Il Flaminio di Rimini continua a essere un vero e proprio tabù per Brindisi. Nelle ultime due stagioni i biancoazzurri sono usciti sconfitti sei volte su sei dal palazzetto romagnolo, e anche l’ultimo incrocio non ha fatto eccezione. A rendere ancora più amaro il bilancio è il fatto che, nel giro di appena cinque giorni, le due squadre si sono affrontate due volte offrendo partite molto diverse tra loro, ma con lo stesso epilogo per Brindisi.

La semifinale di Coppa Italia, terminata 85-86 per Rimini, lascia soprattutto l’amaro in bocca. Brindisi ha giocato una gara solida, intensa e combattuta, ma è stata punita a quattro secondi dalla sirena finale da un errore difensivo che ha spalancato la porta al tiro decisivo di Tomassini. La partita si è risolta negli ultimi possessi e ha visto protagonisti, nel bene e nel male, i capitani delle due squadre. Per Brindisi pesa l’errore dalla lunetta di Radonjic, miglior tiratore di liberi dei pugliesi, che sbaglia un tiro pesantissimo. Sul ribaltamento di fronte arriva invece la giocata decisiva di Tomassini, lasciato completamente solo dalla difesa: la sua tripla vale la vittoria per Rimini. A incidere sul risultato finale sono stati anche i 10 tiri liberi sbagliati dalla squadra di coach Bucchi, un dettaglio che in una gara così equilibrata ha fatto tutta la differenza. Un altro fattore chiave è stato il contributo limitato degli italiani: Radonjic, Miani, Mouaha, Fantoma e Maspero hanno prodotto complessivamente appena 7 punti, un bottino troppo esiguo per sostenere la squadra nei momenti decisivi.

Rispetto alla gara di campionato valida per la 30ª giornata, l’andamento della semifinale è stato quasi capovolto. In quella occasione erano stati i lunghi di Rimini a dominare sotto i tabelloni, conquistando 13 rimbalzi in più e facendo la differenza nel pitturato. Nella semifinale di Coppa, invece, Brindisi ha ribaltato completamente il copione: dominio a rimbalzo, controllo dei secondi possessi e ottimo lavoro difensivo che ha di fatto neutralizzato uomini chiave come Camara e Ogden. Coach Bucchi ha inoltre scelto di dare spazio a Maspero al posto di Mabor Dut Biar, cambiando l’assetto delle rotazioni.

Tra le note positive spiccano le prestazioni di alcuni giocatori che avevano fatto discutere pochi giorni prima. Copeland, criticato dopo la prova dell’8 marzo, ha disputato una partita più lucida: meno forzature dall’arco e maggiore efficacia attaccando il canestro e trovando soluzioni anche dalla media distanza. Anche Esposito ha interpretato la gara in modo diverso: meno gioco spalle a canestro e più pericolosità sul perimetro, con diversi canestri importanti dall’arco dei tre punti. Restano invece negative, in entrambe le sfide contro Rimini, le prestazioni di Radonjic e Miani, che non sono riusciti a incidere come ci si aspetterebbe. Se c’è però un filo conduttore tra le due partite giocate al Flaminio è il nome di Marini. La guardia riminese si è rivelata un vero rompicapo per la difesa brindisina: ogni volta che la partita entrava nei momenti più caldi, i suoi canestri arrivavano puntuali, permettendo a Rimini di prendere il controllo della gara.

Brindisi torna a casa con l’ennesima sconfitta lontano dal PalaPentassuglia, ma anche con la consapevolezza di aver giocato una partita di alto livello, sfuggita di mano solo negli ultimi secondi. Adesso non c’è molto tempo per recriminare. All’orizzonte c’è la sfida contro Rieti, una gara complicata e soprattutto fondamentale per difendere il secondo posto in classifica. Servirà ripartire dalle cose buone viste a Rimini, cercando però di eliminare quei dettagli che, ancora una volta, sono costati carissimo.

Nell’immagine: Zach Copeland contrastato al tiro da Gora Camara   Credito foto: LNP / Ciamillo-Castoria