BOLOGNA – Nella sala stampa del PalaDozza si è tenuta la conferenza di presentazione di coach Antimo Martino come nuovo coach della Fortitudo Bologna.
Assieme al tecnico molisano, di ritorno in biancoblu, sono intervenuti anche il presidente Christian Pavani, il GM Marco Carraretto e il responsabile scouting della prima squadra Roberto Breveglieri.
Queste le parole di Antimo Martino:
“Sono contento di essere qui. Un posto particolare, una società in cui recentemente ho trascorso anni belli e ricchi di emozioni. Arrivo motivato con la voglia di costruire al meglio una nuova stagione. Sono consapevole che è stato un precampionato complicato. La mia attenzione è rivolta a quello che sarà e alla partita di Cremona. Approfitto per ringraziare i tanti tifosi che attraverso i social mi hanno salutato e mandato il benvenuto”.
Come ha trovato la squadra. “La premessa è che non sta a me giudicare il precampionato perché non è semplice conoscere le situazione dall’esterno. Ci sono stati tanti infortuni che non hanno facilitato il lavoro in estate che è fondamentale per costruire e aggregare. Da parte c’è la voglia di capire con i miei occhi, in che modo questi giocatori possano stare insieme. La sensazione è che questa squadra abbia bisogno di equilibro e mi auguro di trovarlo il prima possibile. La collaborazione e l’equilibrio sono alla base di una buona squadra e di una buona stagione”.
Quale necessità di giocatori ci sono. “È la prima volta che subentro in corso. Avrò tempo per incidere su una squadra che non era stata pensata da me. Ho parlato subito con la società e c’è la condivisione e la disponibilità di sistemare quello che manca. Mi riservo qualche altro giorno per avere una conoscenza diretta. Ho seguito la Fortitudo anche in Supercoppa e contro Reggio Emilia. Ho delle mie idee, ma è giusto essere certi di quello che serve per riportare equilibrio”.
Cosa ti ha convinto a ritornare e quali garanzie tecniche hai richiesto. “Ho riflettuto qualche ora prima di accettare, ma mentre le facevo avevo già deciso. In queste situazione emergono le emozioni del lavoro, del campo e dei giocatori. Ritornare in un posto particolare e dove sono stato bene, ha accelerato la mia decisione. Non ci sono stati quindi problemi perché siamo professionisti”.
Obiettivi personali e cosa aspettarsi dalla partita di domenica. “Ho fatto un colloquio individuale con tutti i ragazzi. Ognuno ha grandi aspettative per questa stagione. Io non ho obiettivi personali. Come ho detto alla squadra dobbiamo essere bravi a far coincidere queste ambizioni per l’obiettivo comune. C’è tutto un campionato da giocare. L’unica cosa su cui sono certo è che ci metterò tutta la passione e l’impegno. So interpretare questo lavoro solo in questo modo”.
Cosa ti porti dietro dalla recente esperienza a Reggio Emilia. “Ogni anno serve ad accumulare esperienza. Sicuramente si impara anche dalle delusioni. L’esonero ha stimolato dei pensieri. Quindi sia le cose positive che da quelle negative”.
Che squadra troveremo a Cremona. “È riduttivo ed impensabile vedere a Cremona tante cose nuove. Sicuramente ci vorrà del tempo e sarà importante cominciare a vincere delle partite. Dovremo fare bene le nostre cose sia in attacco che in difesa. Non c’è stato materialmente il tempo per sviluppare una settimana tipo. Il mio augurio è che domenica ci possano essere delle risposte positive su quello che abbiamo lavorato”.
Il rientro di Fantinelli e il potenziale di questa squadra. “Non è imminente. Mi auguro ovviamente il prima possibile. Sto conoscendo ora la squadra. È difficile dire il potenziale. Va dimostrato sul campo, non sulla carta. L’errore che non dobbiamo fare è di immaginare un potenziale basandoci sui nomi e sulle statistiche. Il risultato finale non è mai la somma dei talenti. Sono importanti, ma se mettono il loro talento a disposizione della squadra. Potremo fare delle valutazioni migliori quando conoscerò meglio i ragazzi”.
In questi giorni sono stati fatti allenamenti prettamente in difesa o in attacco. “Entrambi, con la matrice comune di aiutarsi. In difesa vuol dire collaborare, in attacco invece muovere la palla e fare qualcosa al di fuori delle proprie capacità tipiche”.
Eugenio Petrillo