Andrea Capobianco guarda già ai prossimi appuntamenti della Nazionale femminile e non nasconde il grande sogno a lungo termine: tornare ai Giochi Olimpici. Il commissario tecnico azzurro, ospite del podcast A Cresta Alta di Federico e Danilo Gallinari, ha parlato delle prossime qualificazioni europee, del rapporto sempre più complesso tra calendari FIBA e basket americano e anche di alcuni aspetti tecnici del percorso dell’Italia.

Dopo l’estate vissuta alla guida delle azzurre, Andrea Capobianco è già proiettato verso i prossimi impegni della Nazionale femminile. Il tecnico ha sottolineato soprattutto la capacità del gruppo di adattarsi ad avversarie e sistemi di gioco differenti, indicando proprio nella possibilità di “cambiare pelle” una delle caratteristiche principali della sua squadra.

Nel corso della puntata di A Cresta Alta, Capobianco ha quindi fatto il punto sul calendario che attende l’Italia nei prossimi mesi.

“A novembre iniziano le qualificazioni per gli Europei. […] Poi ci sarà la seconda a marzo.”

Il pensiero del commissario tecnico va però anche più lontano. Alla domanda sugli obiettivi personali e professionali, Capobianco non ha nascosto quello che considera il grande sogno della propria carriera.

“Come obiettivi io ti dico, io penso che tutti quanti noi abbiamo un sogno. Il sogno si chiama Giochi Olimpici. Non so se è un obiettivo, ma ti assicuro che è un sogno.”

Capobianco ha già vissuto un’esperienza olimpica a Tokyo con il 3×3 e ha scherzato anche su una vecchia promessa fatta a sé stesso:

“Quando ero un giovane allenatore dicevo una cosa: il giorno in cui semmai dovessi fare i Giochi Olimpici posso anche lasciare il mio lavoro, lasciare il ruolo degli allenatori. Poi sono andato a Tokyo con il 3×3 e mi è piaciuto troppo, quindi ho detto: è meglio non lasciarlo, speriamo di riandarci.”

Uno dei temi affrontati è stato poi quello della convivenza sempre più difficile tra gli impegni delle Nazionali e i calendari del basket statunitense. Capobianco si è detto favorevole a un dialogo tra le diverse componenti del movimento:

“Io sono un sognatore, penso che quando le forze si uniscono esce qualcosa veramente di grande, quindi mi auguro che possano parlare.”

Per il settore femminile la questione potrebbe diventare ancora più rilevante in futuro, soprattutto a causa della WNBA.

“Nel mio caso al femminile non è tanto così perché per adesso ancora no, però penso che dall’anno prossimo la WNBA sarà un casino vero e soprattutto sarà un peccato vero.”

Il tecnico azzurro ha poi spiegato perché, dal suo punto di vista, sarebbe negativo dover rinunciare alle migliori giocatrici nei grandi appuntamenti internazionali:

“Berlino mi ha insegnato che la pallacanestro è uno spettacolo incredibile. E’ bella sempre, però quando la giocano certe giocatori/giocatrici… […] Perché dobbiamo togliere bellezza a qualcosa di stupendo?”

CAPOBIANCO: “ABBIAMO LAVORATO MOLTO SUL TIRO DA 0 A 8 SECONDI”

Nel podcast c’è stato spazio anche per un approfondimento prettamente tecnico sul confronto tra la pallacanestro europea e quella statunitense. Capobianco ha raccontato il lavoro svolto con le azzurre per aumentare ritmo e capacità di attaccare rapidamente.

“Noi abbiamo lavorato molto sul tiro da 0 a 8 secondi, un’estate intera. Cioè, tutti gli allenamenti, abbiamo fatto molti allenamenti agli 8, 10 e 12 secondi.”

Secondo il CT, una delle differenze principali con la cultura cestistica americana riguarda proprio il modo di interpretare il ritmo.

“Gli americani sono molto intensi. Se tu vedi certe volte invece noi, quando vogliamo essere intensi, non ti parlo di prime squadre, parlo di settore giovanile, diventiamo frettolosi, che sono due concetti completamente diversi, se non uno opposto all’altro.”

Da qui anche una delle chiavi tattiche utilizzate dall’Italia contro gli Stati Uniti: impedire alle americane di giocare costantemente al proprio ritmo.

“Nel piano strategia partita la prima parola è: rompere il ritmo del gioco loro. Quindi una volta contenevi, una volta eri più pressante, una volta abbiamo fatto zona, una volta abbiamo fatto uomo.”

Un’idea di pallacanestro che sintetizza bene il pensiero di Capobianco: mantenere un’identità precisa senza rinunciare alla capacità di modificarsi in funzione dell’avversario. Un principio che il tecnico aveva già indicato parlando della Nazionale femminile: “A me piace avere un’identità ben precisa che è quella di cambiar pelle”.

Fonte: A Cresta Alta Podcast, stagione 3 episodio 35 con Andrea Capobianco.

Foto di M.Ceretti/ Ciamillo-Castoria