Mercoledì 11 maggio 2022, una data che i tifosi della Segafredo ricorderanno per parecchio tempo, quella del ritorno nella competizione più prestigiosa a livello continentale, che la Virtus ha già conquistato due volte nel passato, anni 1998 e 2001.

Vincere l’Eurocup rappresenta per il club bianconero, il raggiungimento dell’obiettivo primario fissato dalla proprietà, ed averlo fatto dalla porta principale, chiude un cerchio triennale, in cui si sono poste basi importanti per il futuro.

Volendo approfondire, si deve riavvolgere il nastro della memoria, alla prima stagione con coach Djordjevic in panchina, quella dello stop dovuto al covid. In quella stagione la squadra viaggiava alla grande, soprattutto in campionato, mentre in coppa aveva dato qualche segnale di difficoltà proprio nelle curve finali, la sconfitta casalinga contro il Partizan non lasciava presagire nulla di buono, forse non si sarebbe mai arrivati alla finale, ma in fondo era anche il primo anno di partecipazione, un pò di rodaggio andava previsto.

Lo scorso anno invece, percorso perfetto, mai sconfitti in Europa, poi il crollo contro Kazan in quella partita casalinga giocata a segnarne uno in più degli avversari, con un Markovic in campo su una gamba sola, chiaramente menomato, per una ventina di minuti. Quella gara tre, mise a nudo, tutte le problematiche di quel preciso momento, gli acciacchi e i minutaggi pesanti di alcuni giocatori, e probabilmente quel piccolo scoramento legato al mancato successo di gara due, in cui sarebbe bastato davvero un soffio per chiudere il discorso coi Russi, in casa loro.

E siamo al presente, il terzo, quello perfetto come il numero appena citato. Un gruppo assemblato in estate con una logica molto precisa, un nuovo coach che ha deciso di accettare una sfida che si portava dietro il macigno della cocente delusione dell’anno prima. Una stagione regolare non certo perfetta come quella precedente, ma molto condizionata da una serie incredibile, quanto probabilmente irripetibile di infortuni, che mai si erano visti nello stesso team di basket, all’interno di una sola stagione. Due giocatori fuori a tempo indeterminato, uno arrivato dopo l’olimpiade che sembrava la controfigura di se stesso a causa del virus intestinale, ma soprattutto tantissimi stop più o meno lunghi, che non hanno mai permesso al gruppo di allenarsi tutti insieme e trovare quelle alchimie necessarie a fare squadra. Per la prima parte della stagione, la Segafredo ha espresso un gioco d’attacco sfavillante, grazie principalmente al talento dei singoli, ma anche all’idea di lavoro portata da coach Scariolo. Poi, con l’inserimento del duo Hackett Shengelia, arrivati grazie ad un colpo di teatro Hollywoodiano di cui parleremo dopo, ed anche, alla fine dei mille problemi legati agli infortuni, il gruppo ha iniziato quella trasformazione che è sublimata nelle gare di playoff viste nell’ultimo mese e mezzo. La difesa di squadra, grazie al lavoro costante del gruppo, ha preso il sopravvento, permettendo alla Segafredo di non dover più essere costretta a segnare costantemente oltre novanta punti per vincere, fattore rischioso nelle serate in cui ad esempio, il tiro da oltre l’arco non ti entra. La difesa è diventata un’arma molto potente, favorita da esterni che possono cambiare sistematicamente su tutti gli avversari . e soprattutto dai lunghi che sono in grado di tenere giocatori più piccoli, senza perderne il passo. Bucare l’area della Segafredo, è diventata un’impresa molto complicata per chiunque, ma soprattutto è diventato molto complicato trovare la visuale giusta per scoccare un tiro da tre punti: il Bursa in finale, tenuto ad un misero 23%, quando nelle precedenti gare di playoff, viaggiava ad oltre il 40, e nondimeno aver forzato ai turchi 14 palle perse, numero ben al di sopra della loro media prima della finale.

In tutto questo, serve citare il capolavoro tattico di coach Scariolo, che anche nella gara più importante della stagione, ha ruotato dieci giocatori dieci, ma lo ha fatto per davvero, concedendo al solo Kyle Weems, il lusso di giocare 26 minuti, gli altri sono rimasti tutti al di sotto dei 25. L’effetto di tali rotazioni, ha portato in dote alla Virtus, quella lucidità mentale e freschezza fisica, che ha fatto la differenza nel finale della gara, dopo che il Bursa era riuscito a ricucire l’ennesimo strappo, ed essere risalito a soli cinque punti di svantaggio sul 64 a 59. L’esperienza passata ad allenare squadre con tanti campioni, ha avuto sicuramente grande importanza, nella gestione del gruppo da parte del tecnico bresciano.

La Coppa è vinta, la stagione può già essere considerata da oggi un successo, ciò che rimane da giocare, sarà da considerarsi la ciliegina su una torta particolarmente prelibata. La Virtus ha atteso questo momento tantissimi anni, in cui si sono susseguiti eventi tragici come la retrocessione sul campo del 2016, il rischio di non aver neppure i fondi per pagare le tasse d’iscrizione alla serie A2, quindi la risalita verso la serie maggiore, condita dal successo in coppa Italia di categoria e la vittoria del campionato di seconda serie. Poi, la prima vera gioia dell’era Zanetti, a cui tutto il popolo bianconero deve un ringraziamento infinito per quanto fatto in così poco tempo, la conquista di un nuovo trofeo continentale, la Champions con un certo Mario Chalmers a vestire di bianconero. Poi lo scudetto dello scorso anno, conquistato fra l’incredulità di tanti, quindi ancora più bello per come poi si è materializzato, con quel percorso netto nei playoff, ad annichilire chiunque si fosse parato davanti. Ed infine la stagione in corso, la SuperCoppa di settembre un trofeo che non è più una semplice partita, ma un torneo a tutti gli effetti, quindi vittoria vera. Ieri sera l’apoteosi dell’Eurocup, coppa mai vinta da una squadra italiana, ed anche primo trofeo continentale per club di coach Scariolo.

Dietro al lavoro di tecnici e giocatori, oltre al grande impegno economico del Presidente Massimo Zanetti, della regia di Luca Baraldi, c’è una persona di cui si parla sempre poco, ma che in questi anni, sin dal suo arrivo, ha rappresentato un vero valore aggiunto per la Segafredo, il direttore generale Paolo Ronci. Persona schiva, poco incline alle vetrine ed ai microfoni, ha ricoperto il suo ruolo in modo importante, lavorando spesso sotto traccia, ma ottenendo risultati tangibili di grande pregio. Il primo biglietto da visita, è andato in stampa con l’arrivo di Mario Chalmers, due anelli NBA con Miami, giocatore che in Virtus non ha sicuramente fatto fuochi artificiali, ma nella finale di Anversa, mise quel tiretto importantissimo per vincere la finale, quando il pallone si era fatto rovente. Poi, in ordine sparso ha portato nomi di grande impatto come Teodosic, Belinelli, Udoh, Mannion, Hackett, e Shengelia, ma soprattutto ha fatto scoprire al pubblico Virtus, giocatori che in bianconero sono cresciuti tantissimo, sino a diventare elementi insostituibili, come Weems, Cordinier, Sampson e Jaiteh, fresco vincitore del titolo di MVP dell’Eurocup.

Ieri sera, la bolgia dei quasi diecimila all’interno dell’Arena, ha sostenuto dall’inizio alla fine, il ritorno della Virtus nell’Olimpo delle migliori d’Europa, il sogno continua, alimentato da un Presidente che a caldo ha voluto subito precisare che, il prossimo anno, la squadra sarà competitiva anche in Eurolega. Le parole del Dottor Massimo Zanetti, visti i precedenti, sono una garanzia per i sostenitori della Virtus, quindi si proseguirà la stagione per competere anche in campionato, ma c’è già grande attesa per un’estate che si preannuncia calda e scoppiettante per i tifosi della Vnera.

Alessandro Stagni

Foto Ciamillo-Castoria