Il giorno dopo Virtus Bologna–Stella Rossa non è solo il giorno del risultato, ma quello delle domande. Tante, forse troppe, per una squadra che nel giro di una settimana ha visto complicarsi in modo sensibile il proprio cammino europeo. Il 102-93 in favore dei serbi è la seconda sconfitta consecutiva in EuroLeague e pesa come un macigno: non tanto per la classifica in sé, quanto per ciò che racconta. La Stella Rossa, che occupa proprio quella posizione che profuma di play-in, ora è distante tre vittorie. E il calendario non aiuta: la prossima giornata potrebbe essere emblematica, con la Virtus attesa a Montecarlo e Belgrado che ospiterà Dubai. Due partite, due contesti diversi, ma un possibile ulteriore strappo.
Il punto però non è solo aritmetico. È strutturale. La Virtus ha sbattuto ancora una volta contro un problema che non è nuovo: la difficoltà ad attaccare difese fisiche, aggressive, che mettono le mani addosso e alzano il livello del contatto. Contro il Fenerbahce, paradossalmente, questo limite era stato in parte mascherato dalla qualità del gioco espresso e da una partita giocata sul filo, persa ma con sensazioni quasi opposte. Contro la Stella Rossa, invece, i nodi sono arrivati tutti al pettine. Più intensità, più pressione sulla palla, meno spazi: ed è lì che l’attacco bianconero ha iniziato a incepparsi.
Emblematiche, in questo senso, le due prestazioni di Matt Morgan. Uno dei termometri offensivi della Virtus, uno di quelli che vive di ritmo, di uscite rapide dai blocchi, di piedi pronti per il tiro da tre. Contro una difesa che non concede mezzo metro, Morgan non è mai riuscito davvero a fare ciò che sa fare meglio. Non è una colpa individuale, ma un segnale di sistema: se i tuoi tiratori vengono tolti dal flusso, tutto l’attacco perde ossigeno.
Ora però la priorità è una sola: non piangersi addosso. E conoscendo Dusko Ivanovic, questo rischio non esiste. La Virtus deve ripartire da alcuni punti fermi, anche scomodi. Il primo è la condizione fisica. Recuperare la miglior forma, soprattutto di Luca Vildoza, è fondamentale. Contro la sua ex squadra l’argentino è tornato in campo, ma lontano dalla versione migliore di sé. Eppure è un giocatore indispensabile: per dare ritmo, imprevedibilità, per sporcare linee di passaggio, recuperare palloni, accendere il contropiede. Senza quel tipo di energia, la Virtus diventa troppo leggibile.
Il secondo punto è tattico, ma anche identitario: trovare soluzioni contro le difese forti e aggressive. Quando il livello del contatto sale, la Virtus va in difficoltà. È una squadra che rende al meglio in transizione, quando può correre e attaccare prima che la difesa si schieri. Molto meno quando è costretta a giocare a difesa schierata contro avversari fisici e organizzati. Qui serve una contromossa, perché in EuroLeague questo tipo di difese non è l’eccezione, ma la regola.
Infine, la difesa. Contro la Stella Rossa non ha funzionato. È giusto riconoscere i meriti dei serbi: 16 triple segnate (nonostante fossero solo la sedicesima squadra per percentuale da tre in EuroLeague), 31 assist di squadra, lotta a rimbalzo vinta. Numeri che raccontano una pallacanestro di altissimo livello. Ma la Virtus ha responsabilità evidenti. Lo ha detto lo stesso Ivanovic: 15 falli di squadra totali sono troppo pochi per una partita di questo tipo, e due di questi sono falli tecnici. Significa che è mancata quella durezza difensiva necessaria per spezzare il ritmo avversario e per rispondere con la stessa moneta rispetto a quello che è avvento dall’altra parte del campo.
C’è infine un dato oggettivo che va registrato, senza trasformarlo in un alibi: la Virtus Bologna ha avuto circa 24 ore in meno di riposo rispetto alla Stella Rossa. Non è una scusa, né può esserlo, ma è un elemento da tenere in considerazione in una competizione come l’EuroLeague, che si gioca spesso sul dettaglio. La freschezza fisica, soprattutto quando affronti una squadra che basa molto del proprio rendimento su intensità, pressione e contatti, può fare la differenza tra arrivare un attimo prima o un attimo dopo. E a questo livello, quell’attimo pesa.
La strada si è fatta in salita, inutile negarlo. Il treno play-in rallenta, forse si allontana. Ma la stagione non è finita qui. La Virtus è chiamata a una risposta che va oltre il risultato di Montecarlo: una risposta di intensità, di adattamento, di identità. Perché in EuroLeague, prima ancora del talento, conta saper stare dentro la battaglia. E lì, oggi, la Virtus deve crescere.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Matt Morgan, foto Ciamillo-Castoria