EDITORIALE

 

Vedremo i prossimi giorni se l’83-76 con cui la Francia ha battuto gli Usa nella giornata augurale del torneo di basket e per la prima volta nella storia dei Giochi, è da considerarsi o meno una sorpresa. Al di là del valore della squadra di Vincent Collet, oggi trascinata da Fournier con i suoi 28 punti, la sensazione è che Gregg Popovich sia stato subito messo di fronte, dopo gli avvertimenti nelle poco fortunate amichevoli con Nigeria ed Australia, alla dura realtà olimpica, indisponibile a riconoscere a priori la superiorità americana. Hanno ancora qualche giorno di tempo per migliorare gli Usa, visto che al completo sono solo da pochi giorni con l’arrivo dei tre di Milwaukee e di Lavine, ma intanto hanno fatto crescere in qualche modo la convinzione di potersela almeno giocare alla pari in chi è andato a Tokyo puntando molto in alto. Tanto per non far nomi: Spagna, la stessa Francia, la Slovenia di Doncic, l’Argentina, un elenco assai lungo in cui va inserita di diritto, e ai primi posti, l’Australia che sarà la nostra prossima avversaria mercoledì a Saitama in un confronto che vale il primato nel girone.

L’Australia ha battuto facilmente la Nigeria, l’Italia ha sofferto contro la Germania, ma si è portata a casa una prima vittoria preziosa per i due punti, per il +10, soprattutto per il modo in cui è venuta. Per certi versi è sembrato di rivedere l’Italia-Portorico di Belgrado: sotto e di parecchio nel primo quarto, in difficoltà contro la fisicità tedesca e la velocità in attacco dell’avversaria, poi un lento ma costante recupero e infine il dominio nei minuti conclusivi caratterizzati dal muro in difesa e dall’esplosione di Melli anche in attacco dopo che a turno Gallinari, Tonut e soprattutto Fontecchio avevano contribuito a ripristinare e mantenere il contatto con la Germania. In sostanza un continuo lavori ai fianchi che alla fine ha tolto lucidità ed esaurito le riserve di fiato dei tedeschi che hanno tuttavia confermato di essere un’ottima squadra e di poter contare (Lo, Wagner, Bonga) su elementi di grande personalità.

Bella partita, sofferta, giocata con intelligenza: Gallinari può solo migliorare l’affiatamento con i compagni, Mannion, dopo aver rotto il ghiaccio, supererà qualche scoglio emotivo che gli ha impedito oggi di essere dominante come a Belgrado (ma 10 punti e 7 assist non sono pochi), ritroveremo anche i punti di Polonara: può capitare una giornata nera al tiro, ma il suo contributo è stato comunque sensibile. Le conferme più belle sono venute da Fontecchio (strano che i suoi vecchi compagni non abbiano capito come limitarlo) e in particolare da Tonut, l’anima scatenata dell’ultimo strappo che ha spezzato le gambe alla Germania. Dei singoli si è già parlato, anche attraverso le valutazioni individuali del postpartita: Melli, Moraschini, Pajola, Tessitori e Vitali hanno portato tutti un mattoncino più o meno grosso nella costruzione di una vittoria che intanto ha un grande significato non solo emotivo: ci fa aprire positivamente i Giochi, si è chiusa con uno scarto confortante e comunque utile, ha mostrato che Gallinari non è entrato da corpo estraneo in un gruppo collaudato, ha offerto quelle prove di convinzione, di fiducia nei propri mezzi, di grande saldezza morale, di quel “crederci sempre” che in un percorso di questo genere sono fondamentali per andare più avanti possibile, più ancora delle doti dei singoli che, forse, sono ritenute inferiori a quelle degli avversari. Una motivazione in più: far ricredere i detrattori.

La nuova formula del torneo olimpico, togliendo due partite dal tradizionale programma, consente due giorni di sosta tra una partita e l’altra, utili per studiare meglio la prossima avversaria, e cioè l’Australia, in un confronto che ci dirà dove possiamo realmente arrivare, senza troppi voli pindarici, ma basandoci sulla solida realtà che Sacchetti va costruendo e che ha resistito magnificamente all’urto tedesco.

Quarti di finale come primo obiettivo, dunque, così come per le ragazze del 3×3 – fino ad oggi stranamente ignorate dalla Rai perfino su Televideo e nel tradizionale elenco degli “azzurri in gara” (solo nel pomeriggio Manuel Codignoni ha parlato brevemente a Radio Rai di questo “strano basket a un canestro solo”, visto che il servizio toccherà a lui) -, attese domani da Giappone e Usa e martedì dal Russian Olympic Committee, e cioè la Russia che qui – per affari di doping – non può concorrere con i propri nomi e bandiera. Sarebbe un’impresa strappare una nuova vittoria, ma le due già conquistate, con Mongolia e Romania battute e ancora a zero punti, dovrebbero garantire la qualificazione per il turno successivo.

Intanto il medagliere azzurro si è arricchito di altri tre bronzi, nel ciclismo con la Longo Borghini che ha confermato il risultato di cinque anni fa, nel judo con Odette Giuffrida che resta anche lei sul podio, come già a Rio, ma scendendo di un gradino, infine nel sollevamento pesi con Mirko Zanni che riporta a medaglia il pesismo italiano 37 anni dopo Oberburger a Los Angeles. Finisce invece dopo 29 anni la favola del Dream Team rosa della scherma: per la prima volta almeno una fiorettista azzurra non è presente in una finale olimpica: da Barcellona ’92 a Rio de Janeiro ’16, non era mai successo. Finiti i tempi di Vezzali e Trillini, Bianchedi, Granbassi, Di Francisca, deludente il risultato anche nella spada, se dovessero fallire anche i traguardi di domani nella sciabola femminile e nel fioretto maschile, pure la scherma dovrà guardarsi al proprio interno e cominciare a interrogarsi su come ripartire.

 

 

Nell’immagine Stefano Tonut, foto Bellenger-Ciamillo