Nel corso di “Vitamina Effe”, trasmissione condotta da Giacomo Gelati, Mario Giulante e Michele Fiorenza su Radio Nettuno Bologna Uno è intervenuto Teoman Alibegovic, bandiera e uomo simbolo della storia della Fortitudo Bologna.

Queste le sue parole:

Il ritorno al PalaDozza. “È stato bellissimo. Era già successo altre volte anche da avversario con l’Alba Berlino. Tutte volte ho avuto la stessa percezione: quella di essere tornato a casa, in famiglia.
Chi è vero fortitudino, quello con i cojones, sa cosa si prova. Mi sarei alzato ogni mattina con il coro dei tifosi della Fortitudo”.

Questa Fortitudo. “È un po’ complessa la situazione. Non vorrei sparare contro nessuno. Ma una cosa va detta: è la mia seconda o terza volta che dal 1992 che ho sentito dire da un giocatore o un allenatore che pensa che giocare al PalaDozza sia complicato per tutta la pressione addosso. Allora? Cambia mestiere. Io sono stato in Fortitudo per un anno e una partita che mi hanno segnato per la vita. Non riesco a capire questo tipo di discorso”.

I gruppetti all’interno dello spogliatoio, smentiti da Dalmonte. “Io sono dentro al mondo del basket da 41 anni. A Dalmonte gli voglio bene, ha anche allenato mio figlio a Pesaro. È stato il vice di Scariolo in Fortitudo. Lui vive questa realtà come pochi altri. Non deve dire cavolate. Io so che un allenatore è un capitano e l’ultimo che deve lasciare la barca. È giusto che protegga i suoi giocatori. Però di questi ce ne sono 4 che sono stati nel giro della Nazionale, due stranieri e poi un palazzetto da 4000 e più spettatori. Quindi Dalmonte non può dire che va tutto bene, si vede da lontano. Non è possibile come un giocatore illustre in 27′ prenda un solo tiro. E poi gli uccellini mormorano che non sia voluto entrare in campo durante la partita. Allora deve cominciare a fare l’allenatore e la regia deve essere la sua. Deve sapere sempre cosa fare e quello che lui dice, fosse anche far ripetere 10 volte la scena a George Clooney, va ascoltato: poi magari ci si insulta dopo, ma in campo si fa quello che dice l’allenatore. Dalmonte sta salvando i soldati, ma le cose non vanno bene.”

I lunghi della Fortitudo e il mancato cambio sistematico alla fine della partita contro Torino. “Non sono fatti per fare cambi sistematici. Quando è successo sono stati bruciati da uno straniero più o meno decente come Mayfield. Quindi sono d’accordo con questa scelta. Ma la cosa più eclatante è stato quel tiro stupido nel finale, quando il nostro “Mister 17 punti” (Thornton) avrebbe dovuto mettersi la palla sotto la maglia e andare via: ha fatto punti, ma di qualità disastrosa”.

Cosa avrebbe potuto fare la Fortitudo per battere Torino. “Torino si è presentata senza Poser e De Vico. Due giocatori importanti nelle rotazioni da 7/8. Sono sempre stati silenziosi, hanno giocato con intelligenza e hanno puntato sulle debolezze della Fortitudo nascondendo le proprie. La Fortitudo era disunita, c’è stata poca comunicazione. Abbiamo visto tantissime soluzioni individuali. Allora ci chiediamo: tra un buon tiro e il miglior tiro c’è di mezzo solamente un passaggio in più. Bisogna condividere la palla. La qualità di tiro della Effe sono state opinabili”.

Il futuro della Fortitudo, a partire dalle parole di Gentilini. “È una cosa positiva. Matteo Gentilini è un giovane imprenditore, appassionato. Dalle sue parole si evince sofferenza. Lui è addirittura dentro e quindi sente tutto ciò che succede. Ha detto tante cose giuste. La cosa più positiva è che lui ha dichiarato la sua presenza alla Fortitudo mettendo soldi concreti. La sua sponsorizzazione ha aiutato tantissimo alla problematica operativa di questa stagione. Poi ha avuto fegato di dire che è disposto a comperare la società. Questo dà a tutti speranza che qualche cosa si sta muovendo. Oltre a lui magari c’è qualcuno – che non si vuole mostrare – che si vuole mettere a disposizione. La cosa che mi è piaciuta di più di Gentilini è che si è dichiarato concretamente. C’è bisogno di qualcuno che sistemi questa situazione complessa: ci sono debiti, vanno saldati. Se dovesse accadere subito, rateizzandoli o in qualsiasi maniera. Muratori se va via, lo dovrà fare a testa alta perché se stiamo parlando di Fortitudo ora è anche grazie a lui”.

Un possibile ritorno in Fortitudo. “Io sono disponibile. Si fanno delle scelte nella vita e le mie le ho fatte. Lo so che molti dell’altra sponda mi hanno deriso sulla mia dichiarazione sulla mia non volontà di andare alla Virtus a suo tempo. Io ho fatto una mia scelta. Ce ne sono stati tanti di giocatori che sono andati a destre e a manca. Ora anche adesso. Ho fatto tante esperienza, soprattutto a livello giovanili in Jugoslavia. Ho girato il mondo e ho visto cose che potrebbero essere utili. Quando mancano soldi, occorrono idee. Noi siamo in questa situazione, abbiamo perso la fiducia degli imprenditori che vogliono comperarsi una soluzione non una rottura di scatole o un rischio che si rinfacci sulla propria azienda. La famiglia Gentilini per esempio ha deciso di prendersi questo rischio. Sicuramente io posso portare un quadro molto più largo con sponsor e idee. Magari anche da altre regioni, non da Bologna”

Avresti qualcuno da portare. “C’è sempre qualcuno da portare. Lo spazio c’è. Il problema è come presentarsi ed inserirsi”.

Chi confermare per la prossima stagione. “Secondo me tanti di questi giocatori in altri contesti avrebbero reso molto di più. Basta vedere Davis quello che sta facendo a Trapani”.

Nell’immagine Teoman Alibegovic, foto Ciamillo-Castoria