le priorità in A2 ed in A, ho preferito restare in una zona di comfort che tanto comfort non è perché quando stai a lungo in una squadra devi avere la forza di confermarti, è complicato più del fare il salto perché trovare nuovi stimoli è difficile. Pensavo di dovermi meritare la Serie A, ho avuto ai playoff partite dove non ero determinante, adesso ci sono riuscito e vorrei confrontarmi. Dal punto di vista tecnico forse lo ero, ma non ho trovato la soluzione migliore per me.”

Hai fatto la A con Venezia ma ti definivano troppo leggero in tanti, dove sei migliorato?

CANDUSSI: “Per giocare in A occorre una preparazione diversa, mi sono preparato. A Venezia pesavo 105kg, ora 115/117. Lavorerò ancora su questo, nei playoff si è visto che i corpaccioni con mobilità ridotta vanno in difficoltà in certe situazioni, quindi posso giocarmela su un pop o su un roll dinamico, poi tutto comunque parte dalla difesa, dall’uso del corpo, dai rimbalzi.”

Daniele Morbio

Foto Caterina Zattarin