Demis Cavina è stato ospite di “Via San Felice 103” su Radio Nettuno Bologna Uno. Segue un estratto delle parole del coach biancoblù.
L’importanza della vittoria contro Rimini.
“Al netto della qualità del gioco, che soprattutto contro Rimini è stata negativa nel secondo quarto, temevamo questa fase del campionato, nella quale avremmo incontrato squadre che si conoscono e che hanno comunque una continuità tecnica rispetto alla passata stagione. Essere partiti così, con vittorie anche abbastanza importanti, ci dà molta fiducia. Dobbiamo ancora lavorare tanto, ma la squadra assorbe quello che facciamo durante la settimana, soprattutto nella metà campo difensiva”.
Il quintetto base cambiato contro Rimini e il valore del gruppo.
“Non sono un amante del quintetto fisso, almeno non nel senso in cui lo si intendeva in passato. Non esistono quintetti: questo vale a prescindere dal fatto che una squadra sia lunga oppure no. Esiste un gruppo che deve essere unito. Per il tipo di pallacanestro che facciamo, non posso prevedere che i giocatori giochino più di 30 minuti. Dobbiamo essere una squadra lunga, non soltanto perché lo diciamo, ma perché ci fidiamo dei giocatori.
Mi preme molto il concetto che hai espresso all’inizio, ed è quello su cui sto puntando dal mio primo giorno alla Fortitudo: l’unione, dentro e fuori dal campo. Dopo questi primi tre mesi, con le partite e tutto quello che abbiamo vissuto, mi piacerebbe che questo diventasse un principio da ricordare sempre. Vorrei che tutti remassero davvero, come si dice, per il bene della Fortitudo. Noi, come squadra, cerchiamo di mettere questo obiettivo al primo posto”.
Lo stato di forma della squadra.
“Diciamo che Mazzola in questi giorni assomiglia sempre più a me quando mi sveglio la mattina. Scherzi a parte, non sta ancora bene. È un gladiatore, un leone, come tutti in questo gruppo. Lo stesso Fantinelli ha attraversato un periodo non facile durante la prestagione. Spero che domani Valerio si riunisca al gruppo. Ha avuto un bruttissimo virus intestinale, che lo ha debilitato parecchio, al di là della febbre.
Non siamo al top. Anche Morris ha dei fastidi e non possiamo dire di essere al massimo della condizione. Si lavora comunque, ed è importante continuare a farlo. Purtroppo non posso dirti che stiamo bene. Speriamo di risolvere in fretta il problema di Sorokas, perché era prevedibile che, dopo la partita, potesse stare peggio nei giorni successivi”.
Il ruolo di Morris, le sue caratteristiche da facilitatore e la fiducia nelle sue qualità.
“Se uno pensa che Morris debba diventare improvvisamente Michael Jordan, allora va a vedere Michael Jordan. Morris, però, è un grandissimo giocatore per questa categoria. Probabilmente non è appariscente e, nelle prime partite, il primo a essere scontento delle proprie prestazioni era proprio lui. Anche nelle ultime gare di precampionato e nella prima partita non era soddisfatto.
Guardate la partita di domenica: alla fine, in mezzo al campo si è girato e mi ha detto: ‘Coach, io devo lavorare sui tiri liberi. Questa settimana mi devi fare il mazzo per i tiri liberi!’.
È il primo a essere consapevole di poter dare di più, ma non può farlo necessariamente attraverso aspetti che non sono nelle sue corde. È stato preso per fare le giocate che ha fatto contro Rimini e per realizzare quei canestri facili che in questo momento non gli stanno riuscendo con continuità. A Caserta ci era riuscito, ma non è un realizzatore: è un facilitatore, e l’ho sempre detto. La mia non era una difesa: stavo semplicemente esprimendo quello che vedo, quello che ho visto nella sua carriera e quello che vedo ogni giorno in palestra”.
L’influenza del pubblico del PalaDozza sulla reazione della squadra e l’energia dell’ambiente Fortitudo.
“Non parlo di questioni che non riguardano solamente la squadra. Non l’ho mai fatto, non lo farò e non inizierò oggi, soprattutto perché penso di conoscere molto bene l’ambiente e non posso e non voglio occuparmi di queste situazioni. Posso soltanto esprimere il rammarico per quello che abbiamo vissuto. Ne ho già parlato con chi di dovere e, ripeto, non voglio più trattare l’argomento.
Certamente sentiamo tanto l’energia della nostra gente. Ho detto a fine partita che abbiamo cambiato la partita giocando da Fortitudo, perché probabilmente ci stiamo rendendo conto di cosa significhi portare questo simbolo sulla maglia.
Giocare in casa è sempre qualcosa di spettacolare, piacevole e stimolante. Mi auguro che l’ambiente si ricompatti e ci dia una spinta in più, soprattutto nei momenti difficili che arriveranno, come quello vissuto domenica, quando ci serve proprio quel supplemento di energia”.
Le caratteristiche del gioco della Fortitudo, tra controllo del ritmo, costruzione dei tiri da tre e ricerca dei vantaggi vicino a canestro.
“Odio le etichette, però faccio del controllo del gioco uno dei punti di forza delle mie squadre. È chiaro che non si può uniformare il gioco a qualsiasi squadra e, viceversa, non si può cercare di fare il mercato senza avere una logica di gioco, perché altrimenti si rischia di non riuscire a prendere determinati tipi di giocatori. Per quanto riguarda il tiro da tre punti, è vero: siamo una squadra che ha perimetralità. L’importante, però, è come costruiamo i tiri. Dobbiamo avvicinare tanto la palla a canestro, come abbiamo fatto domenica scorsa, cercando i nostri vantaggi anche vicino al ferro per poi allargare il campo.
Non saremo mai una squadra che corre alla morte, ma cercheremo di variare le soluzioni in attacco. Tutto questo, però, non potrà prescindere da una difesa di un certo tipo, con determinati numeri, come secondo me siamo riusciti a fare abbastanza bene in questo inizio di campionato”.
Le nuove interpretazioni dei falli tattici e antisportivi.
“Su questa domanda potrebbe aiutarmi Fantozzi quando parla della corazzata Potemkin. Scherzi a parte, purtroppo questa regola, che ovviamente non è italiana, ma è frutto di un’interpretazione e di una variazione regolamentare, sta creando qualche difficoltà, anche perché lascia spazio a molte interpretazioni, soprattutto nei campionati in cui non c’è l’Instant Replay.
È vero che anche in Eurolega e in Serie A stanno fischiando questo tipo di falli, oppure stanno modificando l’interpretazione, arrivando ad assegnare due tiri liberi e possesso di palla. Però, in quei contesti, possono anche rivedere le immagini e valutare l’episodio a bocce ferme.
Se ne parlerà molto quando le partite punto a punto verranno decise inevitabilmente da un’interpretazione che potrà essere considerata positiva o negativa, a seconda che si sia dalla parte di chi ha subito il fallo oppure no”.
In foto Cavina (Fortitudo Bologna)