Julyan Stone è uno degli “argomenti” presenti nel nuovo numero di Basket Magazine uscito in edicola qualche giorno fa, l’uomo simbolo della Reyer che vince ma non solo: il numero 5 è uno dei pretoriani di coach De Raffaele, con cui il rapporto è ben oltre la singola partita o settimana di allenamenti. Un sodalizio, un binomio vincente che dura davvero da anni, fino a questi giorni. L’esterno all around di Alexandria è uno dei giocatori irrinunciabili nei momenti caldi per la Reyer. Ecco un piccolo estratto della scheda pubblicata sul mensile di Basket Magazine.

Ciao Julyan, sei da tanti anni a Venezia ed ami esporti sui social, come hai fatto qualche tempo fa, che rapporto hai con la tifoseria? Cosa vuol dire per te Venezia?

“Venezia è l’esperienza cestistica più lunga della mia carriera. Sono anni che vivo in questa città e qui sono cresciuto sotto tutti i punti di vista. Per me quindi è un posto speciale”.

Arrivato a Venezia nel 2014, coach De Raffaele ti ha aiutato molto fin dall’inizio. Che rapporto hai con Walter?

“Io e Walter De Raffaele abbiamo un’ottima connessione e relazione. È un vero uomo Reyer. Crede in me e mi ha dato fiducia durante tutti questi anni ed io, allo stesso tempo, ho tanta fiducia in lui”.

Sei una persona estremamente sensibile, non hai mai nascosto le piaghe sociali dei giorni d’oggi. Che cos’è il razzismo per te e cosa ne pensi?

“Il razzismo va affrontato e combattuto non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Non ci possono essere discriminazioni per il colore della pelle o per la religione. Tutte le persone meritano rispetto. Io continuerò a combattere contro questa piaga che si sconfigge solamente con l’educazione. Il razzismo deve scomparire in tutto il mondo e quando succederà il mondo sarà un posto migliore in cui vivere. Qui in Italia ci sono tante persone che vengono da tanti paesi diversi. Io credo che debbano essere fatte sentire a casa il più possibile come se fossero qui sin da quando erano bambini. Si devono ambientare qua, seguendo magari le tradizioni del posto come mangiare pasta e pizza. Ma questo “lavoro” non va fatto solamente in Italia, ma si deve estendere a tutto il mondo per renderlo un posto più unito e migliore”.

 

Daniele Morbio

Foto Ciamillo-Castoria